G7, dai ghiacci dell'Alaska a Hiroshima: al via il summit di Meloni. Diplomazia al lavoro per un incontro con Biden
dal nostro inviato Tommaso CiriacoHIROSHIMA - Lo scalo tecnico in Alaska serve all'Airbus del Trentunesimo stormo per volare dall'Islanda al Giappone evitando la rotta che lambisce la Russia. Tempi nuovi, da cortina di ferro anche nei cieli. Il resto lo fa la curiosità di Giorgia Meloni di mettere piede tra i ghiacci di Anchorage, anche solo per un'ora. Scalando il fuso e la notte, la premier atterra dopo otto ore ad Hiroshima, dove è attesa da tre giorni di un G7 che si annuncia simile a quelli che lo hanno preceduto: all'insegna, cioè, della competizione occidentale (e giapponese) con la Cina. Sul piano economico, commerciale, tecnologico, militare, strategico.
Per la presidente del Consiglio, il summit conta soprattutto per ciò che lo precede e lo accompagna: i vertici bilaterali con i partner. Quello a cui lavora la diplomazia è soprattutto con Joe Biden. Secondo il consigliere per la sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan, il Presidente americano si ritrover&agra…
HIROSHIMA - Lo scalo tecnico in Alaska serve all'Airbus del Trentunesimo stormo per volare dall'Islanda al Giappone evitando la rotta che lambisce la Russia. Tempi nuovi, da cortina di ferro anche nei cieli. Il resto lo fa la curiosità di Giorgia Meloni di mettere piede tra i ghiacci di Anchorage, anche solo per un'ora. Scalando il fuso e la notte, la premier atterra dopo otto ore ad Hiroshima, dove è attesa da tre giorni di un G7 che si annuncia simile a quelli che lo hanno preceduto: all'insegna, cioè, della competizione occidentale (e giapponese) con la Cina. Sul piano economico, commerciale, tecnologico, militare, strategico.
Per la presidente del Consiglio, il summit conta soprattutto per ciò che lo precede e lo accompagna: i vertici bilaterali con i partner. Quello a cui lavora la diplomazia è soprattutto con Joe Biden. Secondo il consigliere per la sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan, il Presidente americano si ritroverà faccia a faccia con alcuni dei suoi omologhi. E Meloni spera ovviamente di essere tra questi. L'alternativa è che le venga concesso un pull aside, rapido e senza formalità.
Sul tavolo ci sarà ovviamente il rapporto con il Dragone, ma almeno ufficialmente non dovrebbe essere trattata l'uscita dell'Italia dal memorandum della via della Seta: così, almeno, spera Palazzo Chigi, convinta di aver strappato alla Casa Bianca altro tempo e di aver ottenuto di poter decidere sul destino della Belt and Road nel prossimo autunno, al termine di un percorso negoziale con Pechino che eviti strappi definitivi.
Nel pomeriggio che precede il G7, intanto, la premier sarà ricevuta dal giapponese Kishida. E non si può escludere che i due leader facciano il punto assieme al britannico Rishi Sunak in un trilaterale centrato sullo sviluppo del progetto GCAP/Tempest, i caccia di sesta generazione a cui lavorano Italia, Gran Bretagna e Giappone.
Ma a inseguire Meloni anche oltre confine è sempre lo scontro tutto europeo con Emmanuel Macron. Tradizionalmente, i leader continentali del G7 si ritrovano per fare il punto prima dell'avvio del vertice. Potrebbe essere l'occasione per un contatto ravvicinato con il francese - anche se alla presenza di Olaf Scholz - prima di un eventuale faccia a faccia a margine del summit che le tensioni delle ultime settimane rendono necessario e nello stesso tempo complicato da organizzare.
Cina, dunque. Che per l'Italia significa non solo immaginare una exit strategy 'pacifica' dalla via della Seta, ma anche adesione alla linea americana che spinge per affrancarsi dalla dipendenza cinese in settori chiave come le materie prime. E che passa anche dall'obbligo di individuare una modalità per difendere la specificità tecnologica occidentale, anche nel settore militare: anche di questo si discuterà.
Ci sarà anche Volodymyr Zelensky, non è ancora chiaro se in presenza o in video. Un'occasione, l'ennesima, per trasmettere l'adesione italiana e dei Sette alla causa di Kiev. Un sostegno economico e militare che però potrebbe portare il leader ucraino a chiedere tra l'altro a Meloni un impegno per la fornitura di caccia. Un passo che Kiev ha evitato di formalizzare ufficialmente durante la visita del Presidente a Roma, ma che per vie ufficiosa è da tempo sul tavolo. E che l'Italia, nel medio periodo e comunque dopo gli altri alleati, difficilmente potrà evitare.
Non mancherà neanche l'appello a evitare un'escalation nucleare, rivolto ovviamente a Mosca. Un invito che avrà un peso maggiore perché pronunciato proprio a Hiroshima, monito perenne a fermarsi prima che le lancette dell'orologio del mondo segnino la catastrofe.