No all'uso del Pnrr per le armi all'Ucraina: Schlein vola a Bruxelles per compattare le truppe Pd
di Lorenzo De CiccoElly Schlein domani atterrerà a Bruxelles. È la seconda volta da quando è stata eletta segretaria del Pd. Ma se il debutto, al vertice del Pse del 25 marzo in vista del Consiglio europeo, era soprattutto questione di presentazioni coi leader stranieri, strette di mano, sorrisi a favore di flash e qualche rapido colloquio a margine, stavolta la missione è più delicata. C'è in programma un faccia a faccia con la presidente del Parlamento Ue, la popolare Roberta Metsola, mercoledì mattina. E per Schlein è fondamentale tenere a galla l'intesa storica che regola le dinamiche dell'Eurocamera e della Commissione, cioè l'asse fra i socialisti e il Ppe, evitando che quest'ultimo abbracci i conservatori di cui è leader continentale Giorgia Meloni.
Domani poi la segretaria del Pd chiuderà il capitolo nomine interne al partito, facendo rivotare dagli europarlamentari come capo-delegazione Brando Beni…
Elly Schlein domani atterrerà a Bruxelles. È la seconda volta da quando è stata eletta segretaria del Pd. Ma se il debutto, al vertice del Pse del 25 marzo in vista del Consiglio europeo, era soprattutto questione di presentazioni coi leader stranieri, strette di mano, sorrisi a favore di flash e qualche rapido colloquio a margine, stavolta la missione è più delicata. C'è in programma un faccia a faccia con la presidente del Parlamento Ue, la popolare Roberta Metsola, mercoledì mattina. E per Schlein è fondamentale tenere a galla l'intesa storica che regola le dinamiche dell'Eurocamera e della Commissione, cioè l'asse fra i socialisti e il Ppe, evitando che quest'ultimo abbracci i conservatori di cui è leader continentale Giorgia Meloni.
Domani poi la segretaria del Pd chiuderà il capitolo nomine interne al partito, facendo rivotare dagli europarlamentari come capo-delegazione Brando Benifei, che era stato bonacciniano al congresso. Ma soprattutto, riunendo martedì pomeriggio i 16 deputati Ue che fanno capo al Nazareno, dovrà decidere la linea in vista del voto in calendario a Strasburgo il primo giugno. Fra tre giorni.
C'è da votare il cosiddetto "Asap", acronimo inglese che sta per "Act in Support of Ammunition Production", cioè il provvedimento stilato dal commissario Thierry Breton, che punta ad aumentare la capacità produttiva europea di armi, affrontando l'attuale carenza di munizioni, missili e componenti. Una misura "modello-vaccini" che stanzia 500 milioni di euro per accelerare la capacità produttiva delle aziende Ue, autorizzando anche il ricorso ai fondi del Pnrr per aiutare il settore. Un piano già approvato dal Coreper, il Comitato dei 27 ambasciatori. Il 10 maggio scorso, quando si trattava di approvare la procedura d'urgenza per l'Asap, tra gli italiani il M5S ha votato no, mentre nelle file del Pd si sono notate un paio di defezioni: il voto contrario di Massimiliano Smeriglio e l'astensione di Pietro Bartolo. Ora c'è da trovare una linea comune.
Schlein, d'accordo col grosso dei suoi eurodeputati, sembra orientata a chiedere ai colleghi del Pse di mantenere il sì al finanziamento Ue per le munizioni, necessarie soprattutto in ottica guerra in Ucraina, ma evitando di ricorrere al Pnrr e al Fondo di coesione. Ma non è detto che la linea passi, all'interno del corpaccione dei socialisti europei, che Schlein incontrerà mercoledì, dopo Metsola, tenendo un discorso a tutto il gruppo europeo. Allora che fare? Tra il Nazareno e la delegazione a Bruxelles, ragionano su una possibile scappatoia, se si confermerà il provvedimento in blocco, incluso il Pnrr: l'uscita dall'aula o l'astensione. Ma c'è anche chi, come la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, ha ricordato in questi giorni che "non possiamo distinguercid al resto del gruppo, la mia posizione sull'Ucraina è netta e nota".
Insomma, il Pd non può e non vuole comunque fare sulla questione troppa polemica. O mostrare di agire in ordine sparso, come fa invece il Movimento 5 Stelle, che non è iscritto a una famiglia Ue e dunque non deve sottostarne alle regole. Certo sulla mossa, o sulla cautela della leader del Pd, potrebbe soffiare di nuovo Giuseppe Conte, che nei comizi da qualche settimane ha preso ad attaccare, oltre agli Usa, anche Bruxelles, in vista delle Europee fra un anno. Anche se, va ricordato, Palazzo Chigi, il 5 maggio ha già chiarito: "L'Italia non intende usare i fondi del Pnrr per produrre armi".