Meloni ma non Salvini, così Zelensky cerca consenso a Roma
di Tommaso CiriacoROMA - Sarà Antonio Tajani ad accogliere Volodymyr Zelensky nella Capitale. Lo accompagnerà al Quirinale, dove è atteso per le 10. Poi a Palazzo Chigi. Nella sede del governo, dopo un pranzo con Giorgia Meloni, sono previste dichiarazioni alla stampa. È il capitolo politico di una missione a tutto campo che comprenderà anche la decisiva visita da Papa Francesco, nel pomeriggio. E la partecipazione a una puntata di Porta a Porta. Il protocollo di massima sicurezza è attivo: cecchini, controlli sul Tevere, no fly zone sulla città, ispezioni nel sottosuolo e nei parchi. E prevede l'opzione concreta che il leader possa dormire a Roma, prima di recarsi domattina in Germania.
Il capitolo politico, si diceva. Che ruota attorno a due quesiti: cosa si aspetta Giorgia Meloni da Volodymyr Zelenesky, cosa può assicurare la premier al presidente ucraino. Di certo, il capo della resistenza di Kiev porterà a Palazzo Chigi il pro…
ROMA - Sarà Antonio Tajani ad accogliere Volodymyr Zelensky nella Capitale. Lo accompagnerà al Quirinale, dove è atteso per le 10. Poi a Palazzo Chigi. Nella sede del governo, dopo un pranzo con Giorgia Meloni, sono previste dichiarazioni alla stampa. È il capitolo politico di una missione a tutto campo che comprenderà anche la decisiva visita da Papa Francesco, nel pomeriggio. E la partecipazione a una puntata di Porta a Porta. Il protocollo di massima sicurezza è attivo: cecchini, controlli sul Tevere, no fly zone sulla città, ispezioni nel sottosuolo e nei parchi. E prevede l'opzione concreta che il leader possa dormire a Roma, prima di recarsi domattina in Germania.
Il capitolo politico, si diceva. Che ruota attorno a due quesiti: cosa si aspetta Giorgia Meloni da Volodymyr Zelenesky, cosa può assicurare la premier al presidente ucraino. Di certo, il capo della resistenza di Kiev porterà a Palazzo Chigi il progetto di controffensiva. Non i dettagli militari, ovviamente. Ma le prospettive di un attacco imminente (o, secondo alcuni, già avviato). E ancora, le linee rosse che il Paese invaso non intende valicare - come i missili a lungo raggio contro bersagli in Russia - e gli obiettivi strategici che andrebbero raggiunti prima di poter eventualmente ragionare di una tregua. Il primo importante, l'unico capace di garantire la tenuta di Kiev, passa dalla possibilità di risparmiare vite umane ucraine: le vittime sono già talmente tante che i militari di professione o comunque specializzati faticano a essere rimpiazzati. Una generazione decapitata. Zelensky spera di poter ridurre le perdite proprio grazie ai nuovi aiuti militari.
In cambio, il presidente ucraino chiederà - e otterrà - un pieno sostegno politico da parte dell'Italia. È la ragione per cui ha pianificato il viaggio a Roma, assieme a quello in Germania. Assieme a Parigi, rappresentano quel blocco caratterizzato da opinioni pubbliche critiche sul protrarsi della guerra. Zelensky deve assicurarsi il favore del gruppo di testa del Continente, dopo aver ottenuto dagli anglosassoni, dai baltici e dai Paesi nordici le dotazioni necessarie alla controffensiva. Proprio sul fronte delle armi, Roma non ha fatto mancare il proprio sostegno. E non dovrebbe, almeno nell'immediato, dare il via libera a nuovi pacchetti consistenti di aiuti.
L'incontro con Sergio Mattarella è ovviamente il più semplice: il Quirinale ha sempre sostenuto il valore della resistenza ucraina, nel pieno solco europeo e atlantico. Il problema è semmai per Meloni: guida una coalizione dove i due principali partner, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, sono i leader occidentali più vicini alle ragioni di Vladimir Putin. Ecco, in questa chiave la foto del tavolo di Palazzo Chigi spiegherà oggi, più di mille foto, i rapporti di forza e i posizionamenti geopolitici e gli imbarazzi della destra sovranista.
Accanto a Meloni ci sarà infatti Tajani, che ha organizzato la missione di Zelensky in Italia. Assente invece l'altro vicepremier, Salvini. È un dato rilevante. Certo, dallo staff del leghista escludono che dietro l'assenza ci siano motivazioni politiche. E in particolare, sottolineano che non c'entri la vicinanza espressa nel corso degli anni a Putin. La ragione della mancata presenza sarebbe legata al protocollo rigido: Tajani presente in quanto ministro degli Esteri, non come vicepremier. Va comunque sottolineato che Salvini non ha chiesto di partecipare all'incontro. E che ha scelto di restare al Nord, in famiglia, dopo aver chiuso ieri sera la campagna elettorale delle amministrative a Cinisello Balsamo.
Difficile, d'altra parte, immaginare uno scatto con Zelensky e il segretario della Lega. Basta riportare le parole pronunciate ancora ieri dal capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo: "La speranza è che si possa al più presto arrivare a un cessate il fuoco, troppe persone stanno perdendo la vita in questo conflitto". Il cessate il fuoco, in questa fase, è esattamente il contrario di quanto l'Occidente ha in mente: l'attesa è tutta per la controffensiva ucraina, considerata la precondizione per poter poi valutare entro l'autunno gli eventuali avanzamenti di Kiev e immaginare un exit strategy dalla fase più calda del conflitto. Magari grazie alla mediazione cinese.