Basta offese, fair play sui cambi di casacca: il decalogo di Renzi e Calenda per evitare il divorzio
di Lorenzo De CiccoROMA - Su entrambi i balconi del condominio più bizzoso della politica italiana, quello del Terzo Polo, stamattina si sospirava così: "Ah, chissà quanto dura". Perché la tregua notturna siglata da Matteo Renzi e Carlo Calenda, vaghissima sulle elezioni Europee in calendario fra un anno, poggia in realtà su un unico architrave, bombardato da tutti e due i lati per un mese e mezzo. E cioè quella postilla inserita nell'accordo che serve, per ora, a tenere uniti i gruppi parlamentari alla Camera e al Senato: "Basta atti ostili". Tre parole che dentro Azione traducono così: "Renzi e i suoi la smettano di dare del pazzo a Calenda". E che dentro Iv decodificano all'inverso: "Calenda la finisca di fare il grillino attaccando Renzi per i soldi in Arabia" (il leader di Azione era stato decisamente più ruvido, twittando testuale: "prende soldi dall'assassino di Kashoggi"). Anche …
ROMA - Su entrambi i balconi del condominio più bizzoso della politica italiana, quello del Terzo Polo, stamattina si sospirava così: "Ah, chissà quanto dura". Perché la tregua notturna siglata da Matteo Renzi e Carlo Calenda, vaghissima sulle elezioni Europee in calendario fra un anno, poggia in realtà su un unico architrave, bombardato da tutti e due i lati per un mese e mezzo. E cioè quella postilla inserita nell'accordo che serve, per ora, a tenere uniti i gruppi parlamentari alla Camera e al Senato: "Basta atti ostili". Tre parole che dentro Azione traducono così: "Renzi e i suoi la smettano di dare del pazzo a Calenda". E che dentro Iv decodificano all'inverso: "Calenda la finisca di fare il grillino attaccando Renzi per i soldi in Arabia" (il leader di Azione era stato decisamente più ruvido, twittando testuale: "prende soldi dall'assassino di Kashoggi"). Anche perché, ha fatto presente ieri Renzi mentre Calenda fumava alla finestra, "non avete idea della m... che ho dovuto mangiare in questi anni dai giustizialisti".
La tregua reggerà? Sospiri, appunto, da entrambi i fronti. Nella riunione di ieri, per evitare di finire proprio alle urla, si è evitato di schiacciare il tasto rewind su quanto accaduto da metà aprile a oggi, una raffica di sportellate, colpi bassi, dichiarazioni a mezza bocca e a taccuini aperti. Per arrivare appunto a quel "basta atti ostili" come fragile rammendo di un filo che i più credono comunque già spezzato. Si vedrà. Di certo un tasto sensibile affrontato nel vertice al Senato, che sarà replicato stasera, ore 20, a Montecitorio, riguarda gli "scippi", cioè i passaggi da Azione a Iv, e al contrario, che oltre agli insulti via social e interviste tv, hanno gettato benzina sul fuoco. Il calciomercato sotterraneo, che appassiona quasi esclusivamente, ma neanche tutti, i sostenitori del Terzo Polo, continuerà. Ma con un tocco di fair play: niente conferenze stampa, ma sono ammesse le card per Twitter e Instagram, per segnalare i cambi di casacca. "Ma se un consigliere di Orbassano vuole passare da Azione a Italia Viva, perché dovremmo impedirglielo? E poi che facciamo, la macchina della verità per scoprire se qualcuno dei nostri gli ha telefonato?", dicono da Italia Viva. "Anche noi abbiamo preso esponenti di Italia Viva della Sardegna", rispondono dal fronte Calenda. Aggiungendo: "Ma senza dargli troppa visibilità". Infatti le manovre continuano: a Parma il segretario cittadino di Azione, Matteo Ferroni, è appena passato con Iv. E continuano anche le fibrillazioni interne: nelle chat della Camera c'è tensione sul ruolo del deputato calendiano Giulio Cesare Sottanelli, tesoriere di Azione e del gruppo unitario a Montecitorio. Il motivo? Sottanelli il 12 aprile è stato nominato membro del board di una Sgr, (Società di Gestione del Risparmio), la Financial Fund. "Non è una banca", risponde Sottanelli in chat. Ma qualcuno fa notare all'esterno che "secondo la legge 60 del 1953 per un parlamentare è incompatibile avere ruoli in enti finanziari".
Perché l'altro tarlo, al solito, restano i soldi. Una delle questioni su cui si è sfasciato il progetto del partito unico. Renzi non rinuncerà alla Leopolda, prevista all'inizio del 2024. E a maggior ragione ora, la finanzierà a dovere. Resta dunque da capire chi e in quali proporzioni pagherà la campagna elettorale delle Europee, se davvero la tregua sopravviverà per un anno e se si riuscirà a costruire una lista unitaria. Renzi è convinto di averla spuntata, facendo rimangiare a Calenda lo stop pronunciato in tv da Giovanni Floris. Calenda, al contrario, è soddisfatto perché sicuro che le buone intenzioni annotate nel documento firmato ieri dal gruppo del Terzo Polo di Palazzo Madama non siano più di tanto impegnative. Si accenna solo a un ragionamento comune in vista delle Europee, con tutte le forze che aderiscono al cartello macroniano di Renew Europe, ma senza lacci e con la possibilità di sfilarsi al momento giusto. In autunno, ma anche prima, scrollando la home di Twitter.