✕

Brescia, Castelletti sindaca già al primo colpo. E la Lega fa flop

Laura Castelletti, nuova sindaca di Brescia  
La candidata di Pd, civiche e Terzo polo batte il centrodestra. Mastica amaro il candidato salviniano: “La città va ascoltata”
2 minuti di lettura

Brescia - La Leonessa è donna. Per la prima volta nella sua storia Brescia ha eletto una sindaca - Laura Castelletti - è questa è la prima notizia. La seconda è che il centrosinistra qui tiene dopo dieci anni di governo: un trend. Una storia bresciana nel tempo della capitale della cultura (con Bergamo). La terza notizia è che l'artiglieria pesante schierata dal destra-centro che ha voluto chiudere in città, al gran completo e in pompa magna, venerdì scorso, la campagna elettorale, ha fatto flop. Meloni, Salvini, Tajani più Lupi e il governatore Attilio Fontana. Non sono riusciti a spingere il candidato leghista Fabio Rolfi oltre il 41,6% (è il dato rilevato mentre scriviamo), ovvero quattordici punti sotto il 55% incassato da Castelletti, vicesindaca uscente, sostenuta da Pd e Terzo Polo.

Trionfante al primo turno, dunque. "Laura! Laura!", gridano militanti e simpatizzanti a sera sotto il porticato de…

Brescia - La Leonessa è donna. Per la prima volta nella sua storia Brescia ha eletto una sindaca - Laura Castelletti - è questa è la prima notizia. La seconda è che il centrosinistra qui tiene dopo dieci anni di governo: un trend. Una storia bresciana nel tempo della capitale della cultura (con Bergamo). La terza notizia è che l'artiglieria pesante schierata dal destra-centro che ha voluto chiudere in città, al gran completo e in pompa magna, venerdì scorso, la campagna elettorale, ha fatto flop. Meloni, Salvini, Tajani più Lupi e il governatore Attilio Fontana. Non sono riusciti a spingere il candidato leghista Fabio Rolfi oltre il 41,6% (è il dato rilevato mentre scriviamo), ovvero quattordici punti sotto il 55% incassato da Castelletti, vicesindaca uscente, sostenuta da Pd e Terzo Polo.

Trionfante al primo turno, dunque. "Laura! Laura!", gridano militanti e simpatizzanti a sera sotto il porticato della Loggia. Nella piazza della strage nera firmata dai bombaroli ordinovisti risuonano le note de L'ombelico del mondo di Jovanotti, colonna sonora che ha chiuso la campagna di Castelletti; sventolano le bandiere del Pd e delle tante liste civiche che hanno portato acqua; ecco l'abbraccio tra la neosindaca e il dominus Emilio Del Bono che di questa vittoria è stato, diciamo, il propiziatore - dopo una lunga stagione a palazzo Loggia mister preferenze ha traslocato in Regione Lombardia spinto da 35 mila voti. È a lui, subito dopo il ringraziamento ai bresciani, che Castelletti rivolge il primo pensiero: "Un grande amministratore e una presenza significativa per me in questa campagna elettorale". Cinquantacinque anni, tecnico di laboratorio chimico biologico, due figlie. La nuova sindaca di Brescia ha un curriculum politico di lungo corso e conosce bene la macchina amministrativa della città: nel 1991 l'elezione in consiglio comunale, di cui poi diventerà presidente, fino alla carica di vicesindaco reggente dopo la staffetta con Del Bono. Adesso, il passaggio del testimone. "La città ha detto chiaramente quale direzione dobbiamo prendere - dice - Siamo tanti, appassionati e competenti, le liste civiche ci hanno aiutato molto. Prendere atto di questo risultato è emozionante. È figlio di dieci anni di buon governo, siamo gente concreta con le idee chiare. Non abbiamo avuto bisogno delle sfilate dei big per vincere. Ora torneremo a lavorare. Ho sempre lavorato, non ho paura di lavorare".

Tra i primi a complimentarsi con la prima sindaca della Leonessa, il senatore dem Alfredo Bazoli e Elly Schlein: telefonata, congratulazioni a lei e alla squadra. Perché una cosa è certa: la candidata del centrosinistra, centrando la vittoria, ha fatto la storia. Mai la città aveva avuto un sindaco donna. E pare davvero una curiosa congiuntura astrale, pensando alle novità rappresentate da Schlein e dal premierato della presidente Giorgia Meloni. La quale, tre giorni fa, in un teatro Morato gremito da 1.500 persone, aveva sì suonato la carica per la sfida lanciata dal centrodestra con Fabio Rolfi. Ma, rispetto al celodurista Salvini, aveva tenuto toni più prudenti. Consapevole del fatto che per la coalizione di governo la partita bresciana sarebbe stata tutt'altro che facile. E infatti. Rolfi, anche lui già vicesindaco, mastica amaro. "Le sconfitte fanno male, ma la città va ascoltata". Il candidato leghista spiega così la batosta: "Non siamo riusciti a motivare a sufficienza gli elettori che hanno un orientamento di centrodestra ma che anche questa volta hanno deciso di rimanere a casa". Colpa dell'astensionismo? Chissà. Eppure Brescia ha chiuso la tornata elettorale con un dato in leggera crescita: 57,84% degli aventi diritto rispetto ai 57,41 del 2018: 85.555 quelli che si sono recati alle urne. Aveva portato avanti, Rolfi, una campagna elettorale tutta all'attacco, aggressiva. Con alcuni fuoripista curiosi: tipo il tentativo di inclusione (con candidature nelle liste del centrodestra) di quegli immigrati - indiani e sikh - che negli anni scorsi, da "sceriffo", lo stesso Rolfi aveva sempre contrastato. La nemesi si è compiuta.