Imperia, Scajola l’intramontabile vince a valanga la sfida con Bracco
di Matteo MacorIMPERIA - Procedeva per assurdo, Claudio Scajola, ancora venerdì scorso, sul filo del gong del silenzio elettorale. "Almeno per questi pochi giorni che mancano al voto prometto che non andrò in motorino: se cadessi potrebbe essere l'unico motivo per perdere queste elezioni", scherzava a denti stretti il sindaco uscente tra vecchi e nuovi sostenitori, banchetti e volantinaggi nei mercati rionali. Numeri da vecchia scuola di partito per dribblare le domande di rito e prendere le distanze (ancora una volta) dal suo sfidante più agguerrito, Ivan Bracco, candidato di Pd e centrosinistra, scelto (anche) per la sua storia di commissario che ha indagato l'ex ministro oggi settantacinquenne in sei diverse inchieste negli ultimi dieci anni. Capitolo primo di un duello da romanzo che numeri alla mano, almeno nella sua inedita versione elettorale di questi mesi di campagna, ha appassionato gli elettori fino ad un certo punto. A Imperia l'intramontabile S…
IMPERIA - Procedeva per assurdo, Claudio Scajola, ancora venerdì scorso, sul filo del gong del silenzio elettorale. "Almeno per questi pochi giorni che mancano al voto prometto che non andrò in motorino: se cadessi potrebbe essere l'unico motivo per perdere queste elezioni", scherzava a denti stretti il sindaco uscente tra vecchi e nuovi sostenitori, banchetti e volantinaggi nei mercati rionali. Numeri da vecchia scuola di partito per dribblare le domande di rito e prendere le distanze (ancora una volta) dal suo sfidante più agguerrito, Ivan Bracco, candidato di Pd e centrosinistra, scelto (anche) per la sua storia di commissario che ha indagato l'ex ministro oggi settantacinquenne in sei diverse inchieste negli ultimi dieci anni. Capitolo primo di un duello da romanzo che numeri alla mano, almeno nella sua inedita versione elettorale di questi mesi di campagna, ha appassionato gli elettori fino ad un certo punto. A Imperia l'intramontabile Scajola vince infatti tanto a poco, anzi "tantissimo a pochissimo": oltre il 62 per cento lui, poco più del 22 il primo avversario. Anche se i "messaggi politici" - metterà in chiaro lo stesso sindaco, a spoglio ultimato e festa iniziata - arrivano chiari a tutti. A sinistra come a destra.
In quota centrosinistra, del resto, l'obiettivo più o meno dichiarato era il miraggio di un ballottaggio che sarebbe stato accolto "come una vittoria". Il duello da romanzo non ha avuto il lieto fine, anche se Bracco ha rilanciato da subito ("Scajola festeggia ma sa bene che rischia di durare poco, da domani se la vedrà con un'opposizione durissima"), e il tonfo vale un manifesto. Sia per i partiti sul territorio, che avevano scelto il loro candidato comune (in un primo tempo proposto da Sinistra Italiana) solo dopo un lungo travaglio, sia nel racconto di un dialogo interrotto anche in Liguria, quello tra Pd e grillini. Un'intesa su cui in casa dem si pensava di puntare in caso di secondo turno, in parte pure per poter raccontare di Imperia come di un laboratorio progressista da ritrovare, che si è fermata però sui numeri. Il meno 40 per cento di Bracco, e l'1,3 del candidato del M5S Stefano Semeria.
È ancora Scajola, così, sindaco bis (anzi tris) a rivendicare "la lezione imperiese" sulla scena politica nazionale. Lontani i ruoli governativi, lontanissima l'era berlusconiana, il temperamento è del resto ancora quello dei tempi di "Sciaboletta", soprannome di sempre passato per clamorose cadute e puntuali risalite. Imperia l'hanno governata per più mandati lui, il padre e il fratello, una dinastia. Cinque anni fa trionfò a sorpresa al secondo turno "contro tutto e tutti", centrodestra compreso, e la vittoria di questa tornata in qualche modo "ribadisce il concetto di fondo". "C'è chi parla di vittoria del centrodestra, ma io sono un civico - ha gelato a spoglio ancora in corso le forze che l'hanno sostenuto, dagli arancioni del governatore ligure Giovanni Toti a Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, gli ultimi a piegarsi alla volontà del sindaco di correre senza simboli di partito sulla scheda - e questa nostra nuova affermazione ci dice che a interessare ai cittadini sono le persone, non le sigle, né gli equilibri tra segreterie di partito".
"Alle Politiche ormai prevale il partito del non voto, e Imperia è un piccolo esempio di come questo Paese abbia bisogno di altro - è il rilancio del vincitore - Gli italiani non vogliono più partiti che inseguono i sondaggi della mattina, ma una riforma dell'architettura politica, del modo di votare, del rapporto tra chi amministra e il popolo". Come a dire, al centrodestra riunito nel suo nome e non solo: grazie per il sostegno, ma a (ri)vincere sono stato io. Ancora io, sempre io.