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Dopo la Rai, ora è il cinema nei radar della destra. Registi e artisti: vanno garantiti i fondi

Il tradizionale incontro al Quirinale prima della premiazione ai David di Donatello, Cucciari a Mattarella: “Lei sarà libero tra 5 anni”
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ROMA - Quelli di destra - il ministro Sangiuliano, il sottosegretario Mazzi, il capo della commissione Cultura Mollicone - li hanno fatti accomodare nella prima fila di sinistra. I registi progressisti - Andò, Bellocchio, Martone - a destra. Al Quirinale mezzo cinema italiano si è dato appuntamento per il tradizionale passaggio dinanzi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella prima della premiazione serale dei candidati ai David di Donatello. Ma la vera domanda che aleggiava in sala era: come s'ha da fare il matrimonio tra sovranisti e artisti? Perché come ha ricordato Geppi Cucciari "per questa platea le parole più belle non sono ti amo, ma finanziato dal Fondo unico per lo spettacolo".

Il cinema, bisognoso di aiuti pubblici, dovrà andare d'accordo con questo nuovo potere che spasima di orgoglio revanscista: ora tocca alla Rai, poi toccherà ai film. Sangiuliano non ha fatto alcun accenno al nuovo immaginario italian…

ROMA - Quelli di destra - il ministro Sangiuliano, il sottosegretario Mazzi, il capo della commissione Cultura Mollicone - li hanno fatti accomodare nella prima fila di sinistra. I registi progressisti - Andò, Bellocchio, Martone - a destra. Al Quirinale mezzo cinema italiano si è dato appuntamento per il tradizionale passaggio dinanzi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella prima della premiazione serale dei candidati ai David di Donatello. Ma la vera domanda che aleggiava in sala era: come s'ha da fare il matrimonio tra sovranisti e artisti? Perché come ha ricordato Geppi Cucciari "per questa platea le parole più belle non sono ti amo, ma finanziato dal Fondo unico per lo spettacolo".

Il cinema, bisognoso di aiuti pubblici, dovrà andare d'accordo con questo nuovo potere che spasima di orgoglio revanscista: ora tocca alla Rai, poi toccherà ai film. Sangiuliano non ha fatto alcun accenno al nuovo immaginario italiano, vagheggiato agli Stati generali della cultura. Ha detto: "Il cinema è un biglietto da visita della nostra nazione nel mondo. Naturalmente dovete essere sostenuti perché è anche industria culturale. Per me è un dovere ma anche un piacere venire incontro alle vostre necessità, accompagnarvi nella vostra crescita".

Sarà però un caso se la più citata ieri è stata la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, leghista con delega al cinema? Avviciniamo il sottosegretario Gianmarco Mazzi. È conciliante: "Vedrà, non ci saranno problemi. Siamo per la piena libertà: non vogliamo affatto egemonizzare, ma semmai completare un'offerta".

Fermiamo Marco Bellocchio, il regista di Esterno notte, il film su Aldo Moro. Ci pensa un po' su. "Tutti ripetono che non vogliono ideologizzare, anche a sinistra in fondo lo dicono..". Ma lei è preoccupato? "Mah, direi di no, sono ottimista".

Ficarra e Picone intrattengono mezza sala. Aldo Baglio corre ad abbracciare Luca Marinelli. Enrico Vanzina racconta di quella volta che Verdone gli disse: "Nei nostri film abbiamo pedinato gli italiani". Ma la vera star è Cucciari, che dice a Mattarella: "Presidente, lei è libero tra cinque anni: finora otto anni, sei governi, cinque premier, 180 giri di consultazioni e una sola espressione: quella, bravo, la tenga". Mattarella ne ride, poi dice: "Le istituzioni sostengano la cultura".

Visti da vicino, senza trucco né pose, questi attori in fondo ci assomigliano. Inseguiamo Luigi Lo Cascio. Ha paura delle mani della destra sul cinema? "Sono negato per risponderle in due battute". Non si nega Roberto Andò, che nel 2013 girò Viva la libertà: "Penso che alla fine rimarranno nei binari, è vero che sono ossessionati dall'aver un ruolo, ma un conto è la propaganda un altro la messa in pratica. La destra vuole uno spazio. Magari può essere anche positivo, certo devono saperlo fare. Poi il Paese ti giudica, come ha giudicato la sinistra".