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Cafiero De Raho: "In commissione Antimafia impediremo a Colosimo di bloccare le inchieste sulle stragi”

Cafiero De Raho, deputato del M5s  
L'ex procuratore sulla decisione della maggioranza: "Inaccettabile arroganza: vogliono il potere assoluto, ma io sono vicepresidente e la penso all’opposto della presidente"
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ROMA - Una commissione contro le vittime di mafia? "Incredibile e inaccettabile". Una maggioranza arrogante? "Non mi stupisce, lo sono sistematicamente". Un'Antimafia bloccata? "Io garantisco che non sarà così". Parla Federico Cafiero De Raho, l'ex procuratore nazionale Antimafia, ora deputato del M5S e da ieri vice presidente "di minoranza" della commissione.

"Colosimo non venga a Bologna" dice Paolo Bolognesi, il presidente dell'associazione delle vittime della strage di Bologna. Non era mai accaduto che una frase così dura fosse indirizzata verso il neo presidente dell'Antimafia.
"Era assolutamente imprevedibile che, nonostante tutte le associazioni si fossero espresse in modo così fermo contro la presidenza Colosimo, la maggioranza avrebbe mantenuto la scelta della stessa candidata. Ma purtroppo tutto ciò non mi stupisce affatto, perché risponde al comportamento di que…

ROMA - Una commissione contro le vittime di mafia? "Incredibile e inaccettabile". Una maggioranza arrogante? "Non mi stupisce, lo sono sistematicamente". Un'Antimafia bloccata? "Io garantisco che non sarà così". Parla Federico Cafiero De Raho, l'ex procuratore nazionale Antimafia, ora deputato del M5S e da ieri vice presidente "di minoranza" della commissione.

"Colosimo non venga a Bologna" dice Paolo Bolognesi, il presidente dell'associazione delle vittime della strage di Bologna. Non era mai accaduto che una frase così dura fosse indirizzata verso il neo presidente dell'Antimafia.
"Era assolutamente imprevedibile che, nonostante tutte le associazioni si fossero espresse in modo così fermo contro la presidenza Colosimo, la maggioranza avrebbe mantenuto la scelta della stessa candidata. Ma purtroppo tutto ciò non mi stupisce affatto, perché risponde al comportamento di questa maggioranza in tutte le sue scelte, in cui esercita ogni giorno un potere assoluto, una supremazia rispetto all'opposizione, che viene sistematicamente esclusa dalla possibilità di contribuire a raggiungere decisioni condivise".

Le associazioni sono in tempesta da giorni. Come potrà lavorare l'Antimafia contro quel mondo?
"Grazie al voto delle sole opposizioni - 13 per me da M5S, Pd e Avs, rispetto ai 29 di Colosimo - è stato eletto un vice presidente che sarà espressione di un modo di agire e pensare opposto a quello della presidente. La maggioranza non deve dimenticare che l'Antimafia ha sempre reagito all'arroganza e alla prepotenza mafiosa anche quando si è espressa in atti terroristici".

Eppure ieri, nell'anniversario dell'omicidio di Falcone i meloniani sono andati per la loro strada.
"Io posso garantire già ora che di fronte a orientamenti che non dovessero essere in linea con il ruolo che l'Antimafia deve svolgere per tradizione, io e i rappresentanti dell'opposizione saremo pronti a uno sforzo straordinario per ricondurre la commissione verso le finalità altissime per cui è stata costituita. E parlo degli obiettivi di legalità e di contrasto alla mafia e all'eversione che gli italiani si aspettano".

Essere vice presidente di minoranza non è segno di debolezza?
"La storia dell'Antimafia parla da sola. La legge è quella che io stesso ho proposto e sottoscritto con Giuseppe Conte. E lì è previsto un percorso limpido, che la commissione deve per forza seguire, altrimenti verrebbe meno non solo alla sua storia, ma al programma per cui è stata istituita".

E lei non teme agguati della destra?
"No, io non avverto dentro di me la preoccupazione che qualcuno possa frenarci. Non lo ritengo possibile. Certo, bisognerà lavorare "da soli" o con tutti coloro che vogliono raggiungere gli obiettivi di un'Antimafia che non sia solo di facciata. Dovremo lavorare su come la mafia opera nei territori, condizionandoli con la sua stessa presenza, su come infiltra gli appalti pubblici e quelli del Pnrr".

Non ve lo faranno fare.
"Le assicuro che la Commissione lavorerà per individuare gli strumenti per opporsi a ogni possibile inquinamento. Lavorerà per diradare le nebbie che fino a oggi si sono addensate sulla strategia stragista e sulla sua attuazione".

E pensa che la presidente Colosimo non fermerà tutto?
"Un presidente non può bloccare i lavori di una commissione che sceglie questo percorso. C'è l'obbligo del segreto e nessuno potrà violarlo. È già stata acquisita una base documentale molto forte. Bisogna assolutamente colmare alcuni vuoti sull'eventuale partecipazione delle frange estremiste di destra e di alcuni esponenti delle stesse istituzioni dell'epoca. Un programma partito con la presidenza di Rosy Bindi, proseguito con quella di Nicola Morra e che dovrà per forza andare avanti con Colosimo. Le assicuro che è impossibile bloccare il percorso".

Guardi che la maggioranza ha i numeri per farlo e lo ha dimostrato mettendovi in minoranza.
"L'Antimafia non fa le leggi, ma gli accertamenti. E bloccarli significherebbe dire che non vogliamo procedere contro i terroristi di destra e non vogliamo sapere se hanno partecipato alle stragi. Dire questo significa andare contro la verità che chiede la democrazia, sarebbe deflagrante, ma sarebbe impossibile perfino per chi detiene il potere assoluto".

Le inchieste però rivelano legami tra personaggi dell'eversione di destra e la destra politica. La maggioranza può permetterselo?
"La democrazia si esprime attraverso il più fermo impegno di chi crede nella verità e nella giustizia. Determinati percorsi non possono essere fermati da nessuno, bisognerà discutere sulle acquisizioni, ma nessuno potrà intervenire per impedire alla Commissione di scoprire la verità...".

Pensa già alla prima indagine?
"Penso ai tre temi fondamentali, presenza nei territori, infiltrazione negli appalti, entità esterne a Cosa nostra. E penso a Paolo Bellini condannato dalla Corte d'Assise di Bologna per aver partecipato alla strage e al fatto che il suo nome emerge nelle indagini sulle stragi di mafia compiute nel continente. Era lui la persona che indicò, come obiettivo da colpire nel 1993, il patrimonio artistico e archeologico della Toscana. Su questa strada ulteriori verifiche sono obbligatorie. Del resto le indagini della procura generale di Bologna hanno evidenziato un coacervo di interessi di altissimo rilievo, di origini e provenienza diversa. È l'intera storia stragista in Italia che la commissione dovrà via via affrontare per mettere insieme tutti i tasselli emersi dalle indagini e giungere a una valutazione politica da porre all'attenzione di Camera e Senato".