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Costi, finanziamenti, autorizzazioni: perché i numeri di Salvini sul Ponte sullo Stretto sono campati in aria

(ansa)
Approvato il decreto, il ministro proclama cifre e tabelle di marcia. Ma non c'è traccia delle coperture e l'iter deve partire da zero anche rispetto alle nuove normative
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Il Senato approva il decreto sul Ponte sullo Stretto e il centrodestra, a partire dal ministro per le Infrastrutture Matteo Salvini, dà i numeri. Nel senso che annuncia centomila posti di lavoro, l'avvio dei cantieri entro l'estate del 2024, 6 miliardi di risparmi per i siciliani e i calabresi. Ma manca un piccolissimo particolare: ad oggi per un'opera che al "pronti via" grazie al decreto Salvini ha visto crescere i costi da 8,4 ad almeno 14-15 miliardi di euro, non c'è una sola copertura finanziaria. Non c'è traccia di un finanziamento nel bilancio dello Stato e nemmeno nei fondi gestiti dai ministeri e dalle società di Stato. Inoltre non è chiaro come sarà rivisto il progetto alla luce delle nuove norme in materia né che autorizzazioni ambientali dovranno essere approvate: considerando che, come scritto da Repubblica, il vecchio progetto del gruppo Eurolink non ha ancora una sola autorizzazione e quindi …

Il Senato approva il decreto sul Ponte sullo Stretto e il centrodestra, a partire dal ministro per le Infrastrutture Matteo Salvini, dà i numeri. Nel senso che annuncia centomila posti di lavoro, l'avvio dei cantieri entro l'estate del 2024, 6 miliardi di risparmi per i siciliani e i calabresi. Ma manca un piccolissimo particolare: ad oggi per un'opera che al "pronti via" grazie al decreto Salvini ha visto crescere i costi da 8,4 ad almeno 14-15 miliardi di euro, non c'è una sola copertura finanziaria. Non c'è traccia di un finanziamento nel bilancio dello Stato e nemmeno nei fondi gestiti dai ministeri e dalle società di Stato. Inoltre non è chiaro come sarà rivisto il progetto alla luce delle nuove norme in materia né che autorizzazioni ambientali dovranno essere approvate: considerando che, come scritto da Repubblica, il vecchio progetto del gruppo Eurolink non ha ancora una sola autorizzazione e quindi l'iter deve partire da zero. A cascata, le cifre snocciolate da Salvini sono scritte sulla sabbia: promesse di un futuro che ad oggi appare del tutto remoto.

Di fatto il decreto Ponte voluto da Salvini al momento fa rivivere i vecchi contratti tra il consorzio Eurolink (partecipato al 45 per cento da Webuild di Salini) e la società Stretto di Messina spa partecipata da Anas, Ferrovie e ministero Economia. Sia i contratti sia la società erano stati chiusi con il governo Monti nel 2012. Da qui l'avvio di un contenzioso da 700 milioni di euro con i privati (dopo che lo Stato ha speso 300 milioni per la gara e il progetto). Il governo Meloni riporta le lancette al 2012 e in più consente una crescita dei costi stabilita "politicamente" grazie a un emendamento presentato dalla Lega che fissa criteri particolari per decidere quanto deve costare oggi il Ponte. Di certo c'è che il centrodestra esulta e dà i suoi numeri: "Non è il Ponte di Messina, è il Ponte degli italiani - dice Salvini - Il via libera al decreto legge è storia, attesa da più di 50 anni. Darà 100.000 posti di lavoro e farà risparmiare ai siciliani 6 miliardi di euro l'anno". "I siciliani non possono continuare ad essere italiani di serie B, pagando una mancanza di continuità territoriale che costa quasi 6 miliardi ed è una tassa occulta che alimenta il gap con il resto del Paese - dice la capogruppo di Forza Italia in Senato Licia Ronzulli -  il Reddito di cittadinanza è costato, in un anno, quanto il Ponte, con la differenza che il reddito ha generato assistenzialismo mentre il Ponte creerà ricchezza. Vinceremo questa grande sfida ingegneristica e apprezziamo il coraggio della premier Meloni e la scelta del ministro Salvini di varare un decreto per imprimere un cambio di passo".

Di parere opposto le opposizioni: "Il decreto è una potentissima arma di distrazione di massa perché non è un caso che il decreto ponte sia nato quasi contemporaneamente all'ultima bozza, dagli effetti potenzialmente devastanti, sull'autonomia differenziata", dice il senatore del Pd Nicola Irto, che aggiunge: "Il governo non ha tenuto in alcuna considerazione neppure i rilievi che sono stati mossi nel corso delle audizioni nelle commissioni competenti. Il nostro no, dunque, è un no al decreto per come è strutturato, per l'assenza di coperture finanziarie, per l'assenza di dibattito pubblico sui territori, perché nei fatti è solo uno spot".

"La giornata di oggi (ieri, ndr) è la perfetta metafora dello scollamento tra la surreale discussione sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina e l'informativa del ministro Musumeci sulla recente alluvione. Un brusco ritorno alla realtà: da una parte il sogno faraonico del Ponte sullo Stretto che torna, sempre con lo stesso progetto e sempre più obsoleto, e poi drammaticamente il paese reale, l'Italia del 2023, l'Italia assediata dal fango, dalle alluvioni, dal dissesto idrogeologico", dice il capogruppo dell'Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro.