Rai, Polizia e intesa per la Gdf: Il blitz di Meloni sulle nomine
di Emanuele LauriaIl puzzle più complicato, alla fine, si compone in una riunione del consiglio dei ministri durata meno di mezz’ora. Una seduta-sprint che dà il via libera alle nomine, chiudendo una lottizzazione che la destra estende alle forze armate. E scongiurando il rischio di un altro rinvio. Le partite sui vertici di Polizia e Guardia di Finanza si concludono insieme, come voleva Matteo Salvini, cui la premier Giorgia Meloni stavolta fa da sponda.
Il nuovo capo della Polizia è Vittorio Pisani, l’uomo gradito alla Lega, che prende il posto di Lamberto Giannini. Quest’ultimo diventa il nuovo prefetto di Roma, con i poteri speciali sul Giubileo 2025 ad allontanare l’idea di un downgrade. A entrambi Meloni augura «un grande successo nei nuovi e delicati incarichi, per i quali potranno contare sul pieno sostegno del governo». Per la presidente del Consiglio Pisani e Giannini sono «due servitori dello Stato di grande competenza ed esperi…
Il puzzle più complicato, alla fine, si compone in una riunione del consiglio dei ministri durata meno di mezz’ora. Una seduta-sprint che dà il via libera alle nomine, chiudendo una lottizzazione che la destra estende alle forze armate. E scongiurando il rischio di un altro rinvio. Le partite sui vertici di Polizia e Guardia di Finanza si concludono insieme, come voleva Matteo Salvini, cui la premier Giorgia Meloni stavolta fa da sponda.
Il nuovo capo della Polizia è Vittorio Pisani, l’uomo gradito alla Lega, che prende il posto di Lamberto Giannini. Quest’ultimo diventa il nuovo prefetto di Roma, con i poteri speciali sul Giubileo 2025 ad allontanare l’idea di un downgrade. A entrambi Meloni augura «un grande successo nei nuovi e delicati incarichi, per i quali potranno contare sul pieno sostegno del governo». Per la presidente del Consiglio Pisani e Giannini sono «due servitori dello Stato di grande competenza ed esperienza che contribuiranno a rafforzare la sicurezza dei cittadini e la difesa delle istituzioni».
Non ufficiale è la designazione del nuovo comandante della Guardia di Finanza, terreno dello scontro più acceso nel governo, che si era dilatato al punto da impedire una scelta prima dei saluti ufficiali di Giuseppe Zafarana, passato alla guida dell’Eni. Fino all’anomalia di una cerimonia di avvicendamento senza un successore certo. Ma Palazzo Chigi fa sapere che l’accordo adesso è raggiunto: al vertice della Gdf va l’attuale comandante in seconda Andrea De Gennaro, il nome preferito da Meloni e dal sottosegretario Alfredo Mantovano. Il gradimento del ministro per l’Economia Giancarlo Giorgetti era invece per il comandante dei reparti speciali Umberto Sirico, ipotesi che in un primo momento aveva trovato anche l’appoggio del ministro della Difesa Guido Crosetto.
L’accelerazione decisiva che premia De Gennaro — resa necessaria dall’esigenza della premier di non trasmettere l’immagine di divisioni prolungate su questioni importanti — non si trasforma in un atto formale solo perché Giorgetti, a cui spetta la competenza sulla Gdf, è in Giappone per il G7. La nota di Chigi non lascia spazio a ripensamenti: «Il Consiglio dei ministri — recita il comunicato — ha preso atto che il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti formalizzerà nella prossima riunione la proposta di nomina del comandante generale della Guardia di Finanza, sulla base dell’accordo politico già raggiunto».
L’ultimo tassello è quello della Rai. Il governo completa l’operazione avviata la scorsa settimana con il decreto che cambia le regole per le fondazioni liriche, cui sono seguite le dimissioni dell’ad Carlo Fuortes. Arriva la designazione di Roberto Sergio quale componente del consiglio di amministrazione della Rai. I rappresentanti del Mef in assemblea formuleranno al Cda la proposta di nomina di Sergio nel ruolo di amministratore delegato. Sergio prenderà quindi il posto lasciato vacante dal dimissionario Carlo Fuortes per la restante durata del mandato, e darà il via al nuovo corso dell’azienda di viale Mazzini.
Si chiude così il secondo e tormentato step delle nomine. Ora, a partire dalla prossima settimana, toccherà ai dirigenti delle società partecipate non quotate in Borsa, fra le quali Rfi e Trenitalia. L’obiettivo del governo è definire queste ultime scelte entro la fine di maggio. Ma, visti i precedenti, non tutti sono pronti a scommetterci.