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Vicenza, la scossa di Possamai: "Vittoria incredibile, avete visto cos'è successo altrove?"

È l'unica città che va al centrosinistra al ballottaggio: nel regno di Luca Zaia e dopo una campagna elettorale con tutti i leader del centrodestra. L'enfant prodige del Pd la spunta per 500 voti. Lo spoglio vissuto nel suo comitato elettorale, con il nuovo sindaco che raccomanda: "Festeggiamo con stile"
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VICENZA - Scriviamo dall'unica città vinta dal centrosinistra: Vicenza. L'ha espugnata un ragazzo di 33 anni, Giacomo Possamai, enfant prodige del Pd. Per un punto: 50,54 a 49,46, cinquecento voti giusti, strappandola alla destra che vi aveva fatto accorrere tutti i leader nazionali per sostenere il sindaco uscente, Francesco Rucco. Ore 16,15. Il comitato di Possamai, in corso San Felice, ondeggia come una torcida sudamericana, quando il risultato si cristallizza dopo un testa a testa appassionante. "Sììììììì". "Gia-co-mo!". Rucco, avvocato, vicino a Matteo Salvini, è sconfitto. Tre minuti dopo spunta il ragazzo Possamai, in giacca e cravatta, travolto dalla tensione, si fa largo, sale sulla pedana. "Abbiamo fatto una cosa incredibile. Non so se avete visto com'è finita nel resto d'Italia". Il Pd colleziona solo sconfitte nei ballottaggi. Possamai che non aveva voluto le…

VICENZA - Scriviamo dall'unica città vinta dal centrosinistra: Vicenza. L'ha espugnata un ragazzo di 33 anni, Giacomo Possamai, enfant prodige del Pd. Per un punto: 50,54 a 49,46, cinquecento voti giusti, strappandola alla destra che vi aveva fatto accorrere tutti i leader nazionali per sostenere il sindaco uscente, Francesco Rucco. Ore 16,15. Il comitato di Possamai, in corso San Felice, ondeggia come una torcida sudamericana, quando il risultato si cristallizza dopo un testa a testa appassionante. "Sììììììì". "Gia-co-mo!". Rucco, avvocato, vicino a Matteo Salvini, è sconfitto. Tre minuti dopo spunta il ragazzo Possamai, in giacca e cravatta, travolto dalla tensione, si fa largo, sale sulla pedana. "Abbiamo fatto una cosa incredibile. Non so se avete visto com'è finita nel resto d'Italia". Il Pd colleziona solo sconfitte nei ballottaggi. Possamai che non aveva voluto leader nazionali, riunendo tutte le anime del centrosinistra, dal Terzo Polo agli ecologisti, stringendo accordi con i Cinquestelle e con i moderati fuoriusciti da Forza Italia, quindi è l'unico che può esultare. Il comitato deborda di giovani, con le loro magliette rosse e blu. Sono stati loro il valore aggiunto. Possamai li ha saputi coinvolgere. "Festeggiamo con stile", dice il neosindaco. "Voglio essere il sindaco di tutti. Rucco mi ha chiamato, ha avuto un risultato importante. Ora tutti in piazza".  

È stato uno spoglio pieno di elettricità. Possamai è sempre stato avanti per ottocento voti, e alle sedici, quando mancavano una manciata di sezioni, la torcida si era lasciata a un urlo liberatorio. Sembrava fatta. È dovuta salire sulla pedana, Victoria Karam, la social manager di Possamai, per dire che no, non era ancora finita. Mancavano le sezioni più grosse. E lì Rucco in effetti ha recuperato.  

Ci sono molte ragioni che spiegano l'exploit. Innanzitutto, lo slancio: Possamai è giovane. Poi l'afflato riformistico, che ha unito visione del futuro e saggezza. Ha saputo aggregare, con il piglio dell'amministratore popolare.  A 23 anni era già in consiglio comunale. È stato il più eletto in Regione, divenendo il capogruppo. Conosce le regole del consenso. Ha cominciato a pensare a questa elezione già nell'estate scorsa, rinunciando a un seggio sicuro alla Camera offertogli dal suo mentore Enrico Letta. Le prime riunioni sono state fatte a settembre, lo staff era pronto a ottobre, nella convinzione che le grandi imprese vanno pianificate. Quando, a gennaio, la partita vera e propria è iniziata un sondaggio lo dava indietro di 17 punti. È stata una lenta risalita. All'inizio la speranza era di arrivare al ballottaggio. Dopo il primo turno  - Possamai a sorpresa avanti di due punti, mille voti di differenza con Rucco - la destra ha reagito furiosamente. Ha mobilitato volontari e militanti. Qualcuno ha imbrattato quaranta manifesti di Possamai con lo slogan "È ora" aggiungendovi la parola Pd. Un illustratore, Osvaldo Casanova, ci ha messo una pezza sovrascrivendo gli imbrattamenti con disegni e frasi tipo "E ora Vicenza torna a sorridere". Nei dibattiti Rucco ha virato sul nazionale, tirando in ballo Elly Schlein, i poteri forti che sarebbero alle spalle di Possamai, e la solfa leghista sul genitore 1. Possamai ha parlato della città, che è a misura d'uomo (centomila abitanti) e bella, ma gravata da problemi ambientali non indifferenti (detiene il record delle polveri sottili) e da un deficit di appeal: mancano operai, ma anche i giovani talenti tendono a non fermarsi, reputandola un piccolo mondo antico.    

Ci sono altre lezioni da mandare a memoria. Possamai si è proposto come un campione di civismo: anche il suo avversario, Francesco Rucco, si è definito civico di destra, ma poi Salvini è venuto cinque volte, e tutti i leader da Roma a ruota. Vicenza non è di destra, è sempre stata democristiana. Il suo Comune è sempre stato contendibile. Ma alle ultime politiche il centrodestra aveva preso il 44 per cento, e in questa tornata ha appena stravinto nei municipi. E questo è il regno di Luca Zaia, che tre anni fa è stato rieletto col 76 per cento.  Perciò la vittoria di Possamai risalta di più. È un piccolo miracolo dopo quello di Damiano Tommasi un anno fa. Adesso da Verona a Padova, lungo la Serenissima solo sindaci di centrosinistra. È un segno. Fuori da qui i ragazzi con le magliette rosso blu urlano increduli: "Sin-da-co".