Lite tra i ministri sulle modifiche al Pnrr. Pd: "Resa del governo"
di Giuseppe ColomboROMA - È stretto in una morsa, Raffaele Fitto. Accusato dal Pd di "fare pasticci" sul Pnrr. E con la Commissione europea a ricordargli che "ogni revisione non deve abbassare le ambizioni generali del Piano". Ma non finiscono qui le pressioni sul ministro a cui Giorgia Meloni ha affidato la gestione dei progetti che valgono 191,5 miliardi.
Perché tra le risposte sollecitate ce n'è una che rimbalza tra i suoi colleghi, a iniziare da Matteo Salvini: dove finiranno i soldi recuperati dai progetti irrealizzabili entro il 2026, che per questo saranno esclusi dal Piano di ripresa e resilienza? È intorno a questo interrogativo che montano le frizioni dentro al governo. Il fronte più caldo è quello delle infrastrutture, che assorbe 31,4 miliardi. Salvini è granitico: le risorse vanno spese tutte, fino all'ultimo centesimo. Anzi, rilancia il leader della Lega, "se qualche altro ministro non riuscisse a spendere t…
ROMA - È stretto in una morsa, Raffaele Fitto. Accusato dal Pd di "fare pasticci" sul Pnrr. E con la Commissione europea a ricordargli che "ogni revisione non deve abbassare le ambizioni generali del Piano". Ma non finiscono qui le pressioni sul ministro a cui Giorgia Meloni ha affidato la gestione dei progetti che valgono 191,5 miliardi.
Perché tra le risposte sollecitate ce n'è una che rimbalza tra i suoi colleghi, a iniziare da Matteo Salvini: dove finiranno i soldi recuperati dai progetti irrealizzabili entro il 2026, che per questo saranno esclusi dal Piano di ripresa e resilienza? È intorno a questo interrogativo che montano le frizioni dentro al governo. Il fronte più caldo è quello delle infrastrutture, che assorbe 31,4 miliardi. Salvini è granitico: le risorse vanno spese tutte, fino all'ultimo centesimo. Anzi, rilancia il leader della Lega, "se qualche altro ministro non riuscisse a spendere tutto quello che è previsto, noi come Infrastrutture possiamo spendere qualche miliardo in più". Al ministero, la lista è già pronta: dentro ci sono dighe, ferrovie e un'ottantina di progetti per le condotte idriche. Certo, qualche tratta ferroviaria andrà abbandonata, per i tempi di realizzazione troppo stretti, ma il dato che conta, nel ragionamento, è che il perimetro dei progetti non deve essere ristretto.
E però Fitto, dal canto suo, non vuole farsi legare le mani dai suoi colleghi. Innanzitutto deve dimostrare a Bruxelles che i progetti da scartare sono effettivamente irrealizzabili entro il giugno del 2026. Soprattutto, è la convinzione, non vuole vincoli sui progetti da tagliare. Così come sul travaso dei "risparmi". Per fare un esempio: i fondi recuperati da un'opera scartata non devono necessariamente essere riassegnati allo stesso ambito. Per Salvini, ma anche per gli altri ministri coinvolti nel Pnrr, significa perdere il controllo delle risorse che hanno in casa.
Fitto, però, ha un'altra idea in testa, una corsia preferenziale per mettere al sicuro i fondi, perché anche lui non vuole rinunciare a un euro. Il bacino a cui pensa è RepowerEU, il nuovo capitolo del Pnrr dedicato all'efficienza energetica. Da affidare ad Eni, Enel, Snam e Terna, ma che conterrà anche incentivi alle famiglie e alle imprese sotto forma di bonus. E che per il ministro è garanzia di una spesa affidabile, oltre al fatto che sarà più facile convincere Bruxelles della bontà dello spostamento delle risorse.
Ma gli incastri restano complessi, la revisione del Piano tenuta sotto traccia. La contromossa alle accuse dei dem, che chiedono di votare un atto di indirizzo in Parlamento, è la relazione semestrale alle Camere. È in quella sede che Fitto spiegherà perché bisognerà rinegoziare alcuni obiettivi. L'idea è presentarsi in aula la prima settimana di giugno, subito dopo un passaggio in cabina di regia. Per arrivare con l'idea di un governo compatto, che sa cosa vuole cambiare. E per rispondere all'Europa sull'ambizione da rispettare. Così: l'ambizione si perde se dentro al Piano si lasciano soldi che non saranno mai spesi.