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Meloni e FdI non cedono (per ora) al pressing del Ppe: "La Fiamma resta”

(ansa)
La cancellazione del simbolo diventa condizione per la chiusura dell'accordo per le Europee. Donzelli: "I nostri non vogliono"
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ROMA - Un tempo, non molto lontano, Ignazio La Russa sosteneva l'importanza della Fiamma nel simbolo di un partito di destra in termini di voti. C'era tutto un calcolo sulla presa che l'immagine voluta da Giorgio Almirante nel logo del Msi aveva ancora sull'elettorato di derivazione missina: del resto aveva identificato iconograficamente il postfascismo.

Fatto sta che né Gianfranco Fini né Giorgia Meloni l'hanno mai ripudiato. Ora può rappresentare la pietra d'inciampo nella trattativa con i Popolari europei, per stringere un'alleanza elettorale vincente alle Europee tra un anno, come ha scritto il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari. Se Meloni spegne la Fiamma consente a Manfred Weber, leader dei Popolari all'Europarlamento, di portare a casa l'accordo Popolari-Conservatori, ribaltando l'attuale assetto.

C'è una corrente di pensiero, dentro al partito, che sostiene che la premier mai acconsentirebb…

ROMA - Un tempo, non molto lontano, Ignazio La Russa sosteneva l'importanza della Fiamma nel simbolo di un partito di destra in termini di voti. C'era tutto un calcolo sulla presa che l'immagine voluta da Giorgio Almirante nel logo del Msi aveva ancora sull'elettorato di derivazione missina: del resto aveva identificato iconograficamente il postfascismo.

Fatto sta che né Gianfranco Fini né Giorgia Meloni l'hanno mai ripudiato. Ora può rappresentare la pietra d'inciampo nella trattativa con i Popolari europei, per stringere un'alleanza elettorale vincente alle Europee tra un anno, come ha scritto il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari. Se Meloni spegne la Fiamma consente a Manfred Weber, leader dei Popolari all'Europarlamento, di portare a casa l'accordo Popolari-Conservatori, ribaltando l'attuale assetto.

C'è una corrente di pensiero, dentro al partito, che sostiene che la premier mai acconsentirebbe sotto l'urto di un'imposizione. "Ha vinto con la Fiamma, portando Fratelli d'Italia al trenta per cento. Privarsene sarebbe un errore", dice una fonte autorevole. E infatti ieri, Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di FdI, ha detto che "il simbolo è scelto dagli iscritti", con "buona pace di tutti quelli che in Italia, pur essendo a noi ostili, vorrebbero insegnarci come dovremmo fare politica. Nessun iscritto di Fratelli d'Italia ha richiesto di modificare il simbolo, ipotesi che appassiona solo la sinistra italiana. E noi siamo poco inclini ad assecondare i desiderata della sinistra". "Nessuna trattativa", gli fa eco Antonio Tajani, in raccordo con Meloni. Insomma, la Fiamma lì è, e lì rimarrà, anche in vista del cruciale cimento del 2024.

L'Europa però non è l'Italia del melonismo, specie in Germania c'è una sensibilità diversa sulle radici della destra. E la Fiamma reca con sé un carico simbolico che suscita riserve e diffidenze.

Ma quanto vale in termini strettamente elettorali? "Il 3-4 per cento", calcola Antonio Noto, direttore di Noto sondaggi. "Oggi gli elettori di destra di Fratelli d'Italia rappresentano circa il 7 per cento", è il suo ragionamento. "L'altro venti per cento che oggi vota per Giorgia Meloni non si autodefinisce di destra. È un elettorato più composito, senza nostalgie. La Fiamma, quindi, non influisce sul consenso".

La Fiamma però da sempre fa discutere, i giornali di destra vi dedicano periodiche paginate, tra nostalgismo e senso di identità. Segno che il simbolo vale molto di più della sua dote di voti. "La Fiamma per noi resta un riferimento importante", dichiarò Gianni Alemanno nel febbraio del 2014, quando per mezzo delle primarie si decise quale sarebbe stata l'effigie del Fdi. Vinse quella che conteneva integralmente il vecchio logo di An: ben il 77 per cento si espresse per la Fiamma. Giorgio Almirante l'aveva disegnata personalmente, prendendo spunto da un'associazione combattentistica. E da subito, raccontano Luciano Lanna e Filippo Rossi in Fascisti immaginari, i missini presero a leggere le iniziali della sigla sulla base trapezoidale traducendole come "Mussolini Sei Immortale". E altrettanto da subito si sparse la voce che quel trapezio nero rappresentasse la bara del Duce, mentre la fiamma sovrastante ne simboleggiava la capacità di irradiarne le idee verso il futuro".

Anche l'inno ufficiale del Msi conteneva un riferimento al simbolo: "Noi saremo la fiamma d'Italia/il germoglio di un'alba trionfale/la valanga impetuosa che sale/italiani coraggio, con noi!". Sono esattamente le origini che Fratelli d'Italia non intende recidere. Per tutta la sua storia il Movimento sociale italiano venne chiamato correntemente "la Fiamma". Nel 1990, da segretario del Msi, Pino Rauti stava per toglierla, in un afflato modernizzatore, salvo, tre anni dopo, fondare un suo partito battezzato Fiamma Tricolore. E nel 2002 chiesero a La Russa, se non era il caso di toglierla. E La Russa: "Ma lei sarebbe disponibile a tagliarsi i propri attributi?".