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Bria: "La Rai in un pantano politico, ecco perché ho votato contro il nuovo ad Sergio"

Francesca Bria, consiglera di amministrazione Rai in quota Pd (ansa)

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La consigliera di amministrazione spiega le ragioni del suo voto nel cda: "L'annuncio della partenza di Fazio per Discovery, senza che il caso sia mai stato sottoposto al Cda, è un duro colpo per l'azienda"
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Gentile Direttore,

ci tengo a spiegare le ragioni del mio voto contrario, sia per quanto riguarda il metodo che il merito, all'insediamento del nuovo Ad della Rai Roberto Sergio.

La Rai, è ormai da circa sette mesi in un vero e proprio pantano causato da interferenze politiche, che mette a rischio la posizione dell'azienda nel mercato dei media che si sta radicalmente trasformando sotto l'impatto della rivoluzione digitale.

Le sfide attuali richiedono un salto di qualità con forti investimenti produttivi e un impegno rinnovato per la qualità dell'informazione e dei prodotti televisivi. Invece, l'attuale situazione di paralisi si riflette sul quadro finanziario, segnato da precarietà ed incertezze.

Dopo quasi due anni dal nostro insediamento, nonostante gli sforzi del consiglio di amministrazione, non siamo riusciti a progredire sul contratto di servizio o sul nuovo piano industriale. Siamo invece obbligati a nominare un nuovo amminis…

Gentile Direttore,

ci tengo a spiegare le ragioni del mio voto contrario, sia per quanto riguarda il metodo che il merito, all'insediamento del nuovo Ad della Rai Roberto Sergio.

La Rai, è ormai da circa sette mesi in un vero e proprio pantano causato da interferenze politiche, che mette a rischio la posizione dell'azienda nel mercato dei media che si sta radicalmente trasformando sotto l'impatto della rivoluzione digitale.

Le sfide attuali richiedono un salto di qualità con forti investimenti produttivi e un impegno rinnovato per la qualità dell'informazione e dei prodotti televisivi. Invece, l'attuale situazione di paralisi si riflette sul quadro finanziario, segnato da precarietà ed incertezze.

Dopo quasi due anni dal nostro insediamento, nonostante gli sforzi del consiglio di amministrazione, non siamo riusciti a progredire sul contratto di servizio o sul nuovo piano industriale. Siamo invece obbligati a nominare un nuovo amministratore delegato, mettendo in questo quadro a rischio l'autonomia e l'indipendenza dell'azienda.

Siamo nel limbo per quanto riguarda le risorse necessarie, poiché il governo ha dichiarato di voler eliminare il canone dalla bolletta, ma non ha ancora fornito alcuna certezza sulle risorse disponibili necessarie a sostituire le entrate del canone.

Questa incertezza impedisce l'approvazione di un piano industriale che dovrebbe puntare sulla trasformazione digitale, sulla gestione di dati e algoritmi, sulla formazione, sulle capacità produttive della Rai e su un rinnovato ruolo delle sedi territoriali.

La mia preoccupazione si estende ai ritardi nella definizione di palinsesti e programmi, esacerbata dalle voci riguardanti presunte epurazioni di giornalisti perché considerati troppo di sinistra, nuove promozioni, nuovi programmi e nuove conduzioni gradite al nuovo governo. Altro che piano industriale e sfide innovative!

L'annuncio della partenza di Fazio per Discovery, senza che il caso sia mai stato sottoposto al Cda, è un duro colpo per l'azienda ed è un esempio di questa situazione.

Invece di garantire la continuità dei programmi Rai, da settimane si discute sui giornali di una presunta nuova ondata di nomine apicali sia nei generi che nelle testate secondo un fantomatico organigramma che sembra essere stato deciso da persone che non erano ancora investite di alcun ruolo o addirittura esterne all'azienda.

Oggi stesso, non appena eletto, l'amministratore delegato ha inoltre immediatamente indicato la nomina del direttore generale Giampaolo Rossi. Da settimane la stampa fa riferimento ad un presunto patto fra i due che implicherebbe fra un anno l'inversione dei loro ruoli. La domanda d'obbligo è chiedere se questo patto esista realmente e con quale legittima autorità sia stato stipulato. Se la risposta fosse affermativa saremmo di fronte a qualcosa di inaccettabile: una scelta che non si pone minimamente il tema del profilo strategico dell'azienda né quello della continuità della governance.

Ricordo che la Rai, come servizio pubblico, è un presidio del pluralismo e della libertà di opinione ed espressione, e ha l'obbligo costituzionale di garantire un dibattito accurato e veritiero, tutelando il diritto dei cittadini a non essere disinformati.

Attualmente, vi è uno squilibrio informativo e nei tempi di presenza di esponenti politici di maggioranza e di governo rispetto alle forze di opposizione, come dimostrato dai dati dell'Osservatorio di Pavia.

Quel che mi preme sottolineare è l'importanza di un'informazione equilibrata e imparziale e del rispetto del pluralismo. Considero mio compito vigilare scrupolosamente sul rispetto di questo criterio, in linea con il ruolo che la legge prevede per i rappresentanti del parlamento nel consiglio di amministrazione e in ossequio alle indicazioni Europee espresse nello European Media Freedom Act.

Concludendo, l'unica cosa che si dovrebbe fare è far funzionare bene l'azienda senza occuparla, usarla come merce di scambio, piegarla ad esigenze contingenti. Ciò che si dovrebbe fare, e che purtroppo non si sta facendo, è custodirla e farla crescere nell'interesse di tutti i cittadini italiani che del servizio pubblico sono i veri azionisti.

*Consigliere di amministrazione, Rai