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La dem Bria: "Informazione più povera e meno libera senza Annunziata. La destra vuole una Rai estremista e maschilista"

Francesca Bria  
La consigliera di amministrazione in quota Pd contro le mosse del governo sulla Tv di Stato: "Mai sono state rivoltate così profondamente, e tutte insieme, le strutture portanti"
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"È davvero una brutta notizia per la Rai", commenta a proposito dell'addio di Lucia Annunziata la consigliera di amministrazione in quota Pd Francesca Bria. "È una grande professionista, il suo percorso è parte della storia della Rai: con questa partenza, unita a quella di Fabio Fazio, avremo un'informazione più povera e debole, meno libera e plurale. Un danno per il Servizio pubblico".

È un caso che avvenga nel giorno in cui i nuovi vertici sovranisti hanno sostituito i principali direttori di telegiornali e generi?
"Non credo. Guardiamo a ciò che è avvenuto. A otto giorni dal suo insediamento, l'ad si è presentato in Cda con un'infornata di nomine che non corrisponde ad alcuna esigenza di natura industriale o di qualità dell'offerta. Per di più proponendo solo uomini, e sottolineo solo uomini, per tutte le nuove direzioni di testata e di genere. In spregio alle policy…

"È davvero una brutta notizia per la Rai", commenta a proposito dell'addio di Lucia Annunziata la consigliera di amministrazione in quota Pd Francesca Bria. "È una grande professionista, il suo percorso è parte della storia della Rai: con questa partenza, unita a quella di Fabio Fazio, avremo un'informazione più povera e debole, meno libera e plurale. Un danno per il Servizio pubblico".

È un caso che avvenga nel giorno in cui i nuovi vertici sovranisti hanno sostituito i principali direttori di telegiornali e generi?
"Non credo. Guardiamo a ciò che è avvenuto. A otto giorni dal suo insediamento, l'ad si è presentato in Cda con un'infornata di nomine che non corrisponde ad alcuna esigenza di natura industriale o di qualità dell'offerta. Per di più proponendo solo uomini, e sottolineo solo uomini, per tutte le nuove direzioni di testata e di genere. In spregio alle policy aziendali e alle indicazioni del Cda".

Lei sta descrivendo un blitz pilotato dall'esterno, ma a quale scopo?
"Fare della Rai la cassa di risonanza della destra al governo mediante uno stravolgimento degli assetti dirigenziali che, per come sono stati disegnati, presentano preoccupanti connotazioni estremistiche. Un organigramma incomprensibile e inaccettabile perché costruito fuori dall'azienda, seguendo un solo metodo: l'occupazione selvaggia da parte della maggioranza, fra l'altro in un'ottica totalmente maschilista, per ottenere il controllo politico della televisione pubblica".

Ma non si è sempre fatto così?
"Interventi indebiti della politica ci sono sempre stati, ma da quando sono in Cda io mai sono state rivoltate così profondamente, e tutte insieme, le strutture portanti della Rai senza neanche consultare gli amministratori che hanno un ruolo di indirizzo e garanzia. Qual era l'urgenza industriale e di prodotto per procedere con queste nomine? A rigore, visto che la Rai deve completare i nuovi programmi e palinsesti, i cambi avrebbero dovuto essere chirurgici e motivati in base alle priorità indicate dal Cda e dalle linee guida del contratto di servizio: trasformazione digitale e tecnologica, innovazione dei linguaggi per parlare ai giovani e includerli, maggiore attenzione al pluralismo e alla qualità dell'informazione".

E invece?
"Sono stati calpestati i valori di base del Servizio pubblico e la sua indipendenza. Ripeto, l'organigramma e quindi anche il suo piano editoriale sono stati decisi fuori da Viale Mazzini. Ma la Rai appartiene però ai cittadini italiani, non al governo di turno".

Non sarà così severa per dispetto, visto che al centrosinistra sono state sottratte tutte le postazioni strategiche?
"Per dimostrale che il mio non è un ragionamento ideologico le faccio due esempi fra tutti: la scelta inspiegabile di un esterno al Tg1, amico personale della premier, quando abbiamo molte professionalità interne in grado di svolgere egregiamente quel compito. E la decisione di affidare il delicato Approfondimento informativo - deputato a supervisionare i talk - ad un dirigente che non ha mai fatto mistero della sua militanza. Stiamo parlando di un Genere sui generis, in cui l'azienda si gioca tantissimo rispetto alla capacità di garantire autorevolezza, pluralismo, imparzialità e indipendenza. Così rischiamo un'informazione di regime a servizio del governo, non più libera né trasparente".

Dopodiché contano i numeri e le nomine sono state tutte varate.
"Per quanto riguarda le testate, le delibere sono passate a minoranza, cosa consentita da una pessima legge che andrebbe al più presto modificata. Io mi impegnerò affinché si discuta a tutti i livelli la necessità di una riforma che regoli la governance della Rai nella direzione indicata dallo European Media Freedom Act, i cui principi per evitare il rischio di indebite ingerenze politiche sono chiari. Gli Stati membri devono rispettare la libertà e indipendenza editoriale dei media e garantire risorse certe e adeguate. Il Servizio pubblico deve garantire il pluralismo e presidiare la libertà di opinione. Il management deve essere nominato in modo trasparente e non discriminatorio. Il Cda dovrà essere indipendente come il board di una banca centrale".

Pensando alla Rai, sembra il libro dei sogni.
"La Commissione europea ha proposto un regolamento. Se verrà approvato, come mi auguro, l'Italia non potrà sottrarsi".