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Le tentazioni di Trapani alle Comunali: la città orfana di Messina Denaro seduta sopra un tesoro

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A gennaio l’arresto di boss mafioso. II 28 e 29 maggio si vota per il nuovo sindaco: quattro i candidati in corsa. Mentre stanno per piovere investimenti per quasi mezzo miliardo di euro
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TRAPANI - "Non sappiamo che faccia abbia oggi il Demonio che governa il sottosuolo di questa città. Ma alla luce del sole Trapani è diversa, qualcosa sta cambiando". Lo scrittore Giacomo Pilati da sessant’anni osserva e riflette sulla luce gialla e profonda che illumina questa lingua di terra attorniata da due mari. Per la prima volta da decenni, domenica Trapani andrà al voto senza sapere chi è il volto del male: senza Matteo Messina Denaro, l’ultimo grande latitante di una mafia che qui ha ricavato miliardi negli anni d’oro della città con più sportelli bancari del resto d’Italia; e senza i volti storici del potere alla luce del sole, ma con rapporti intensi con il mondo di giù , dopo le condanne eccellenti: ultima quella dell’ex sottosegretario agli Interni Antonio D’Ali.


Una città spaesata, si direbbe, che però per la prima volta, dopo anni di impoverimento e fuga dei gio…

TRAPANI - "Non sappiamo che faccia abbia oggi il Demonio che governa il sottosuolo di questa città. Ma alla luce del sole Trapani è diversa, qualcosa sta cambiando". Lo scrittore Giacomo Pilati da sessant’anni osserva e riflette sulla luce gialla e profonda che illumina questa lingua di terra attorniata da due mari. Per la prima volta da decenni, domenica Trapani andrà al voto senza sapere chi è il volto del male: senza Matteo Messina Denaro, l’ultimo grande latitante di una mafia che qui ha ricavato miliardi negli anni d’oro della città con più sportelli bancari del resto d’Italia; e senza i volti storici del potere alla luce del sole, ma con rapporti intensi con il mondo di giù , dopo le condanne eccellenti: ultima quella dell’ex sottosegretario agli Interni Antonio D’Ali.


Una città spaesata, si direbbe, che però per la prima volta, dopo anni di impoverimento e fuga dei giovani, intravede un barlume di speranza grazie al denaro che sta un po’ tornando, sia per un boom turistico senza precedenti (a maggio è già tutto sold-out o quasi), sia per i fondi pubblici del Pnrr e non solo. Sulla carta quasi mezzo miliardo di euro che fanno in questo momento di Trapani il comune con più investimenti potenziali per abitante d’Italia. Un fiume di denaro e piccoli segnali di vivacità culturale nella città nota in passato per avere a malapena una sola libreria: "Oggi qui ci sono quattro librerie e due case editrici. Ma qualsiasi scintilla è destinata a spegnersi se non tornano i giovani", aggiunge Pilati.

Giacomo Tranchida 

Manca nella Trapani dei potentati perduti (o solo nascosti al momento) una fiducia nella politica alla luce del sole: e lo si vede dal caos delle coalizioni in campo. Non a caso nessun leader nazionale ha messo piede in città in questa tornata elettorale. In corsa per la carica di sindaco sono in quattro. A partire dall’uscente Giacomo Tranchida, del Pd ma non troppo: area centrosinistra ma allargato al civismo che sconfina a destra. Con lui ci sono tutti gli uomini della Lega cittadina che qui è guidata da Domenico Turano, assessore regionale nella giunta regionale di Renato Schifani: "Sostengo Miceli", dice Turano, ma Schifani non ci crede e lo vuole mettere alla porta.


Tranchida si presenta con dieci liste: "Abbiamo presentato progetti Pnrr per 50 milioni, altri 100 milioni arriveranno al porto e 30 per le ferrovie", spiega seduto al tavolo di un bar in una rara pausa della campagna elettorale. E il passato? Davvero questa mole di denaro non interesserà il sottosuolo della città nota per la sua mafia e la sua massoneria che tutto aggroviglia? "Guardi, gli appalti li prenderanno grandi imprese del Nord, anche se spero utilizzeranno materiali locali. Sui potentati, le dico chiaramente: gli uomini di D’Alì stanno tutti con Maurizio Miceli".

Maurizio Miceli 

Il suo principale avversario: avvocato, 33 anni, rampollo di una famiglia di destra-destra, formatosi a Roma nel famoso studio legale di Giovanni Aricò, Giorgia Meloni gli ha consegnato le redini del partito. "D’Alì qui ha sempre perso le elezioni quando si è candidato in prima persona, forse certo potere è stato molto enfatizzato — dice Miceli — Comunque i suoi uomini sono con Tranchida. Io sono giovane e guardo avanti: Trapani deve puntare sulla cultura e sulle rinnovabili". E la Lega? "Non mi sostiene, scelte locali".

Fabrizio Brillante 

La Lega non presenta il simbolo come il Pd. La segretaria Elly Schlein non lo ha dato a Tranchida e nemmeno al terzo candidato sindaco, Francesco Brillante, componente della direzione regionale dei dem che ha incassato il sostegno dei 5 Stelle e di Cateno De Luca: "Sono il vero candidato dei democratici, Tranchida pensa solo al cemento e alle chiacchiere", dice uscendo da una tv locale.

Anna Garruccio, candidata indipendente sostenuta dalle liste civiche 

Trapani senza bussole va al voto nella confusione dei partiti. Nel frattempo i giovani vanno via da una terra che non garantisce più posti fissi pubblici o nelle banche parapubbliche e nemmeno nelle aziende edili e nelle cave in mano alla mafia. Negli ultimi venti anni i residenti sono passati da 70 a 56 mila: 14mila persone in meno, quasi tutti giovani tra i 20 e i 40 anni. Eppure qualcuno è tornato in questi anni, a testimonianza che un barlume di ripresa c’è. Come Paolo Salone, laureato a Siena, che ha creato un’agenzia turistica che si occupa anche di accoglienza. Dal suo ufficio sul lungomare, davanti agli aliscafi che fanno la spola strapieni con le Egadi, dice: "Alcune iniziative di marketing territoriale e gli investimenti sull’aeroporto sembrano andare nella giusta direzione. Ma oggi quel groviglio che tanto male ha fatto lo si vede in certi meccanismi decisionali che ci riportano all’indietro".

Una città in bilico, Trapani, tra un passato noto e un futuro diverso. Ma resta una domanda di fondo: qual è oggi il volto del “Demonio”?