Voto ai fuori sede, i tecnici della Camera bocciano la maggioranza. Le opposizioni: "Legge-truffa"
di Gabriele BartoloniNon solo l'opposizione, ora lo dicono anche i tecnici: l'emendamento della maggioranza sul voto ai fuori sede rischia di trasformare la legge - appena approdata in Aula - in una "delega in bianco" al governo. Il Servizio studi della Camera pubblica un dossier sul provvedimento all'esame di Montecitorio, nel quale tira in ballo l'articolo 76 della Costituzione, quello che detta le condizioni affinché il parlamento possa delegare la funzione legislativa al governo. "L'esercizio della funzione legislativa non puo essere delegato al governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti".
Princìpi, quelli citati all'interno della Carta, che secondo i tecnici della Camera sarebbero del tutto assenti nell'emendamento votato dalla maggioranza la settimana scorsa in commissione Affari costituzionali. Lì infatti il centrodestra aveva deciso di convertire la prop…
Non solo l'opposizione, ora lo dicono anche i tecnici: l'emendamento della maggioranza sul voto ai fuori sede rischia di trasformare la legge - appena approdata in Aula - in una "delega in bianco" al governo. Il Servizio studi della Camera pubblica un dossier sul provvedimento all'esame di Montecitorio, nel quale tira in ballo l'articolo 76 della Costituzione, quello che detta le condizioni affinché il parlamento possa delegare la funzione legislativa al governo. "L'esercizio della funzione legislativa non puo essere delegato al governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti".
Princìpi, quelli citati all'interno della Carta, che secondo i tecnici della Camera sarebbero del tutto assenti nell'emendamento votato dalla maggioranza la settimana scorsa in commissione Affari costituzionali. Lì infatti il centrodestra aveva deciso di convertire la proposta di legge delle opposizioni in una legge delega composta di soli tre articoli. Il primo sulle modalità per consentire il voto a chi vive lontano dal proprio seggio, il secondo sulla rimodulazioni degli sconti sui mezzi per favorire il ritorno a casa e il terzo sulle tempistiche con cui il governo dovrà mettere in atto la riforma: 18 mesi. Troppo, per l'opposizione.
Le perplessità del Servizio studi di Montecitorio si concentrano sui primi due articoli e mettono nel mirino la genericità del testo. Soprattutto nel secondo articolo della legge delega - scrivono i tecnici di Montecitorio - "non è indicato alcun principio, né criterio direttivo". Non solo: vengono chiamate in causa diverse sentenze della Corte costituzionale. Come la 158 del 1985, secondo cui "la norma di delega non deve contenere enunciazioni troppo generiche o troppo generali". Identica critica sollevata anche dalle opposizioni, le quali temono che il governo possa approfittare degli ampi margini concessi dalla delega per depotenziare la riforma. Un timore fondato sulle dichiarazioni del governo stesso, rilasciate in audizione in commissione da Claudio Sgaraglia, capo dipartimento per gli Affari interni e territoriali, il quale aveva circoscritto la possibilità di voto ai fuori sede solo ai referendum, escludendo le elezioni politiche, europee e amministrative. Tornate esplicitamente citate nel testo Madia e depennate dalla maggioranza per far spazio alla delega.
"L'ennesima prova di inadeguatezza del governo, che si unisce alla scelta arrogante di esautorare il Parlamento. Noi lo avevamo denunciato, adesso che il Servizio studi della Camera certifica il loro abuso, stanno cercando di rimediare con un emendamento, circoscritto solo a europee e referendum, da presentare al volo in aula. Arroganti e incapaci", attacca la deputata del M5s Vittoria Baldino. Secondo Rachele Scarpa del Pd l'emendamento della maggioranza "consegna di fatto senza scadenze, senza vincoli, una delega in bianco al governo". Riccardo Magi, deputato di +Europa, parla di "legge truffa". Il motivo: "La maggioranza butta la palla in tribuna, affidando la delega al governo, cioè a quello stesso governo che durante le audizioni in commissione ha detto chiaramente che ci sono ostacoli insormontabili per consentire la possibilità del voto ai fuori sede". Insieme all'opposizione - per una volta compatta - la mossa della maggioranza è stata criticata anche dalla rete di associazioni, che speravano in una approvazione della legge entro le europee fissate per giugno del prossimo anno. Un obiettivo non compatibile con i tempi stabiliti dalla legge delega (18 mesi).
La maggioranza rispedisce al mittente le critiche: "Non intendiamo rubare nessuna democrazia e daremo la possibilità, nelle regole e nella possibilità che il Viminale insieme agli altri ministeri metteranno in campo, a chi è fuori sede di poter espletare il voto", assicura Wanda Ferro, sottosegretaria al ministero dell'Interno. "Quando questo testo (la legge delega, ndr) sarà legge, sarà una bellissima giornata per questo parlamento", esulta il deputato leghista Igor Iezzi.