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Riforme, Finocchiaro (Pd): "Cambiare senza stravolgere la Costituzione. Il problema è il funzionamento del Parlamento"

Anna Finocchiaro (ansa)
L'ex ministra del Pd, ex presidente della commissione Affari costituzionali del Senato: "Non si deve stravolgere la natura parlamentare. Il problema del nostro sistema istituzionale è quello del funzionamento del Parlamento"
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"Si vogliono diffondere le parole elezione diretta e presidenzialismo a prescindere dal loro significato". Anna Finocchiaro, ex ministra del Pd, ex presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, ora presidente di "Italiadecide", ha attraversato tutti i travagli politici degli ultimi decenni sulle riforme istituzionali. Avverte: "Riforme ci vogliono, ma senza alterare la natura parlamentare".

Finocchiaro, le riforme sono più che mai indispensabili oggi, come sostiene la premier Meloni?
"Mi sento di fare io una domanda: che senso ha in un Paese diviso proporre un'elezione diretta quando le ultime consultazioni regionali (che sono quelle che più possono somigliare all'elezione diretta del premier), hanno visto percentuali di votanti intorno al 40%? Il risultato di una consultazione con questo livello di partecipazione segna il rischio gravissimo di una divisione nel Paese".

Quindi?
"Quindi cominciamo col…

"Si vogliono diffondere le parole elezione diretta e presidenzialismo a prescindere dal loro significato". Anna Finocchiaro, ex ministra del Pd, ex presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, ora presidente di "Italiadecide", ha attraversato tutti i travagli politici degli ultimi decenni sulle riforme istituzionali. Avverte: "Riforme ci vogliono, ma senza alterare la natura parlamentare".

Finocchiaro, le riforme sono più che mai indispensabili oggi, come sostiene la premier Meloni?
"Mi sento di fare io una domanda: che senso ha in un Paese diviso proporre un'elezione diretta quando le ultime consultazioni regionali (che sono quelle che più possono somigliare all'elezione diretta del premier), hanno visto percentuali di votanti intorno al 40%? Il risultato di una consultazione con questo livello di partecipazione segna il rischio gravissimo di una divisione nel Paese".

Quindi?
"Quindi cominciamo col dire che non esistono ricette di riforma costituzionale che possano prescindere da un'analisi del funzionamento istituzionale e delle sue criticità".

Criticità che ci sono. Però il Pd ha detto no all'elezione diretta del capo dello Stato e no all'elezione diretta del capo del governo: e allora?
"A me non pare una buona idea che alla figura del presidente della Repubblica, custode della democrazia costituzionale e dei suoi valori ed eletto dal Parlamento, si giustapponga un premier eletto dal popolo. Sono due legittimazioni diverse che, inevitabilmente, indebolirebbero il ruolo di garanzia del capo dello Stato".

Invece di semipresidenzialismo ha parlato anche la sinistra?
"Non prendo neanche in considerazione l'elezione diretta del presidente della Repubblica che costringerebbe a rivedere e a ricostruire in altro (incognito) modo l'intero sistema istituzionale. Parliamo casomai del cosiddetto sistema semipresidenziale".

Il suo consiglio è: si discuta di semipresidenzialismo?
"Mi inquieta la disinvoltura con cui si è oscillato tra le due proposte. Quella presidenzialista e quella semipresidenziale, come se l'importante fosse diffondere le parole elezione diretta e presidenzialismo, fuori da ogni reale significato. Aggiungo poi, che nessuno è innocente tra le forze politiche: con lo stesso allegro e spensierato ardore si è intervenuto sul Parlamento, riducendone i componenti (perché "tagliare le poltrone" era popolare) senza occuparsi di garantire, anche con opportune modifiche regolamentari, la funzionalità e l'efficacia di quella decisione".

Però il punto di fondo è: cambiare architettura istituzionale è necessario?
"Appunto veniamo al tema: la proposta del semipresidenzialismo viene avanzata, si dice, per garantire la stabilità dei governi e rafforzare i poteri del presidente del Consiglio. Anche qui, se non ho vissuto in un altro Paese, mi pare che il problema del nostro sistema istituzionale (ce lo dicono intere biblioteche e numerosissimi dibattiti parlamentari) sia quello del funzionamento del Parlamento".

Le Camere funzionano male?
"Da decenni si osserva lo spostarsi sul governo e sul presidente del Consiglio di poteri legislativi (abuso dei decreti legge), e di imperio sulle maggioranze (uso continuo del voto di fiducia e monocameralismo di fatto, cioè è il governo a scegliere in quale Camera approvare un provvedimento e l'altra solo lo ratifica). Allora, se il tema è quello della stabilità dei governi e della forza e sensibilità della direzione politica, probabilmente possiamo cominciare a riflettere su alcuni punti: la sfiducia costruttiva per rafforzare la stabilità dei governi. Un intervento sul Parlamento (da una seria riforma dei Regolamenti parlamentari alla stessa ipotesi del monocameralismo, e dunque di una sola Camera che dà o nega la fiducia). Inoltre le realtà regionali devono o no avere una rappresentanza (Camera delle Regioni o come vogliamo chiamarla) visto che costantemente contribuiscono all'attività legislativa e di governo del Paese".

Cambiare senza stravolgere la Costituzione?
"Sì, focalizzando i problemi e trovando la soluzione che meno alteri la natura della democrazia parlamentare".