Hanno tutti ragione | Le opposizioni che battono la maggioranza nei sondaggi ma passano il tempo a litigare tra loro
di Stefano CappelliniCon i sondaggi non si fanno i governi, tanto meno coalizioni e programmi credibili e vincenti, però qualcosa i sondaggi dicono sempre. Prendete l'ultimo realizzato da Antonio Noto per Repubblica. Racconta che il partito di Giorgia Meloni è stabile intorno al 27 per cento, poco sopra il risultato delle politiche. Se mettiamo questo dato insieme a quello delle amministrative di domenica scorsa, c'è la conferma che Fratelli d'Italia non sfonda: a differenza di altre formazioni che hanno avuto exploit negli ultimi anni, sembra avere un muro che gli impedisce di andare oltre una certa soglia. Sarà la Fiamma, sarà la storia del partito, sarà altro, ma questo è. Il Pd è al 21 per cento, meglio delle politiche ma ancora lontanissimo dai risultati che furono. È però il dato delle coalizioni che fa riflettere. La maggioranza si ferma al 45,5 per cento, le opposizioni sono al 48,5.
Al netto della fallacia dei sond…
Con i sondaggi non si fanno i governi, tanto meno coalizioni e programmi credibili e vincenti, però qualcosa i sondaggi dicono sempre. Prendete l'ultimo realizzato da Antonio Noto per Repubblica. Racconta che il partito di Giorgia Meloni è stabile intorno al 27 per cento, poco sopra il risultato delle politiche. Se mettiamo questo dato insieme a quello delle amministrative di domenica scorsa, c'è la conferma che Fratelli d'Italia non sfonda: a differenza di altre formazioni che hanno avuto exploit negli ultimi anni, sembra avere un muro che gli impedisce di andare oltre una certa soglia. Sarà la Fiamma, sarà la storia del partito, sarà altro, ma questo è. Il Pd è al 21 per cento, meglio delle politiche ma ancora lontanissimo dai risultati che furono. È però il dato delle coalizioni che fa riflettere. La maggioranza si ferma al 45,5 per cento, le opposizioni sono al 48,5.
Al netto della fallacia dei sondaggi, e del loro valore virtuale, tre punti di distacco non sono pochi e indicano chiaramente che la vittoria del 25 settembre non è bastata al centrodestra per trasformare una maggioranza parlamentare in maggioranza elettorale nel Paese, anzi. Eppure, forse mai come in questo momento, chi spera in una alternativa al governo delle destre è sfiduciato e pessimista. Quel 48 per cento va infatti diviso non in due, non in tre, bensì in cinque parti l'una contro l'altra armata. Il Movimento 5 Stelle non ha ancora deciso cosa fare da grande, e se farsi parte stabile di un centrosinistra o giocare al piccolo Casaleggio, sperimentando in futuro altre alchimie trasversali e rossobrune. Il Terzo Polo è una farsa: con Calenda e Renzi impegnati a contendersi le spoglie dei voti e dei gruppi parlamentari, persino il piccolo centro è diviso in due parti, nessuna delle quali restituisce la sensazione di voler stare con certezza a oltranza nel campo dell'opposizione (oggi sembra Calenda il più interessato a ricostruire un centrosinistra, ma domani chissà). L'alleanza Sinistra-Verdi, ennesimo cartello elettorale senza un quid che non sia la sopravvivenza parlamentare e il presidio di un'area elettorale sempre più asfittica, sta lì, in attesa della prossima offerta di alleanza e del nuovo vestito da mettere alle urne.
Dicono gli analisti: ma come si fa a mettere insieme forze che non sarebbero in grado di produrre un programma comune nemmeno chiuse per mesi a forza in una stanza? Dicono gli elettori, almeno la gran parte: ma come si fa a non sfruttare la possibilità di mandare a casa Meloni e compagnia? Che razza di irresponsabilità e ignavia occorre per sbraitare contro il governo e contemporaneamente passare il tempo a farsi la guerra tra opposizioni? C'è del vero e del giusto in entrambe le osservazioni, naturalmente, anche se la seconda si fa preferire per pragmatismo. Perché il dramma delle opposizioni è che non sembrano nemmeno intenzionate a provarci, fino al paradosso di forze politiche che, in nome della pace, invocano tavoli di trattativa anche con Belzebù, però se si tratta di risparmiare dieci anni di sovranismo al Paese no, giammai, con il partito che mi sta accanto non ci prendo neanche un caffè. Una volta si diceva, con brutta frase populista, "sarebbe da inseguirli con i forconi". La frase resta bruttissima, ma concediamogli almeno il merito di esprimere con chiarezza il sentimento profondo di molti elettori.