✕

Comunali, Conte più vicino al Pd. Comizio con Schlein ma niente accordo

La segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente del M5s Giuseppe Conte  
I due leader insieme a Brindisi per sostenere il candidato sindaco M5S. Sì alle indicazioni di voto a favore dei dem ma senza apparentamenti
2 minuti di lettura

Roma - Niente apparentamenti. Ma un'indicazione di voto sì, a favore dei candidati del campo progressista (insomma del Pd). E forse un comizio insieme, a Brindisi, dove il candidato sindaco è del M5S e dove Giuseppe Conte è atteso il 24 maggio, mercoledì prossimo. Questo è quello che l'ex premier è disposto a concedere a Elly Schlein. La segretaria del Pd aveva proposto l'altro ieri in conferenza stampa di "unire le forze", per tentare la spallata alla destra che già al primo turno, sostiene, "ha frenato". Ma Conte, ancora una volta, non vuole dare l'impressione di "un'alleanza strutturale" con i democratici. Dunque un segnale arriverà, ma timido, circostanziato. Al Nazareno sembrano accontentarsi, si fa di necessità virtù, anche perché l'appeal dei 5 Stelle alle amministrative è sempre stato minimo rispetto al peso elettorale in una tornata naziona…

Roma - Niente apparentamenti. Ma un'indicazione di voto sì, a favore dei candidati del campo progressista (insomma del Pd). E forse un comizio insieme, a Brindisi, dove il candidato sindaco è del M5S e dove Giuseppe Conte è atteso il 24 maggio, mercoledì prossimo. Questo è quello che l'ex premier è disposto a concedere a Elly Schlein. La segretaria del Pd aveva proposto l'altro ieri in conferenza stampa di "unire le forze", per tentare la spallata alla destra che già al primo turno, sostiene, "ha frenato". Ma Conte, ancora una volta, non vuole dare l'impressione di "un'alleanza strutturale" con i democratici. Dunque un segnale arriverà, ma timido, circostanziato. Al Nazareno sembrano accontentarsi, si fa di necessità virtù, anche perché l'appeal dei 5 Stelle alle amministrative è sempre stato minimo rispetto al peso elettorale in una tornata nazionale. Ma nei 6 capoluoghi dove si andrà al ballottaggio fra dieci giorni (Ancona, Vicenza, Massa e Siena, oltre a Brindisi e Pisa dove i giallorossi sono alleati) anche 2-3 punti percentuali potrebbero diventare decisivi per segnare un comune da una parte o dall'altra del pallottoliere.

Conte e Schlein non si sono parlati. Non sono in agenda faccia a faccia. Ma i pontieri nei rispettivi fronti si stanno sentendo, a cominciare dai due capigruppo al Senato, Francesco Boccia per il Pd, Stefano Patuanelli per i 5 Stelle. Un lavoraccio, visto che da qui alle Europee, come raccontava Chiara Gribaudo, vice-presidente del Pd molto vicina a Schlein, le distanze sono destinate ad acuirsi, perché sarà un'elezione proporzionale secca e ognuno cercherà di "profilarsi" a modo suo, senza badare ai lacci di una coalizione. Conte poi è convinto che col Pd che guadagna punti nei sondaggi, al Movimento non convenga arrendersi al ruolo di gregario, dunque meglio sganciarsi e puntare magari su un miglior piazzamento come lista nelle città della Sicilia dove si voterà il 28 in coincidenza con i ballottaggi, a cominciare da Catania e Ragusa. Non è ancora chiaro se per il secondo turno ci sarà un'indicazione diretta dell'ex premier (della serie: votate il candidato anti-destra) o se questo compito verrà affidato ai coordinatori territoriali, per alleggerirne il peso politico e soprattutto mediatico.

Schlein ha comunque capito le avvisaglie. Lavora per tenere a galla l'idea che a una coalizione, dopo il giro di boa delle Europee, ci si arriverà, e per ora ha il suo daffare nella gestione degli assetti interni. Finora è riuscita surfare fra le correnti, ma è una navigazione insidiosa. Si è visto nelle ultime ore. Mentre la leader continuava i suoi incontri con le ambasciate e organizzava una riunione della segreteria per stamattina, ore 8.30, sul maltempo in Emilia-Romagna, per dire che il partito "è al fianco delle zone colpite e serviranno altre risorse", con l'offerta al governo di collaborare, i gruppi parlamentari diventavano una pentola a pressione. La miccia è il siluramento del vice-capogruppo alla Camera, Piero De Luca, figlio del governatore della Campania Vincenzo, messo nel mirino da Schlein in quota "cacicchi". Schlein è decisa a scalzarlo dal vertice, dopo il commissariamento del partito campano. Ma i gruppi, dove la segretaria non può contare su una maggioranza netta, anzi, ribollono. Base riformista preme per la conferma di De Luca jr, anche perché al Senato, al posto di Alessandro Alfieri, promosso in segreteria, verrebbe nominato vice-presidente semplice (e non vicario) il cattolico Alfredo Bazoli. E la corrente dei neo-ulivisti, la minoranza più dialogante con Schlein, continua a contrapporgli il nome di Antonio Nicita. Per Schlein rischia di diventare la prima, seria grana da quando è al timone del Pd. L'assemblea per nominare gli uffici di presidenza era prevista l'altro ieri, ma senza un accordo e davanti alla minaccia di una conta, non se n'è fatto nulla. Tutto rimandato a ieri e poi, ancora, a oggi alle 13. Segno che la questione non è chiusa, anche se si potrebbe trovare un accordo, promuovendo Bazoli vicario al Senato e rimpiazzando De Luca con un altro moderato, Andrea De Maria o Ubaldo Pagano. Di certo Schlein, assicurano i suoi, non ha intenzione di cedere su De Luca jr. Anche perché è sicura che la sua conferma non porterebbe a una tregua con De Luca padre, che ha in testa di ricandidarsi per la terza volta in Campania ed è corteggiato da un altro De Luca, Cateno. E non è nemmeno detto che Schlein, una tregua, la voglia siglare.