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Sul premierato Meloni cerca sponde con Conte e Terzo Polo. Il tentativo di isolare Schlein

Giorgia Meloni (ansa)
Si preannuncia carico di tensioni il primo faccia a faccia con la neosegretaria dem. Sullo sfondo l’opzione referendum
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Sul sentiero impervio delle riforme, Giorgia Meloni deve gestire già un enorme problema: evitare di ritrovarsi immediatamente da sola. Per questo, l’obiettivo delle ultime ore è diventato soprattutto uno: spaccare il fronte delle opposizioni. Spingendo a sinistra Elly Schlein, cercando di staccare almeno un po’ la segretaria dem da Giuseppe Conte. Staccarla nei toni, visto che sulla sostanza Pd e Movimento hanno già deciso che si opporranno a ogni forma di presidenzialismo. Nello stesso tempo, la presidente del Consiglio si muove sottotraccia per provare a conquistare un altro tassello che giudica decisivo per il suo progetto: il via libera del Terzo polo al premierato.


È una strada sconnessa, come detto, che difficilmente porterà al traguardo. Ma per adesso è fondamentale avviare un percorso senza dare l’impressione che l’unica via percorribile sia quella di un voto a maggioranza della destra di governo. Meloni s…

Sul sentiero impervio delle riforme, Giorgia Meloni deve gestire già un enorme problema: evitare di ritrovarsi immediatamente da sola. Per questo, l’obiettivo delle ultime ore è diventato soprattutto uno: spaccare il fronte delle opposizioni. Spingendo a sinistra Elly Schlein, cercando di staccare almeno un po’ la segretaria dem da Giuseppe Conte. Staccarla nei toni, visto che sulla sostanza Pd e Movimento hanno già deciso che si opporranno a ogni forma di presidenzialismo. Nello stesso tempo, la presidente del Consiglio si muove sottotraccia per provare a conquistare un altro tassello che giudica decisivo per il suo progetto: il via libera del Terzo polo al premierato.


È una strada sconnessa, come detto, che difficilmente porterà al traguardo. Ma per adesso è fondamentale avviare un percorso senza dare l’impressione che l’unica via percorribile sia quella di un voto a maggioranza della destra di governo. Meloni sa bene che in passato diversi leader si sono bruciati proprio inseguendo le riforme costituzionali. Sa anche che forzare la mano dividerà il Paese (pure se presenterà nel breve periodo il vantaggio di parlare meno di migranti e Pnrr). Pesati costi e benefici, comunque, ha scelto di accelerare. E differenziare la strategia.


Quando ad Ancona alza al massimo i toni, intende provocare soprattutto una reazione: la netta opposizione del Pd a ogni forma di confronto, il muro contro muro con Schlein. Nello stesso tempo però, si muove per conquistare altri frammenti di opposizione. Gli interlocutori naturali sono Renzi e Calenda, che sono interessati al premierato.


C’è una scena che racchiude questa possibile svolta. Succede a metà pomeriggio, sotto il palco di Ancona. Antonio Tajani si appoggia ad una transenna. "Ho detto e ripeto – spiega - che vogliamo fare le riforme con le opposizioni". Ma le minoranze non ci stanno, ministro. "E se le opposizioni si dividono?", replica il vicepremier. Una convergenza di Renzi e Calenda, intende? "Eh, ad esempio... In quel caso si tratta di fare le riforme con l’opposizione. Vediamo domani cosa succede".


Sia chiaro, Meloni si mantiene cauta. Con l’ex premier a capo di Italia Viva ha un rapporto, ma certo nulla che si avvicini a un sentimento di fiducia. Paradossalmente, in questi ultimi giorni è riuscita a discutere meglio con un interlocutore inaspettato: Giuseppe Conte. L’avvocato ha molto apprezzato la telefonata con cui la leader gli ha espresso solidarietà per l’aggressione subita. Ma è evidente che conta soprattutto la politica. Meloni e Conte, pur distanti sui contenuti, hanno interessi comuni. Meloni intende isolare Schlein, impostare un ballottaggio ideale con la leader del Pd. Un faccia a faccia, il loro primo, che si preannuncia carico di tensioni.


Conte ha bisogno di competere con la segretaria dem, che ha eroso consenso al Movimento. Per tutte queste ragioni, la presidente del Consiglio ha fatto i salti mortali pur di spostare il calendario degli incontri di oggi, in modo da potersi confrontare con il grillino. In cambio, sia chiaro, non otterrà un’apertura di credito sul modello di riforma: semmai, un generico impegno a continuare a discutere. Conte dirà che esiste in effetti la necessità di dare stabilità al sistema, ma aggiungerà che questa riforma non può produrre un indebolimento del Presidente della Repubblica. Per questo, esprimerà forti dubbi su presidenzialismo e premierato. E proporrà il modello tedesco. Nulla che possa sposarsi con il sistema che ha in mente Meloni. La presidente del Consiglio ha in mente proprio il presidenzialismo, pronta però a virare rapidamente verso un premierato forte.


Spaccare le minoranze è un obiettivo politico. Non è detto però che basti a sminare un problema di cui già Palazzo Chigi ha chiari i contorni: il referendum costituzionale, obbligato senza il via libera a un’eventuale riforma da parte dei due terzi delle Camere. La premier e i suoi consiglieri non disperano di recuperare consensi, in Parlamento, dai recenti fuoriusciti dal Pd e dall’ala riformista dello stesso partito democrtico. Un problema per volta, però: prima c’è da impostare la riforma. Che nelle ultime ore è diventata prioritaria anche per un’altra ragione: è l’unico modo per rallentare, decisamente rallentare, la corsa di Matteo Salvini verso l’autonomia.