Meloni all'attacco sulla Rai: "Libererò la cultura dal potere intollerante della sinistra". Polemiche per la diretta RaiNews del comizio
dal nostro inviato Emanuele LauriaCATANIA - Premessa un filo contraddittoria: "Non leggo i giornali, non mi soffermo sulle polemiche. Anche se alcune le trovo molto divertenti tipo quella sulla Rai". Lo svoglimento del tema, di lì a poco, sarà una fiera difesa del nuovo corso che il governo sta imprimendo, fra le polemiche, alla tv di Stato. Giorgia Meloni sceglie Catania, città che la premier definisce "una fornitrice di energia", si rifugia nella comfort zone dell'unico grande centro che, stando ai pronostici, potrebbe regalare un sindaco a FdI, per entrare senza remore nella querelle. Liquidare chi ha lasciato la tv pubblica, promettere la "liberazione" dalla sinistra, negare di volere un repulisti.
Ore 20. La presidente del Consiglio è in ritardo, e ha il volo di ritorno di lì a un'ora. L'intervento sul palco montato in una piazza Università piena a metà, che svaria dall'immigrazione al fisco, dalle riforme alla natalit…
CATANIA - Premessa un filo contraddittoria: "Non leggo i giornali, non mi soffermo sulle polemiche. Anche se alcune le trovo molto divertenti tipo quella sulla Rai". Lo svoglimento del tema, di lì a poco, sarà una fiera difesa del nuovo corso che il governo sta imprimendo, fra le polemiche, alla tv di Stato. Giorgia Meloni sceglie Catania, città che la premier definisce "una fornitrice di energia", si rifugia nella comfort zone dell'unico grande centro che, stando ai pronostici, potrebbe regalare un sindaco a FdI, per entrare senza remore nella querelle. Liquidare chi ha lasciato la tv pubblica, promettere la "liberazione" dalla sinistra, negare di volere un repulisti.
Ore 20. La presidente del Consiglio è in ritardo, e ha il volo di ritorno di lì a un'ora. L'intervento sul palco montato in una piazza Università piena a metà, che svaria dall'immigrazione al fisco, dalle riforme alla natalità, va a parare sulla cultura. E la leader della destra italiana non fa sconti, il giorno dopo l'ultimo caso nato dalle dimissioni di Lucia Annunziata. "Quella della sinistra - grida Meloni dal palco - non è stata un'egemonia culturale ma un'egemonia di potere che ora sta venendo meno, per questo vedo nervosisomo. Ma io non intendo sostituire un intollerante sistema di potere con un altro. Io voglio liberare la cultura italiana da un sistema nel quale non potevi lavorare se non ti dichiaravi di una certa parte politica. Voglio un sistema meritocratico e plurale che dia spazio a tutti e che non funzioni in base alle tessere di partito".
È questa, la versione di Giorgia. Qualche cenno c'era già stato in campagna elettorale, ma ora il ragionamento ha il tono drammatico dell'attualità. E conduce la premier ad attaccare Annunziata, la conduttrice di Mezz'ora in più che ha annunciato di lasciare, e che ieri ha detto di aver spiegato in una lettera le sue ragioni: "Ci ho messo tre giorni a farla e credo che sia sufficiente, l'hanno capito tutti". Meloni non nomina mai la giornalista ma il riferimento è chiaro: "Se nella Rai qualcuno deve misurarsi col merito e decide che non ce la fa e vuole fare altro - dice - non è un problema che possiamo porci noi".
Parole appena distanti da quelle di Matteo Salvini, che la precede nello show catanese. Il leader della Lega è più sferzante. Balza sul palcoscenico dopo decine di selfie fra la folla accanto alla fidanzata Francesca Verdini e va giù duro sulla Rai. Nel mirino, more solito, c'è Fabio Fazio. "L'Italia sopravviverà anche se qualche strapagato conduttore se ne va. C'è qualche vittima di queste destre che stanno occupando tutto - ironizza il leader della Lega - che prenderà dieci milioni di euro. Nella prossima vita lo faccio anch'io".
Messaggi che vengono veicolati da Rainews in una lunga diretta che immortala la parata finale dei maggiorenti del centrodestra (Meloni, Salvini, Tajani, Lupi, i ministri Schillaci e Musumeci e il governatore Schifani) a un paio di giorni dal voto, con immancabile annuncio sul Ponte sullo Stretto: "A luglio dell'anno prossimo - ripete Salvini - cominceranno i lavori del Ponte degli italiani. I costi? Gli stessi di un anno di reddito di cittadinanza".
Anche la diretta sembra un segnale. Che non piace al Pd: "La nuova Rai diventa TeleMeloni", scrivono i parlamentari del Pd della commissione di vigilanza Rai Furlan, Nicita, Bakkali, Verducci, Peluffo, Zingaretti, Graziano e il deputato dem siciliano Barbagallo. Hanno presentato un esposto urgente ad Agcom e un'interrogazione parlamentare: "Mai il servizio pubblico - affermano - era caduto così in basso nella parzialità politica. È tv di regime". Sulla stessa lunghezza d'onda i 5stelle: "Violazione gravissima".