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Rai, Di Trapani (Fnsi): "Inedita occupazione del servizio pubblico da parte della destra, per modalità e dimensioni. Così si rischia un indebolimento industriale"

Vittorio Di Trapani, 47 anni, presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, ex segretario Usigrai 
Intervista al presidente del Federazione nazionale della stampa: "L'obiettivo sembra essere più subdolo: introdurre una nuova narrazione nelle case degli italiani, che mi pare somigli molto a un'operazione di revisionismo politico, storico e culturale. Depotenziare la Rai vuol dire una democrazia più fragile"
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"Siamo di fronte a un'evidente occupazione della Rai da parte del governo e per di più a colpi di minoranza, visto che i nuovi direttori nei Tg sono stati varati in Cda con appena tre voti su sette", denuncia Vittorio di Trapani, presidente della Federazione nazionale della stampa, per 9 anni segretario dell'Usigrai.

Era mai successo?
"È un inedito. Per modalità e dimensioni".

Ovvero?
"Innanzitutto si procede con la sostituzione dell'Ad a metà mandato senza aver nemmeno provato ad abbozzare una ragione industriale o editoriale per motivarla. E allo stesso modo, con grande fretta, si cambia la maggior parte dei direttori di testata, senza chiarire i motivi per cui questo si rende necessario. A meno che non sia frutto della necessità di imporre 'un nuovo storytelling', così come dichiarato dal neo-Ad nella sua lettera ai dipendenti".

A rigore, Fuortes si è dimesso, non è stato ca…

"Siamo di fronte a un'evidente occupazione della Rai da parte del governo e per di più a colpi di minoranza, visto che i nuovi direttori nei Tg sono stati varati in Cda con appena tre voti su sette", denuncia Vittorio di Trapani, presidente della Federazione nazionale della stampa, per 9 anni segretario dell'Usigrai.

Era mai successo?
"È un inedito. Per modalità e dimensioni".

Ovvero?
"Innanzitutto si procede con la sostituzione dell'Ad a metà mandato senza aver nemmeno provato ad abbozzare una ragione industriale o editoriale per motivarla. E allo stesso modo, con grande fretta, si cambia la maggior parte dei direttori di testata, senza chiarire i motivi per cui questo si rende necessario. A meno che non sia frutto della necessità di imporre 'un nuovo storytelling', così come dichiarato dal neo-Ad nella sua lettera ai dipendenti".

A rigore, Fuortes si è dimesso, non è stato cacciato. E in Rai è sempre successo che vertici e direttori cambiassero a ogni cambio di governo.
"È vero, la Rai è sempre stata occupata dai governi di ogni colore. Ma oggi siamo di fronte a qualcosa di profondamente diverso e pericoloso. Lo sanno tutti che l'addio di Fuortes è stato favorito dall'approvazione da parte del governo di un decreto legge che solo formalmente riguardava le fondazioni lirico-sinfoniche, ma era finalizzato a liberare il posto di Ad della Rai".

E perché stavolta sarebbe diverso e pericoloso?
"Ai tempi dell'editto bulgaro l'occupazione del servizio pubblico puntava a favorire, in pieno conflitto di interessi, l'azienda dell'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ora invece l'obiettivo sembra essere un altro, più subdolo: introdurre una nuova narrazione in Rai, e dunque nelle case degli italiani, che mi pare somigli molto a un'operazione di revisionismo politico, storico e culturale. I segnali ci sono".

Dove li vede?
"Li rintraccio nelle parole del presidente del Senato su via Rasella, in quelle del Ministro dell'Agricoltura sulla sostituzione etnica, nella minaccia del ministro dell'Istruzione di misure contro la dirigente scolastica di Firenze che in una lettera ai suoi alunni ha spiegato come il fascismo nacque grazie all'indifferenza di troppi. E anche nell'intervista rilasciata nel 2019 dall'attuale Dg della Rai a un sito vicino a CasaPound nella quale dichiarò che l'antifascismo è una caricatura paradossale".

Eppure molti sostengono che non c'è nulla di nuovo sotto il sole, si tratta di una lottizzazione classica: la destra sostituisce la sinistra, che per anni ha controllato l'informazione pubblica.
"Ma di che parliamo? Prima di quest'ultimo cambio di direttori oltre la metà delle testate giornalistiche era già espressione dei partiti dell'attuale governo. E, aggiungo, andate poi a guardare gli ultimi dati sulla presenza dei politici nei tg".

Mi dica se l'elenco è giusto: anche con Fuortes Tg2, Rainews, Rai Parlamento, TgR erano appannaggio di partiti di governo. E il Tg1 di Maggioni riservava il 70% del tempo di parola a governo e maggioranza.
"I dati raccontano tutto. I nuovi vertici Rai hanno semplicemente completato l'occupazione prendendo la guida di altri Tg, del Giornale Radio, e dei due generi che producono informazione: Day Time e Approfondimenti. Per di più nominando esclusivamente uomini ed escludendo totalmente le donne. Il conto è presto fatto: 8 testate, 10 direttori e condirettori, zero direttrici".

La premier Meloni ha però detto che lei non vuole sostituire un'egemonia all'altra, ma liberare la cultura.
"L'unico modo per farlo è liberare la Rai dai governi e dai partiti. Quindi non so a cosa si riferisca la presidente del Consiglio. Né cosa intenda quando parla di merito. Forse ai crediti che si maturano trasmettendo i suoi comizi elettorali in maniera integrale, come ha fatto RaiNews24 in piena par condicio. Episodio su cui bene ha fatto a intervenire la presidente della Vigilanza e sulla quale mi aspetto una valutazione da parte dell'Agcom".

Il direttore Petrecca è stato più realista del re oppure è un metodo condiviso a destra e quindi destinato a ripetersi?
"Questo lo vedremo. Certo, il quadro che sta emergendo è molto preoccupante. Il rischio è che si produca un indebolimento industriale della Rai, e - di conseguenza - un suo drastico ridimensionamento. E un servizio pubblico più piccolo vuol dire una democrazia più fragile".