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“Il premier sia eletto”. Ma Pd e 5Stelle dicono no a Meloni

Il Terzo polo apre alle proposte dell’esecutivo. La segretaria del Pd chiama gli alleati e prova a coordinarli ma ci sono le prime divisioni
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ROMA - Premierato al posto del presidenzialismo. E un’apertura, timida, alla Bicamerale lanciata da Giuseppe Conte. Per spaccare le opposizioni. Al termine del primo giro di consultazioni con le minoranze, Giorgia Meloni fa capire che sulla riforma della Costituzione non vuole bastoni fra le ruote.
La farà anche da sola, spiega davanti alle telecamere alle otto e mezza di sera: "Spero ci sia condivisione, ma non a costo di venire meno agli impegni con i cittadini". E un po’ maramaldeggia, quando racconta che si sarebbe aspettata un fronte "più coeso" dall’altra parte del tavolo. L’opposizione invece procede in ordine sparso. Nonostante il tentativo della segretaria del Pd, Elly Schlein, che aveva sentito in anticipo i vari leader per trovare una linea comune.

Per la premier a questo punto "l’ipotesi dell’elezione diretta del premier è sicuramente quella che incontra una minore opposizione". Anche s…

ROMA - Premierato al posto del presidenzialismo. E un’apertura, timida, alla Bicamerale lanciata da Giuseppe Conte. Per spaccare le opposizioni. Al termine del primo giro di consultazioni con le minoranze, Giorgia Meloni fa capire che sulla riforma della Costituzione non vuole bastoni fra le ruote.
La farà anche da sola, spiega davanti alle telecamere alle otto e mezza di sera: "Spero ci sia condivisione, ma non a costo di venire meno agli impegni con i cittadini". E un po’ maramaldeggia, quando racconta che si sarebbe aspettata un fronte "più coeso" dall’altra parte del tavolo. L’opposizione invece procede in ordine sparso. Nonostante il tentativo della segretaria del Pd, Elly Schlein, che aveva sentito in anticipo i vari leader per trovare una linea comune.

Per la premier a questo punto "l’ipotesi dell’elezione diretta del premier è sicuramente quella che incontra una minore opposizione". Anche se nei vertici di Montecitorio illustra le altre due opzioni: presidenzialismo secco o semi-presidenzialismo alla francese. Dicendosi disponibile a trovare una quarta via, «modello Italia", non meglio precisato. Sulla Bicamerale, aggiunge, "non ho preclusioni, purché non si perda tempo", ma comunque, dopo avere ascoltato anche sindaci e governatori, "presenteremo una nostra proposta". Che non sarà soft, come chiedono sia Pd sia 5Stelle: la sfiducia costruttiva, insiste Meloni, non basta. "Non è risolutiva".


Gli unici disposti a trattare sul premierato sembrano i parlamentari dell’ex Terzo Polo, presenti ieri con una delegazione unitaria. Ma in realtà anche fra i centristi si notano due posizioni diverse: Carlo Calenda davanti ai cronisti si dice disponibile a valutare sia l’elezione diretta del premier sia l’indicazione semplice sulla scheda. Ma ai suoi racconta di avere molti dubbi sulla formula del “sindaco d’Italia”, sponsorizzata invece da Maria Elena Boschi per conto di Renzi. Altro dettaglio: Calenda oggi sentirà di nuovo Schlein e promette di volersi "coordinare col resto dell’opposizione", come chiede anche Riccardo Magi di +Europa. Boschi invece no: "Quella posizione è solo di Azione, noi non ci confrontiamo".


Ma la mossa a sorpresa, ieri mattina, l’ha segnata Conte. Confermando, scontato, il no a presidenzialismo e premierato, ma dicendosi pronto a una "commissione ad hoc". Insomma, una Bicamerale, non esclusa nemmeno da Calenda. Di questo aspetto con Schlein non aveva parlato. Infatti al Nazareno rimangono di sasso. E aggiungono: è un’iniziativa di Conte. Il quale è convinto che per dire no alla riforma tocchi comunque dare il segnale di essere al tavolo. Conte e Schlein si risentiranno nel pomeriggio, dopo il faccia a faccia fra il leader 5S e Meloni. Per chiarirsi. Ma il Pd resta fortemente contrario, vedendo l’operazione come fumo negli occhi.


Schlein difatti conferma: con Meloni non se n’è parlato, lo strumento lo decidano loro, ma se sanno già come va a finire il film, non è un confronto vero. E ha dalla stessa parte Verdi e Sinistra di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. La leader del Pd arriva per ultima alle consultazioni, accompagnata dai due capigruppo e dal responsabile Riforme, Alessandro Alfieri. E rimane per un’ora e mezzo. Schlein ribadisce: no al presidenzialismo, nessuno tocchi il Quirinale e la Costituzione, e no anche al premierato. Semmai si intervenga sulla stabilità dei governi, con la sfiducia costruttiva, e si cambi la legge elettorale, spazzando via i listini bloccati.

Poi si lavori a referendum propositivi, a limitare la decretazione d’urgenza. Mantenendo però il sistema parlamentare, "pesi e contrappesi". Soprattutto, a Meloni pone alcune condizioni, sapendo già che non sono digeribili a destra. "Una legge sul conflitto d’interessi". E "una moratoria sull’autonomia differenziata". Richieste che la premier non può accogliere. Difatti Meloni si limita a garantire di "allargare il confronto", ma l’autonomia cara alla Lega, aggiunge, fa parte di "un unico pacchetto" con la riforma che ha in testa. Nessuno stop.