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Giovanni Diamanti, lo spin doctor di Possamai: "Nelle città si vince parlando alla gente, non di politica nazionale"

Giovanni Diamanti e Giacomo Possamai 
L'esperto di comunicazione politica tra gli autori della vittoria del centrosinistra a Vicenza: "Abbiamo costruito una campagna elettorale visceralmente vicentina, rimanendo lontano dall'ideologia"
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"Concretezza, identità cittadina e progetti per il territorio". Parola di Giovanni Diamanti, fondatore di Quorum/YouTrend, classe '89, spin doctor delle scalate impossibili. Colui che ha portato il centrosinistra alla vittoria di Roma, Milano e Firenze. Un'impresa compiuta anche in un territorio storicamente in mano alla destra: prima Padova, Poi Verona e infine Vicenza con Giacomo Possamai. Qui, in Veneto, Luca Zaia governa grazie al 76 per cento delle preferenze: un plebiscito.

Diamanti, come si vince nel feudo di Zaia? 

"Si vince se si è consapevoli che non esistono campagne elettorali fatte con lo stampino. La vera regola è che non ci sono regole. Ciò che funziona a Verona non necessariamente funziona a Vicenza. Si vince se si ha la consapevolezza che le campagne elettorali si basano sullo studio maniacale delle città, delle loro caratteristiche e delle loro peculiarità".

È quello che avete f…

"Concretezza, identità cittadina e progetti per il territorio". Parola di Giovanni Diamanti, fondatore di Quorum/YouTrend, classe '89, spin doctor delle scalate impossibili. Colui che ha portato il centrosinistra alla vittoria di Roma, Milano e Firenze. Un'impresa compiuta anche in un territorio storicamente in mano alla destra: prima Padova, Poi Verona e infine Vicenza con Giacomo Possamai. Qui, in Veneto, Luca Zaia governa grazie al 76 per cento delle preferenze: un plebiscito.

Diamanti, come si vince nel feudo di Zaia? 

"Si vince se si è consapevoli che non esistono campagne elettorali fatte con lo stampino. La vera regola è che non ci sono regole. Ciò che funziona a Verona non necessariamente funziona a Vicenza. Si vince se si ha la consapevolezza che le campagne elettorali si basano sullo studio maniacale delle città, delle loro caratteristiche e delle loro peculiarità".

È quello che avete fatto a Vicenza? 

"Esatto, abbiamo costruito una campagna elettorale visceralmente vicentina, senza leader politici nazionali e rimanendo lontano da qualsiasi cosa potesse risultare ideologico. Concretezza, identità cittadina e progetti per il territorio. Serve parlare con la gente, non di politica nazionale".

Durante la campagna elettorale Possamai ha evitato di farsi vedere con i big dei partiti, Schlein inclusa. Ha fatto bene?

"Premetto che non lo abbiamo fatto per polemica, ma con la consapevolezza che per vincere era necessario sottrarsi dalle logiche nazionali. Bisognava parlare di città, non di questioni ideologiche".

 

C'è chi l'ha interpretata come una scelta anti-Schelin

"Chi lo dice sostiene il falso, non c'è niente di anti-Schlein. È stata una scelta fatta per la campagna elettorale che si è rivelata giusta. Salvini è venuto sei volte e non mi pare che abbia funzionato".

Lei come si è mosso da tecnico delle comunicazione? 

"Siamo partiti da uno studio dettagliato delle caratteristiche cittadine, di quello che è la realtà di Vicenza. Quindi studi elettorali e sondaggi molto approfonditi. Perché le campagne elettorali si vincono quando si capisce la città. In più Giacomo (Possamai, ndr) incarna molto la personalità vicentina: è concreto, sa dialogare e, soprattutto, non urla. Abbiamo cercato di valorizzare queste caratteristiche, mettendo in campo una coalizione larga ma non tradizionale, mettendo insieme mondi diversi. Anche di centrodestra".

Conosceva già il candidato?

"È uno dei miei migliori amici. Con lui e un ristretto gruppo di amici aspettavamo questo momento da 10 anni. Questo per dire che per me è stato diverso, lavorativamente parlando, rispetto alle altre volte". 

 Possamai come Damiano Tommasi, sindaco vincente a Verona. E' giusto l'accostamento?

"Possamai è un esponente di partito, Tommasi è un civico che non ha mai avuto una tessera. Questo li allontana, ma in comune hanno una capacità innata di unire e di interpretare un'identità territoriale".

Come si imposta una campagna elettorale? 

"Si parte dallo studio del candidato e della città. Dopodiché si cerca l'idea forte della campagna. È sulla base di questa idea che si costruisce un'identità e un posizionamento. Ma la vera ricetta è che non esistono ricette. Una campagna elettorale non può essere replicabile: le città non sono tutte uguali e il clima di opinione cambia di anno in anno, così come i candidati".

È vero che la destra sa comunicare meglio della sinistra? 

"No, non è vero. La destra ha più facilità nell'imporre i propri temi, ma i comunicatori politici esistono da tutte le parti".

Perché per il centrosinistra è stata una disfatta? 

"La 'luna di miele' con il governo ancora non è finita e in più il centrosinistra paga una difficoltà strategica: non ha una coalizione. Tutto ciò indebolisce".   

Schlein comunica bene? 

"Alle primarie si è vista una sua grande capacità di mobilitazione. È in grado di entusiasmare e ha delle caratteristiche peculiari. Ed è su questo che deve incentrare la propria comunicazione".