Ossessione social su stipendio e ospiti, lo showman odiato dalla Bestia di Salvini
di Concetto VecchioROMA - "Comunista!". Anzi "comunista col Rolex". "Milionario a carico degli italiani". "Guadagna in un mese quanto me in un anno". Per Matteo Salvini era diventato qualcosa che assomigliava a un'ossessione, il bersaglio di ogni sua inquietudine e rivalsa: Fabio Fazio. Per anni ne ha parlato ovunque, persino nei comizi a Pinzolo, Palazzolo Milanese, Piana delle Orme, di fronte a facce stupite, e lo bersagliava per lo stipendio ("Vergognaaaa!"), e per Luciana Littizzetto ("non mi fa ridere"), e giù bordate per le interviste a Saviano, a Carola Rackete, a Mimmo Lucano. "Cresciamo nonostante i giornali, Fazio e Gruber", s'inorgogliva nelle valli bergamasche. Soprattutto si vantava di non andarci: "Fazio mi sta sulle palle!". Poi faceva capolino anche un umano dispiacere, a stento represso, per il fatto di non essere stato chiamato, "invita la qualunque, manca solo Cetto, io non sono offeso …
ROMA - "Comunista!". Anzi "comunista col Rolex". "Milionario a carico degli italiani". "Guadagna in un mese quanto me in un anno". Per Matteo Salvini era diventato qualcosa che assomigliava a un'ossessione, il bersaglio di ogni sua inquietudine e rivalsa: Fabio Fazio. Per anni ne ha parlato ovunque, persino nei comizi a Pinzolo, Palazzolo Milanese, Piana delle Orme, di fronte a facce stupite, e lo bersagliava per lo stipendio ("Vergognaaaa!"), e per Luciana Littizzetto ("non mi fa ridere"), e giù bordate per le interviste a Saviano, a Carola Rackete, a Mimmo Lucano. "Cresciamo nonostante i giornali, Fazio e Gruber", s'inorgogliva nelle valli bergamasche. Soprattutto si vantava di non andarci: "Fazio mi sta sulle palle!". Poi faceva capolino anche un umano dispiacere, a stento represso, per il fatto di non essere stato chiamato, "invita la qualunque, manca solo Cetto, io non sono offeso se non mi invita, la vita vera significa sezioni e gazebo anche sotto la neve, non lo dico per non fare il piagnina".
Più volte, in passato, anche Giorgia Meloni si era lamentata dei mancati inviti ("mai uno di destra"). Perché Fazio era ambito, faceva imbattibili ascolti (e vedremo se chi lo sostituirà saprà fare meglio) e le sue interviste, non esattamente urticanti, facevano comodo. E probabilmente sono lontani i tempi scintillanti di Quelli che il calcio, di Anima mia, delle imitazioni di Pertini e Biscardi, ma un ministro che fa ciaone per avere ottenuto lo scalpo più pregiato della tv pubblica non è esattamente rassicurante. Con Fazio salta il personaggio che più di tutti, a destra, catalizzava l'acredine buonista, l'odio verso il politicamente corretto e il mainstream, verso quel mondo che il prossimo direttore generale della Rai (proprio oggi si apre la settimana decisiva), il meloniano Giampaolo Rossi, ha riassunto nella formula dei "fighetti radical-chic, elitari liberal, bamboccioni antifascisti".
Rossi definì Roberto Saviano, ospite nei suoi programmi, come "un vermilinguo", "il puntuale riempitivo dei salottini televisivi di Fazio da 11 milioni di euro (con i soldi vostri)". E quindi ora siamo al repulisti sognato per anni dai vari Maurizio Gasparri ("il contratto di Fazio va stracciato!"), Daniela Santanché ("Non tradisce la radice del suo cognome e si conferma Fazio-so"), e Federico Mollicone, l'ambizioso presidente della commissione Cultura della Camera ("Noi abbiamo chiesto la cancellazione del programma a causa della sua faziosità. Io mi considero un anti-fazista").
Insomma, non c'è stato soltanto Salvini: anche se è stato il più agguerrito; Fazio, che deve essere un tipo che non dimentica, ha contato ben 123 attacchi. Tuttavia il ministro è stato l'interprete di una corrente di pensiero più ampia, che include anche i giornali d'area, e che tradisce un sentimento più sfaccettato, una voglia di revanscismo che viene da lontano: il complesso di inferiorità che però poi quando si fa palinsesto acchiappa l'un per cento di share. Giorgia Meloni non è stata in seconda fila nel cavalcarlo. Quando Fazio intervistò Macron la leader di Fratelli d'Italia, allora all'opposizione, arrivò a dire: "Si faccia pagare lo stipendio dall'Eliseo!". Per lei Fazio era uno che "tutte le settimane ci spiega come dovrebbe funzionare il mondo. Italiani ribellatevi: non guardate Che tempo che fa!". E non va dimenticato che Fazio è stato per anni nel mirino anche dei grillini anti casta, ovvero prima che entrassero nella stanza dei bottoni e quindi degli studi televisivi. Il contratto di Fazio fu oggetto di una campagna violentissima. Forse l'avrà dimenticato ma anche Roberto Fico lo definì "un comunista col portafogli a destra".
Abbiamo avuto "l'editto bulgaro" ai tempi di Berlusconi, Biagi, Luttazzi e Santoro, ora Meloni è già nella storia per avere cacciato Fazio. E infatti in tanti a sinistra dicono: "Guarderemo la 7", come dicevano "vado all'estero se vince Silvio". Questa storia conferma che la tv, in un paese anziano come il nostro, modella ancora il senso comune. La Rai, del resto, è sempre stata filogovernativa, prona al potere. Ma è anche vero che la tv democristiana ubbidiva a De Mita e Fanfani, ma poi produceva La Piovra, sapendo di dover parlare a una società pluralista, spesso più radicale del potere: ora invece abbiamo un potere più radicale della società.