Isolamento e tensioni con Bruxelles, l’ultima carta di Meloni: presto un bilaterale con Scholz a Roma
di Tommaso CiriacoCi lavorava da tempo Palazzo Chigi, dopo la visita di Giorgia Meloni a Berlino lo scorso 3 febbraio. Nelle ultime ore la trattativa è stata chiusa: Olaf Scholz sarà prestissimo a Roma per un bilaterale con la presidente del Consiglio. La notizia è ancora riservata, ma la visita del Cancelliere tedesco è imminente, confermano fonti dell'esecutivo. È un tentativo estremo della premier italiana di sfuggire all'isolamento nel quale si sta cacciando a Bruxelles, a causa del conflitto ad intensità crescente con Parigi e pure delle nuove tensioni con Madrid. Una mossa necessaria per non interrompere del tutto le relazioni con il gruppo di testa dell'Unione, dove Francia e Germania determinano il destino di ogni dossier.
Un passo indietro: il disallineamento politico di Meloni rispetto agli equilibri oggi dominanti a Bruxelles è pesante. E rischia di diventare ancora più pesante con l'approssimarsi delle Europee del 2024…
Ci lavorava da tempo Palazzo Chigi, dopo la visita di Giorgia Meloni a Berlino lo scorso 3 febbraio. Nelle ultime ore la trattativa è stata chiusa: Olaf Scholz sarà prestissimo a Roma per un bilaterale con la presidente del Consiglio. La notizia è ancora riservata, ma la visita del Cancelliere tedesco è imminente, confermano fonti dell'esecutivo. È un tentativo estremo della premier italiana di sfuggire all'isolamento nel quale si sta cacciando a Bruxelles, a causa del conflitto ad intensità crescente con Parigi e pure delle nuove tensioni con Madrid. Una mossa necessaria per non interrompere del tutto le relazioni con il gruppo di testa dell'Unione, dove Francia e Germania determinano il destino di ogni dossier.
Un passo indietro: il disallineamento politico di Meloni rispetto agli equilibri oggi dominanti a Bruxelles è pesante. E rischia di diventare ancora più pesante con l'approssimarsi delle Europee del 2024, che nella testa della presidente del Consiglio devono trasformarsi in uno stravolgimento epocale: fuori dalla Commissione i partiti di Macron, Scholz e Sanchez (se sarà ancora alla guida del governo spagnolo dopo le elezioni d fine 2023), dentro i sovranisti italiani, i conservatori polacchi e cechi, l'ala destra dei popolari tedeschi. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Con la Francia di Emmanuel Macron i rapporti sono sostanzialmente congelati. Ed è un paradosso, se si considera che sulla carta i punti di convergenza sui temi più spinosi sarebbero numerosi: dal Pnrr alla definizione delle nuove regole del Patto di Stabilità, fino ai migranti. E invece lo scontro tra i due leader è ormai oltre il livello di guardia. È la ragione per la quale, ancora una volta, le speranze di ricucire con Parigi sono affidate alla visita che Sergio Mattarella si appresta a compiere proprio in Francia a inizio giugno. L'unico modo per provare a riavvicinare i due Paesi, come già accaduto nei mesi scorsi.
Meloni, però, sa che la tela diplomatica del Capo dello Stato non potrà sciogliere i nodi politici che la dividono da chi guida a Bruxelles. E sa che nei prossimi mesi si decidono regole che varranno per molti anni a venire. Sui migranti ha avuto un assaggio di quello che può accadere: come spiegato da Repubblica nei giorni scorsi, nulla cambierà sul dossier fino al 2024. Ma c'è molto altro. C'è il giudizio che l'attuale commissione (a trazione franco-tedesca) deve esprimere sull'avanzamento del Pnrr italiano nel 2023, da cui dipende l'erogazione delle tranche di giugno e dicembre. C'è la trattativa sul patto di stabilità, vitale per stabilire i margini di manovra dell'esecutivo italiano in politica economica. Senza dimenticare l'atteggiamento della Bce, che può scegliere o meno di alleviare la pressione dei mercati sul debito italiano. Insomma, Meloni sa che non può rompere anche con Scholz. E ha spinto la diplomazia italiana ad accelerare per anticipare al massimo la visita del Cancelliere tedesco a Roma. In testa ha soprattutto una richiesta, su cui spingerà moltissimo: aumentare la flessibilità del Patto di stabilità, scorporando dal calcolo del rapporto deficit/pil gli investimenti su digitale, difesa e green.
Ma è sempre la politica, alla fine, a guidare. È la ragione per la quale, nonostante la convergenza d'interessi con Macron, i rapporti tra Roma e Parigi sono ai minimi termini. È sempre la politica mette Meloni di fronte a un bivio, che la tormenta da mesi e potrebbe diventare esistenziale già nel corso del prossimo G7, che si apre fra una settimana in Giappone: rinnovare o meno il memorandum sulla Via della Seta?
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