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Conte frena le aspirazioni di Fico in Campania: "Nel M5S vige la regola del doppio mandato"

(ansa)
Il leader del Movimento dichiara "stima" per l'ex presidente della Camera ma boccia l'ipotesi di candidarlo alla successione di De Luca: nessuna eccezione al principio cardine del Movimento. Ma la spinta per cambiare il limite ai mandati resta forte tra i Cinque stelle, c'è la pressione degli eurodeputati uscenti
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È stato un tormentone per anni e però non è ancora finita qui: la regola del tetto a due mandati nel M5S resiste e neanche per un fedelissimo come Roberto Fico, forse l'ultimo vero big delle vecchia guardia rimasto attivo nel dibattito pubblico per il Movimento, ci saranno eccezioni. Forse. A parlarne in un evento a Torre del Greco è stato Giuseppe Conte, più che altro perché gli è stata fatta una domanda diretta sul tema: "È una persona seria, ma abbiamo una regola che lui ha rispettato".

Per Fico infatti da tempo si ipotizza una possibile candidatura alla guida della Regione Campania, una volta conclusa l'esperienza di Vincenzo De Luca. Se ne riparla nel 2025, la strada insomma è ancora lunga, ma l'ex presidente della Camera rimane un peso da novanta che per la sua storia, la sua sensibilità politica, per le sue battaglie, sarebbe il perfetto federatore di una coalizione progressista: Pd, M5…

È stato un tormentone per anni e però non è ancora finita qui: la regola del tetto a due mandati nel M5S resiste e neanche per un fedelissimo come Roberto Fico, forse l'ultimo vero big delle vecchia guardia rimasto attivo nel dibattito pubblico per il Movimento, ci saranno eccezioni. Forse. A parlarne in un evento a Torre del Greco è stato Giuseppe Conte, più che altro perché gli è stata fatta una domanda diretta sul tema: "È una persona seria, ma abbiamo una regola che lui ha rispettato".

Per Fico infatti da tempo si ipotizza una possibile candidatura alla guida della Regione Campania, una volta conclusa l'esperienza di Vincenzo De Luca. Se ne riparla nel 2025, la strada insomma è ancora lunga, ma l'ex presidente della Camera rimane un peso da novanta che per la sua storia, la sua sensibilità politica, per le sue battaglie, sarebbe il perfetto federatore di una coalizione progressista: Pd, M5S e sinistra radicale. Come regista esterno, aveva curato un'operazione simile a Napoli, conclusa positivamente con l'elezione di Gaetano Manfredi. E però la tagliola, oggetto di discussione per mesi nel Movimento e che fu uno dei motivi dell'abbandono di Luigi Di Maio, rimane lì. Da quando è rimasto fuori dal Parlamento Fico ha comunque continuato a fare attività politica sui territori, uno dei pochi dei non rieletti che erano entrati nel 2013. È rimasto presidente del Consiglio di garanzia del M5S e pubblicamente ha sempre ribadito che si può continuare ad essere attivisti anche non avendo ruoli pubblici.

Dopodiché nel dietro le quinte dei 5 Stelle il tema rimane comunque in cima ai pensieri di molti. Anche nell'ultimo Consiglio nazionale dello scorso marzo il discorso era tornato fuori, con gli eurodeputati più rappresentativi che vedono terminare la propria esperienza, se la regola rimarrà. Solo che alle Europee - previste nel 2024 - servono i voti di preferenza, occorre insomma candidare volti capaci di conquistare i voti, quindi mediamente conosciuti al grande pubblico, è stato il ragionamento posto a Conte. Il quale però rimane fermo nella sua convinzione, almeno per ora. Anche perché grazie alla regola il M5S, da casamatta piena di personalità ingombranti, oggi è diventato il 'partito di Conte'. Perché cambiare allora, dal suo punto di vista?