Amendola: "È un’occasione unica ma questa destra pare seduta al bar a discutere delle rate di Equitalia"
di Giovanna VitaleROMA - "Le numerose interviste rilasciate dal ministro Fitto sul Pnrr restituiscono l'immagine di un governo che discute della più grande missione di ricostruzione mai finanziata dalla Ue come se stesse al bar a parlare delle rate di Equitalia", accusa il deputato pd Enzo Amendola, che quel piano ha contribuito a scrivere da titolare degli Affari europei nell’esecutivo Conte 2 e sottosegretario con Draghi.
Non sanno di cosa parlano?
"Nel loro argomentare avverto un misto di fastidio, come se i 200 miliardi stanziati fossero una disgrazia, e di incapacità a comprendere l'importanza della sfida che l'Italia ha di fronte. E fa specie che tale impostazione venga dalla destra nazionalista che in Europa dovrebbe sbandierare un orgoglio di patria, anziché esprimere dubbi sul piano, prendendosela con i governi passati e con Bruxelles".
Sta forse dicendo che, non sapendo dove mettere le mani, Fitto gioca allo scaricabarile?
"Esa…
ROMA - "Le numerose interviste rilasciate dal ministro Fitto sul Pnrr restituiscono l'immagine di un governo che discute della più grande missione di ricostruzione mai finanziata dalla Ue come se stesse al bar a parlare delle rate di Equitalia", accusa il deputato pd Enzo Amendola, che quel piano ha contribuito a scrivere da titolare degli Affari europei nell’esecutivo Conte 2 e sottosegretario con Draghi.
Non sanno di cosa parlano?
"Nel loro argomentare avverto un misto di fastidio, come se i 200 miliardi stanziati fossero una disgrazia, e di incapacità a comprendere l'importanza della sfida che l'Italia ha di fronte. E fa specie che tale impostazione venga dalla destra nazionalista che in Europa dovrebbe sbandierare un orgoglio di patria, anziché esprimere dubbi sul piano, prendendosela con i governi passati e con Bruxelles".
Sta forse dicendo che, non sapendo dove mettere le mani, Fitto gioca allo scaricabarile?
"Esattamente, ma dopo otto mesi fare lo scaricabarile è comico. Ecco perché noi del Pd chiediamo che si dica la verità una volta per tutte: cosa non funziona e cosa c'è da cambiare, se c'è qualcosa da cambiare. Io sono un riformista e non mi piace agitare polemiche o ripicche contro chi viene dopo, però con loro alla guida la terza rata non è ancora arrivata e sulla quarta di giugno siamo in ritardo. Sono fatti, non opinioni".
Ma non è legittimo pensare di cambiare il piano se non funziona?
"È il governo a sostenerlo, per ora solo a chiacchiere visto che sin qui non ha esibito né una scheda, né una carta utile a farci capire i problemi. Eppure, specie sui capitoli fondamentali - sostenibilità, cura del territorio, innovazione tecnologica per imprese e P.A. - il Pnrr offre una occasione unica per modernizzare e mettere in sicurezza il Paese, attingendo al debito comune Ue".
Corriamo il rischio di perderla?
"Io spero di no. Ma se accadesse - per negligenza, imperizia o precisa volontà politica - oltre a tradire le prossime generazioni di italiani, tradiremo uno dei più grandi segnali di cambiamento dell'Europa post- austerity. Ecco, non vorrei che in fondo fosse questa la finalità della destra: affossare la spinta europeista realizzata con il Pnrr".
La Commissione ha però aperto a possibili modifiche.
"Certo, è previsto dalle regole sul Recovery. Ma prima devono mettersi d'accordo fra di loro. La verità è che la colpa di questo caos sta tutta nei dissidi interni alla maggioranza".
Cioè?
"Fitto dice che si dovrà tagliare buona parte delle infrastrutture e Salvini che bisogna puntare sulle infrastrutture. Poi annuncia che alcuni progetti non rispetteranno i tempi e il Mef teme l'emissione di nuovi titoli di debito a copertura. Per noi valgono le indicazioni del presidente Mattarella: il Pnrr è una missione nazionale e occorre stare tutti alla stanga per attuarlo. Invece di farci passare il tempo a votare decreti e mozioni, in Parlamento portino atti di indirizzo chiari e noi siamo pronti a collaborare. Altrimenti sono solo parole al vento per nascondere le loro incapacità".
Ma è vero, come denuncia Urso, che i vostri governi hanno chiesto "il massimo delle risorse a debito senza alcun progetto" e che allora presentaste "progetti in pochi giorni, uno accatastato all'altro"?
"Urso deve sapere, e magari glielo può spiegare Fitto, che entro il 31 agosto pure i Paesi che inizialmente non avevano attinto ai prestiti europei, li chiederanno. L'Italia si è mossa prima, prendendo per tempo tutte le risorse disponibili, anche perché sennò sarebbero confluite in un fondo comune. Quanto ai progetti: se bisogna aggiornarli, ci dicano quali e lavoriamoci insieme. Poiché si tratta di un piano di investimenti occorre discuterne carte alla mano, non sui giornali"
L'idea di dirottare le risorse sulle imprese la convince?
"Nel piano iniziale c'era già Industria 4.0. Ora, per aumentare i fondi alle imprese, devi innanzitutto dire da dove li togli e quindi quali sono i progetti irrealizzabili. Ma noi non lo sappiamo. Sul Pnrr ci sono solo buio e tanta confusione. Uno spettacolo deprimente che rischia di farci perdere credibilità agli occhi dell'Europa".