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Per le strade di Hiroshima blindata: così la città attende il suo G7, tra poliziotti in stile Star Wars e cassonetti dei rifiuti sigillati

Giorgia Meloni e il premier giapponese Fumio Kishida (afp)

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La metropoli deserta alla vigilia del vertice dei leader. Faccia a faccia tra Meloni e il premier giapponese Kishida
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HIROSHIMA - L'unico che alza la voce è il poliziotto. Con l'altoparlante della volante se la prende con l'automobilista smarrito che ostruisce la via veloce messa a punto dalla sicurezza per tagliare in due Hiroshima. Passa qualcuno dei Sette grandi. Intorno, il silenzio. Non quello giapponese, già celebre. Un autentico nulla acustico di una città blindata - si direbbe congelata, se non fosse per il caldo umido - in attesa del G7.

Il primo segno dell'ibernazione è a bordo dello Shinkansen Tokyo-Hiroshima. Lo schermo luminoso alterna due messaggi: uno è dedicato alla fermata successiva, l'altro alla città capolinea che ospita il summit. E insiste su un dettaglio: nella stazione non è possibile gettare nulla perché i contenitori sono sigillati per ragioni di sicurezza legate al summit del G7. Una, dieci, cento volte. Per prevenire atti di terrorismo.

La città sembra vuota. Un milione e centoottantacinqu…

HIROSHIMA - L'unico che alza la voce è il poliziotto. Con l'altoparlante della volante se la prende con l'automobilista smarrito che ostruisce la via veloce messa a punto dalla sicurezza per tagliare in due Hiroshima. Passa qualcuno dei Sette grandi. Intorno, il silenzio. Non quello giapponese, già celebre. Un autentico nulla acustico di una città blindata - si direbbe congelata, se non fosse per il caldo umido - in attesa del G7.

Il primo segno dell'ibernazione è a bordo dello Shinkansen Tokyo-Hiroshima. Lo schermo luminoso alterna due messaggi: uno è dedicato alla fermata successiva, l'altro alla città capolinea che ospita il summit. E insiste su un dettaglio: nella stazione non è possibile gettare nulla perché i contenitori sono sigillati per ragioni di sicurezza legate al summit del G7. Una, dieci, cento volte. Per prevenire atti di terrorismo.

La città sembra vuota. Un milione e centoottantacinquemila abitanti che non si vedono (e non si sentono). C'è polizia ovunque. Camminano silenziosi in divisa nera, a coppie di due. Controllano le strade deserte. E soprattutto, punteggiano i bordi della carreggiata. Ogni trenta metri un agente agita due spade di neon rosso, che spiccano sullo sfondo bianco: bianca la tuta antipioggia, bianco il cappuccio, bianchi i pantaloni, bianchi i guanti. Si vedono solo gli occhi, solletica un brivido da guerre stellari.

Si sa, la cura maniacale del dettaglio è l'anima dell'isola. È la preparazione meticolosa del gesto, dell'azione, del proprio dovere. Talmente esasperata che il capo degli sherpa giapponesi che ha gestito le pratiche preparatorie del vertice si è buttato a capofitto sui dossier ed è finito ricoverato.

Anche gli accrediti sembrano un affare da gestire con la massima cura (e un briciolo di nevrosi). Da settimane, i giornalisti sono rincorsi da mail che avvertono le finestre temporali da sfruttare per ritirare il badge: ogni giorno, una forbice diversa. Fino alla vigilia che precede il vertice, con un after hours che andrà avanti tutta la notte nel desk che stampa i cartellini rigidi per l'accesso alla sala stampa del vertice.

C'è anche Giorgia Meloni, che dopo aver percorso al contrario l'emisfero - è arrivata in Giappone volando verso Ovest, con scalo tecnico in Alaska - è arrivata a Hiroshima ed è stata ricevuta dal premier Kishida ed è stata accolta dalla stampa locale che esulta per un dettaglio: è la quinta donna capo di governo di un Paese del G7 a sedere al summit. Quinta in 48 anni dopo Margaret Thatcher, la canadese Kim Campbell, Angela Merkel e Theresa May.  

Domani si parte. Per i poliziotti che sfidano la notte e la pioggia con le spade rosso fuoco è già qualcosa.