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Premierato, monocameralismo, dialogo con le altre opposizioni. Tormenti (e divisioni) fra Renzi e Calenda sulle riforme

Il Terzo Polo, in teoria quarta gamba per la maggioranza sulle riforme costituzionali, nella pratica se si arrivasse davvero a dama sul premierato, faticherebbe a fornire in blocco alla destra i suoi 31 parlamentari
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Sì al sindaco d'Italia (Italia Viva). Meglio il cancellierato alla tedesca (Azione). Sì al monocameralismo, ma rafforzando la Camera (renziani). No, salviamo il Senato, è un'istituzione storica (dice Carlo Calenda, fervente appassionato di epoca romana). Dialoghiamo col resto delle opposizioni (ancora Calenda). Non ci pensiamo proprio, risponde Maria Elena Boschi per conto di Matteo Renzi. Il Terzo Polo, in teoria quarta gamba per la maggioranza sulle riforme costituzionali, nella pratica, se si arrivasse davvero a dama sul premierato, faticherebbe a fornire in blocco alla destra i suoi 31 parlamentari (21 deputati e 10 senatori), comunque non sufficienti per evitare un referendum confermativo.

Formalmente ieri la delegazione del cartello centrista, quasi ex, ha espresso una linea comune. Ma a leggere le sfumature, sia nei due interventi (due, difatti) rilasciati a margine del faccia a faccia con Giorgia Meloni da Calenda e Boschi, vengono a galla diverge…

Sì al sindaco d'Italia (Italia Viva). Meglio il cancellierato alla tedesca (Azione). Sì al monocameralismo, ma rafforzando la Camera (renziani). No, salviamo il Senato, è un'istituzione storica (dice Carlo Calenda, fervente appassionato di epoca romana). Dialoghiamo col resto delle opposizioni (ancora Calenda). Non ci pensiamo proprio, risponde Maria Elena Boschi per conto di Matteo Renzi. Il Terzo Polo, in teoria quarta gamba per la maggioranza sulle riforme costituzionali, nella pratica, se si arrivasse davvero a dama sul premierato, faticherebbe a fornire in blocco alla destra i suoi 31 parlamentari (21 deputati e 10 senatori), comunque non sufficienti per evitare un referendum confermativo.

Formalmente ieri la delegazione del cartello centrista, quasi ex, ha espresso una linea comune. Ma a leggere le sfumature, sia nei due interventi (due, difatti) rilasciati a margine del faccia a faccia con Giorgia Meloni da Calenda e Boschi, vengono a galla divergenze e riposizionamenti. Anche la forma è sostanza: Calenda, su Twitter, ha ritagliato Boschi e Raffaella Paita, la capogruppo renziana al Senato, dal video pubblicato sui suoi social. Lì parla solo lui, affiancato al fido Matteo Richetti. Cinque minuti. Boschi ha messo la foto in cui parlava lei, con Calenda alle spalle, tre passi indietro.

Ma al di là delle schermaglie comunicative è soprattutto la visione delle riforme, di metodo e di merito come si dice in politichese, che allontana i due blocchi terzopolisti. Renzi, si sa, è per il sindaco d'Italia. A Calenda l'idea di rafforzare il premier non dispiace, ma in privato, parlando ai suoi e anche con qualche altro leader dell'opposizione, ha fatto capire che il rischio di quel modello, con annesso ballottaggio per eleggere direttamente il presidente del Consiglio, è di avere, anziché 68 governi in 77 anni di storia repubblicana, com'è avvenuto finora, 68 legislature diverse. Perché a ogni crisi, con relativa sfiducia, si tornerebbe di corsa alle urne.

L'altro tema è la riforma del bicameralismo paritario, su cui i centristi hanno insistito ieri, anche se Meloni sul punto non ha offerto spiragli. I renziani sono ancora legati alla formula del referendum del 2016, con la Camera come sede privilegiata. Calenda, al contrario, ha dichiarato pubblicamente di voler salvare il Senato. Ed è plastica anche la divisione sul metodo su cui portare avanti questo percorso di riforma istituzionale. "Dialogheremo con le opposizioni", dice il leder di Azione, che oggi sentirà di nuovo Elly Schlein. "È solo la posizione di Calenda - gli ha replicato ieri Boschi - Non abbiamo niente da dirci con i 5 Stelle". Ma forse nemmeno con i cugini di Azione.