Alfieri (Pd): "Nessuna contrapposizione tra Schlein e i riformisti. Il partito resterà plurale"
di Giovanna Casadio“Non c’è una contrapposizione tra Schlein e i riformisti. Nel Pd o vinciamo insieme o perdiamo tutti. Il partito è e resterà plurale”. Alessandro Alfieri, ex coordinatore di Base riformista e ora responsabile riforme del Pd di Elly Schlein, replica al documento con cui Stefano Ceccanti, Enrico Morando e Giorgio Tonini su Repubblica, hanno denunciato il pericolo di un Pd identitario, che espella di fatto cattolici e riformisti. Per Alfieri l’area culturale e politica riformista, che aveva sostenuto Stefano Bonaccini alle primarie, si allargherà e riorganizzerà.
Alfieri, nel Pd di Schlein i riformisti sono all’angolo?
“Che ci si possa organizzare meglio per fare sentire la propria voce anche in una area politico-culturale innovativa, cosa che sta a cuore a Stefano Bonaccini tra l’altro, è un tema di discussione. Farebbe bene al Pd. Sarebbe uno stimolo positivo se coniugato con proposte e idee che…
“Non c’è una contrapposizione tra Schlein e i riformisti. Nel Pd o vinciamo insieme o perdiamo tutti. Il partito è e resterà plurale”. Alessandro Alfieri, ex coordinatore di Base riformista e ora responsabile riforme del Pd di Elly Schlein, replica al documento con cui Stefano Ceccanti, Enrico Morando e Giorgio Tonini su Repubblica, hanno denunciato il pericolo di un Pd identitario, che espella di fatto cattolici e riformisti. Per Alfieri l’area culturale e politica riformista, che aveva sostenuto Stefano Bonaccini alle primarie, si allargherà e riorganizzerà.
Alfieri, nel Pd di Schlein i riformisti sono all’angolo?
“Che ci si possa organizzare meglio per fare sentire la propria voce anche in una area politico-culturale innovativa, cosa che sta a cuore a Stefano Bonaccini tra l’altro, è un tema di discussione. Farebbe bene al Pd. Sarebbe uno stimolo positivo se coniugato con proposte e idee che definiscano l’agenda politica dem”.
Stefano Ceccanti, Enrico Morando e Giorgio Tonini elencano su Repubblica il loro cahier de doléances su un Pd che quasi non riconoscono. Lei come risponde?
“Non rimarchino la contrapposizione, ma piuttosto insistano sul contributo di proposte, continuando la discussione negli organismi dirigenti e sui territori”.
Ma lei è sempre un riformista dem o ha abiurato?
“Io sono un riformista convinto e mi batto perché il Pd sia un partito plurale: perché il Pd o è plurale o non è. La sua ricchezza è proprio essere l’insieme di tante storie e sensibilità che hanno contribuito a farlo vivere. È questo il tratto identitario del partito. Qui sta, ripeto, la ricchezza e non la negatività”.
Tuttavia nel documento Ceccanti, Morando e Tonini sollecitano prese di posizione concrete: avranno seguito?
“Uno dei temi di cui parlano è lo sviluppo, il sostegno alle imprese per poter fare politica di redistribuzione: è un punto”.
Poi però la strategia della segretaria è l’Aventino sulle riforme, ad esempio?
“Sulle riforme istituzionale non c’è alcun Aventino. Ne abbiamo discusso in segreteria e poi nell’incontro con Giorgia Meloni abbiamo portato le proposte del Pd, che sono quelle di cui parla anche Ceccanti”.
E cioè?
“La stabilità degli esecutivi può essere raggiunta anche senza l’elezione diretta del capo del governo come vorrebbe Meloni, perciò abbiamo fatto riferimento ai modelli spagnolo e tedesco, a partire dalla sfiducia costruttiva. Inoltre pensiamo a una riforma elettorale che sopprima le liste bloccate e ripristini il rapporto tra eletto e elettore. Ancora. É necessaria l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione per partiti più trasparenti”.
Lei non vede un Pd identitario, radicale e di sinistra?
“Non lo vedo. Soprattutto se i riformisti faranno la loro parte con progetti e proposte”.
Quindi è a suo agio nel partito di Schlein?
“È chiaro che veniamo da esperienze diverse, ma spetta a noi fare in modo che la diversità sia ricchezza. Siamo tutti in gioco: o si vince insieme o si perde tutti”.
Quattro figure politiche di primo piano sono andati via dal Pd negli ultimo due mesi: Beppe Fioroni, Andrea Marcucci, Caterina Chinnici, Enrico Borghi e Carlo Cottarelli. Riformisti a disagio, lo deve ammettere?
“Le scissioni le ho combattute e sono abituato a combattere per le mie idee nel partito che ho contribuito a fondare. Ribadisco: senza sottovalutare, spetta a noi fare in modo che il Pd sia la casa di tutti”.