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La passione per Putin e Trump, l’ossessione per Soros e i “fighetti” radical chic. L'antologia del nuovo dg della Meloni-tv, Giampaolo Rossi

(ansa)
Ci si può fare un'idea delle sue convinzioni sulla società italiana, sulla politica, spulciando il blog che per anni ha tenuto sul sito del Giornale
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"Il fighetto radical chic è un dandy ideologico ricco e ipocrita e cattivo che copre con l'odio ideologico il senso di colpa per il suo benessere (di cui spesso non ha alcun merito)". Giampaolo Rossi, 57 anni, il nuovo direttore generale della Rai meloniana, sarà giudicato dai fatti, come tutti. In attesa di conoscerli ci si può fare un'idea delle sue convinzioni sulla società italiana, sulla politica, spulciando il blog che per anni ha tenuto sul sito del Giornale tra predilezioni (Trump, Putin), feroci antipatie (Soros, Saviano, Boldrini, "i bamboccioni antifascisti") e reiterate ossessioni. Quella più grande è per la sinistra, specie quella impegnata per le minoranze e i migranti, da qui la polemica contro "il fighetto radical chic col culo degli altri", "il rivoluzionario col cachemire del Mamiani", "un'élite intellettuale e corrotta nello spirito che è una de…

"Il fighetto radical chic è un dandy ideologico ricco e ipocrita e cattivo che copre con l'odio ideologico il senso di colpa per il suo benessere (di cui spesso non ha alcun merito)". Giampaolo Rossi, 57 anni, il nuovo direttore generale della Rai meloniana, sarà giudicato dai fatti, come tutti. In attesa di conoscerli ci si può fare un'idea delle sue convinzioni sulla società italiana, sulla politica, spulciando il blog che per anni ha tenuto sul sito del Giornale tra predilezioni (Trump, Putin), feroci antipatie (Soros, Saviano, Boldrini, "i bamboccioni antifascisti") e reiterate ossessioni. Quella più grande è per la sinistra, specie quella impegnata per le minoranze e i migranti, da qui la polemica contro "il fighetto radical chic col culo degli altri", "il rivoluzionario col cachemire del Mamiani", "un'élite intellettuale e corrotta nello spirito che è una delle cause principali del disastro della nazione". Nel 2017 scrisse che il "loro sistema neuronale è programmato per negare l'evidenza, per cancellare ciò che è, a vantaggio di ciò che pensano che sia. La realtà per la sinistra è come l'aglio per i vampiri: appena gliela mostri scappano urlando posseduti dal demone dell'ombra". 

L'altra polemica reiterata ha riguardato "gli intellettualoni" - descritti come "guru dell'antropologicamente superiore, razzisti travestiti da spiriti umanitari, l'espressione di un'élite che non rappresenta il Paese, eppure lo domina" - e l'élite, che "sta riversando un odio implacabile, specie contro Salvini, come ieri lo riversava contro Berlusconi". Così scriveva nel giugno del 2018, riferendosi a Roberto Saviano: "Dal suo attico di New York dispensa bugie e infamia, capobastone di quella canaglia schiavista al soldo dell'élite globalista" .

In quei giorni Matteo Salvini era diventato l'uomo forte del governo gialloverde. Giampaolo Rossi ne scrisse un elogio intitolato "Chapeau Salvini": "Sommando ai voti di Salvini quelli della Meloni, il fronte sovranista rappresenta un blocco di oltre il 22 % nazionale, diventando netta maggioranza dentro il centrodestra. Un'area capace di condizionare in profondità le scelte politiche su temi come Europa, euro, immigrazione". 

Più futurista che outsider

È uno stile da futurista, di oppositore al politicamente corretto, di uno fuori dai giri che contano. Ma Rossi non è un outsider relegato ai margini del sistema. Dal 2004 al 2012 è stato presidente di Rai Net, la società che ha sviluppato l'intera offerta web del servizio radio televisivo. Nel 2018, ai tempi del salvinismo, è diventato membro del consiglio d'amministrazione della Rai, con Marcello Foa presidente. E oggi è ritenuto uno degli alfieri del nuovo immaginario italiano, prefigurato dal ministro Sangiuliano, che punta a riequilibrare la presunta egemonia culturale della sinistra in tv, al cinema, nelle case editrici.  

La destra si prende il potere in Rai, com'è sempre accaduto a chi vince, dai tempi di Fanfani. L'altro giorno, su Repubblica, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha definito Rossi "un costruttore di ponti che parlava di Pasolini e Marcuse a Colle Oppio", ma forse quei ponti nel frattempo sono crollati. Qui interessa capire come ragiona, come scrive, che libri ha letto, il principale manager dell'azienda culturale più grande del Paese. Un dirigente che per anni ha sparso frasi così: "Alla sinistra degli immigrati non frega nulla tranne quando dieci di loro vanno a disturbare l'estetica delle ville radical chic di Capalbio". "Una pietra miliare della stupidità della sinistra, della sua criminale responsabilità nel disastro che stiamo vivendo, della sua ipocrisia vestita di peloso umanitarismo"; scriveva dopo un manifesto Pd sull'immigrazione. Uno che citava Ernst Jünger ("gli uomini sono fratelli, ma non uguali"), e paventava "l'invasione" dei migranti favorita dalla sinistra: "La sensazione è che l'Italia si appresti a diventare un test di laboratorio, la sperimentazione di come dissolvere uno Stato nazionale ed imporre modelli sociali e politici più funzionale alla globalizzazione apolide. E la sinistra sta scientificamente operando per questo, accettando passivamente l'immigrazione incontrollata come fosse un disegno del destino e non uno "schema indotto" dal potere globalista". 

A questo punto non resta che attendere i palinsesti di Tele-Giorgia.