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Il procuratore antimafia Melillo: "Cancellare l’abuso d’ufficio sarebbe un vulnus contro l’Europa"

Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia (ansa)
Ascoltato dalla commissione Giustizia della Camera il magistrato evidenzia il rischio delle infiltrazioni mafiose sugli appalti del Pnrr. E consiglia regole di trasparenza contro la "paura della firma" degli amministratori locali
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ROMA - "No" del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Gianni Melillo ad eliminare il reato di abuso d'ufficio. Perché rappresenterebbe un "vulnus" rispetto agli accordi sottoscritti dall'Italia con l'Europa. Un "no" tecnico - "se l'Italia lo facesse andrebbe contro l'Europa", è in sostanza la tesi del magistrato - pronunciato davanti alla commissione Giustizia della Camera. Un "no" che arriva - casualmente - proprio il giorno dopo il via libera della Lega, con la responsabile Giustizia Giulia Bongiorno, al Guardasigilli Carlo Nordio. Un via libera, quello della presidente della commissione Giustizia del Senato, ancorato però alla revisione complessiva dei reati contro la Pubblica amministrazione, su cui Nordio avrebbe dato garanzie. Ma comunque un assenso che comunque sguarnirebbe del tutto il codice penale dall'articolo 323 dedicato esclusivamente all'abuso d'ufficio…

ROMA - "No" del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Gianni Melillo ad eliminare il reato di abuso d'ufficio. Perché rappresenterebbe un "vulnus" rispetto agli accordi sottoscritti dall'Italia con l'Europa. Un "no" tecnico - "se l'Italia lo facesse andrebbe contro l'Europa", è in sostanza la tesi del magistrato - pronunciato davanti alla commissione Giustizia della Camera. Un "no" che arriva - casualmente - proprio il giorno dopo il via libera della Lega, con la responsabile Giustizia Giulia Bongiorno, al Guardasigilli Carlo Nordio. Un via libera, quello della presidente della commissione Giustizia del Senato, ancorato però alla revisione complessiva dei reati contro la Pubblica amministrazione, su cui Nordio avrebbe dato garanzie. Ma comunque un assenso che comunque sguarnirebbe del tutto il codice penale dall'articolo 323 dedicato esclusivamente all'abuso d'ufficio. 

Il "no" di Melillo giunto alla Camera ha una motivazione che va ben oltre le polemiche politiche e s'innesta su un punto specifico, sollevato proprio da Repubblica, e cioè il recentissimo stop dell'Europa sul rischio di abbassare la guardia sul parterre dei reati di corruzione. Giusto il 3 maggio la Commissione ha adottato un nuovo pacchetto di norme per combattere la corruzione, e tra queste figura anche l'abuso d'ufficio. Dice Melillo davanti ai componenti della commissione Giustizia: "II venir meno della possibilità di sanzionare condotte abusive rappresenterebbe un vulnus agli obblighi internazionali sottoscritti dall'Italia in tema di corruzione con la convenzione di Strasburgo".

Ma l'ex procuratore di Napoli, proprio per la sua esperienza sulla criminalità organizzata, non si ferma qui e affronta anche il tema dei rapporti tra gli appalti e le mafie: eliminare l'abuso d'ufficio con un tratto di penna esporrebbe il nostro Paese "al rischio di apparire fonte di indebolimento del sistema di incriminazione". E questo rischio si materializzerebbe in un momento delicatissimo per l'Italia che "si appresta a utilizzare le ingenti risorse del Pnrr". E ovviamente l'Italia ha gli occhi dell'Europa puntati sia sull'uso corretto delle risorse, ma anche sulla legislazione adeguata per proteggere finanziamenti e lavori dagli appetiti delle cosche. Peraltro, come sottolinea Melillo, stiamo parlando di finanziamenti che sono anche il frutto di "tasse pagate da cittadini di altri Stati europei". Che quindi non possono finire nelle mani delle mafie. 

Melillo affronta anche uno dei temi più cari al partito che vuole cancellare l'abuso d'ufficio, rappresentato dallo stesso Guardasigilli Nordio, ma soprattutto in Parlamento dal responsabile Giustizia di Azione Enrico Costa, autore della prima proposta di legge, presentata già a novembre, per eliminare del tutto il reato e sostituirlo con una sanzione amministrativa da 5mila a 15mila euro. Contro l'Anci, l'Associazione dei comuni italiani - che alla stessa premier Giorgia Meloni con il suo presidente, il sindaco di Bari Antonio Decaro, ha chiesto di eliminare l'abuso d'ufficio e quindi la "paura della firma" che ormai, a suo dire, "paralizza gli amministratori locali" - Melillo replica così: "Il giusto obiettivo di ridimensionare la paura della firma non può esaurirsi nell'aggravare la frammentazione e l'incoerenza del sistema dell'incriminazione". La stessa Anci però ci tiene a sottolineare che, in realtà, il suo obiettivo non è quello dell'abolizione tout court, bensì un intervento che perimetri meglio l'ambito del reato che oggi sarebbe caratterizzato da una forte genericità da cui deriva il 97% tra archiviazioni e assoluzioni. 

E qui il procuratore nazionale Antimafia offre anche un suggerimento. "I timori di un'invasione indebita della sfera di discrezionalità che deve essere riservata all'autorità amministrativa è un tema che avrebbe più credibilità se fosse accompagnato dalla rivendicazione dell'introduzione nel sistema di controlli interni alla pubblica amministrazione, in grado di tenere lontano il rischio dell'intervento giudiziario. Invece questo è uno dei temi che resta fuori dal dibattito politico" dice Melillo. Che conclude così la sua analisi: "Occorre riconoscere che i controlli nella pubblica amministrazione non esistono e quelli previsti dalla legge sono ridotti a mera cosmesi".

Ad opporsi al taglio dell'abuso d'ufficio è anche il vice capo di Eppo (European Public Prosecutor's Office), il procuratore europeo Danilo Ceccarelli che, sempre in commissione Giustizia alla Camera, ha ulteriormente confermato la linea espressa da Gianni Melillo. "L'abrogazione tout court dell'abuso d'ufficio - dice Ceccarelli - non sarebbe conforme alla normativa internazionale ed europea". E ha aggiunto inoltre che tutti i pm di Eppo hanno "l'obbligo istituzionale" di riferire alla Commissione Ue "eventuali violazioni della legge europea perche venga attivata la procedura che è prevista". Ceccarelli ha parlato anche del traffico di influenze, l'altro reato che Nordio vuole modificare, esprimendosi così: "Credo sia difficile trovare uno spazio per restringerlo ancora di più". 

A sottolineare gli interventi di Melillo e di Ceccarelli è il M5S. "Il vice capo di Eppo in particolare - scrive M5S - ha detto chiaro e tondo che dopo la riforma 2020 del governo Conte, il reato rispetta perfettamente quanto richiesto dalla convenzione Onu di Merida contro la corruzione e dalla direttiva anticorruzione che l'Unione Europea intende approvare a breve". È la direttiva che Gian Luigi Gatta, ordinario di diritto penale alla Statale di Milano, parlando con Repubblica, ha definito come "un ostacolo insormontabile" per chi vuole eliminare oggi l'abuso d'ufficio. Affermazioni che portano M5S a chiedere lo stop di qualsiasi azzeramento: "Meloni, Nordio e tutto il centrodestra si fermino finché sono in tempo, con le loro idee portano l'Italia fuori dalle norme di civiltà approvate a livello internazionale e nel campo dell'impunità diffusa".