Le toghe contro Nordio. I magistrati verso lo sciopero per l’azione disciplinare sul caso Uss
di Liana MilellaI magistrati contro Nordio per la sua azione disciplinare contro i colleghi che hanno dato i domiciliari al miliardario russo Artem Uss poi fuggito. Toghe contro il Guardasigilli anche per le riforme annunciate ormai da sette mesi e che sembrano arrivare al “dunque”, riforme che però non sono mai state illustrate e che comunque, per quanto se ne racconta sui giornali, non piacciono per nulla alle toghe. Neppure una. Per ora l’Anm ha indetto l’assemblea generale ed è entrata in agitazione. Ma proprio dalla “agitazione” allo “sciopero” il passo è sempre stato brevissimo. Com’è avvenuto un anno fa quando i giudici hanno scioperato, il 16 maggio, contro la riforma del Csm della ministra Marta Cartabia. E solo 15 giorni prima, il 30 aprile, era stata l’assemblea generale a votare per la dura azione di protesta che non si vedeva da anni. E che non registrò un grande successo, ma vide aderire solo …
I magistrati contro Nordio per la sua azione disciplinare contro i colleghi che hanno dato i domiciliari al miliardario russo Artem Uss poi fuggito. Toghe contro il Guardasigilli anche per le riforme annunciate ormai da sette mesi e che sembrano arrivare al “dunque”, riforme che però non sono mai state illustrate e che comunque, per quanto se ne racconta sui giornali, non piacciono per nulla alle toghe. Neppure una. Per ora l’Anm ha indetto l’assemblea generale ed è entrata in agitazione. Ma proprio dalla “agitazione” allo “sciopero” il passo è sempre stato brevissimo. Com’è avvenuto un anno fa quando i giudici hanno scioperato, il 16 maggio, contro la riforma del Csm della ministra Marta Cartabia. E solo 15 giorni prima, il 30 aprile, era stata l’assemblea generale a votare per la dura azione di protesta che non si vedeva da anni. E che non registrò un grande successo, ma vide aderire solo la metà dei giudici.
Altro clima, altra situazione, altre riforme, soprattutto altro ministro. Nordio non è Cartabia. E il caso Uss, e quella contestazione disciplinare, non sono la riforma del Csm. Stavolta il background lascia presagire una partecipazione significativa. Per l’11 giugno l’Associazione nazionale magistrati ha fissato intanto l’assemblea generale, e lì si discuterà dell’azione disciplinare decisa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio contro i tre giudici di Milano che il 17 ottobre avevano dato i domiciliari ad Uss. Lui scappa il 22 marzo. Gli Usa si arrabbiano.
Nordio scarica la responsabilità sui magistrati e fa partire un’azione disciplinare che l’intera magistratura, norme alla mano, giudica inaccettabile perché priva dei presupposti di legge. E perché, come scrive adesso l’Anm, “l’oggetto della critica disciplinare non può essere il merito del provvedimento”, per la semplice ragione che la legge sull’ordinamento giudiziario del 2006 garantisce il principio costituzionale dell’indipendenza di giudizio della magistratura, per cui il ministro non può sindacare il “merito” di una decisione. Se fosse così la magistratura, anziché essere indipendente, sarebbe sottoposta all’esecutivo. Del resto, chiosa l’Anm, neppure lo stesso ministro ha chiamato con nome e cognome “la supposta violazione neanche in sede di dibattito parlamentare, dove pure ha offerto la sua ricostruzione della vicenda in termini di fatto e di norme da applicare”.
Una performance, quella di Nordio, con tanto di provvedimento dei giudici agitato in aula tra le contestazioni dell’opposizione, che però si ferma al fatto in sé, senza spiegare dove s’innesterebbe la contestazione disciplinare. A Milano, in un’assemblea affollatissima cui hanno partecipato anche i capi degli uffici, tutti hanno preso le distanze da Nordio. E adesso il sindacato dei giudici - che ammette le insistenti pressioni della base - contesta proprio questo perché ne paventa gli effetti devastanti. In quanto pm e giudici non si sentiranno più liberi - rispettosi solo della legge e non della sua interpretazione “politica” - prima di prendere una decisione, sia essa un arresto, una condanna oppure un’assoluzione.
L’Anm ne vede le conseguenze minacciose: “I tradizionali canoni di giudizio rischiano di essere capovolti e la misura cautelare, nel dubbio, dovrà essere sempre la più grave, ponendo al riparo il magistrato da qualsiasi possibilità di rimostranza o censura". E qui i giudici chiamano in causa gli avvocati, convinti come sono che un intervento a gamba tesa del Guardasigilli come questo danneggi anche loro. Proprio per la ragione che, nel timore di una contestazione disciplinare, il magistrato incerto su un arresto decide di seguire quella strada anziché quella più pericolosa di una misura differente come gli arresti domiciliari. E siamo proprio nello scenario del caso Uss.
Un criterio che confonde i ruoli, da una parte il ministro, il governo, la politica, dall’altro la magistratura forte della sua indipendenza di giudizio. Invece i canoni, dopo la contestazione disciplinare di Nordio, stanno saltando. Forse antipasto delle riforme che lo stesso ministro annuncia senza che però esse - tra i pettegolezzi sui contrasti nella stessa maggioranza - abbiano finora visto la luce. Mentre sicuramente salta la separazione delle carriere per il veto di Meloni che non vuole due referendum (su presidenzialismo e giustizia).
E certo non è casuale che l’assemblea generale venga calendarizzata proprio nelle settimane in cui - stando almeno agli annunci - le riforme di Nordio dovrebbero fare capolino a palazzo Chigi. Sempre le stesse annunciate da sette mesi, via l’abuso d’ufficio (anche contro le richieste dell’Europa), attenuato il traffico d’influenze, stretta sulle intercettazioni, revisione della custodia cautelare con un collegio di giudici a decidere, anziché il solo giudice per le indagini preliminari. E poi un intervento sulla prescrizione per fare marcia indietro sulle leggi Orlando, Bonafede e Cartabia. Tutte riforme che il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia dice chiaramente di non conoscere perché gli annunci “non sono ancora divenuti oggetto di confronto allargato anche alla rappresentanza dell'associazione magistrati".