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Possamai e la lezione di Vicenza: "Per vincere servono le alleanze, ma solo quelle credibili"

Intervista al neosindaco: "Ripartire uniti da quello che ci fa stare bene insieme"
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VICENZA - Giacomo Possamai, quanti punti di distacco le davano i sondaggi all'inizio della campagna elettorale?
"Diciassette".

E adesso lei è l'unico del Pd che ha vinto.

(Allarga le braccia).

C'è una lezione?

"È stata una campagna interamente spesa in mezzo alle persone, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nell'associazionismo, di cui Vicenza è ricca. E sin dall'inizio sapevamo che ce la potevamo fare solo se mettevamo da parte le divisioni".

Come ha fatto a riunire tutte le anime nel centrosinistra?

"Comunicare è fondamentale. Ma per parlare chiaro agli altri, per essere convincente, devi essere unito al tuo interno, altrimenti fuori non ti capiscono".

La sinistra è spesso divisa, la destra no.

"Bisogna ripartire dalle cose che ci fanno stare bene insieme, e noi qui siamo stati bene insieme. È stata una campagna elettorale lunghissima, senza una sbavatura".

Alla fin…

VICENZA - Giacomo Possamai, quanti punti di distacco le davano i sondaggi all'inizio della campagna elettorale?
"Diciassette".

E adesso lei è l'unico del Pd che ha vinto.

(Allarga le braccia).

C'è una lezione?

"È stata una campagna interamente spesa in mezzo alle persone, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nell'associazionismo, di cui Vicenza è ricca. E sin dall'inizio sapevamo che ce la potevamo fare solo se mettevamo da parte le divisioni".

Come ha fatto a riunire tutte le anime nel centrosinistra?

"Comunicare è fondamentale. Ma per parlare chiaro agli altri, per essere convincente, devi essere unito al tuo interno, altrimenti fuori non ti capiscono".

La sinistra è spesso divisa, la destra no.

"Bisogna ripartire dalle cose che ci fanno stare bene insieme, e noi qui siamo stati bene insieme. È stata una campagna elettorale lunghissima, senza una sbavatura".

Alla fine la differenza l'hanno fatta 500 voti.

"Questo c'impone un'ulteriore senso di responsabilità. Ho detto che voglio essere il sindaco di tutti".

Perché il Pd ha perso dappertutto?

"Per farcela devi unire, in nome di un progetto più grande. Ma le alleanze devono essere credibili".

Se a Roma litigano è più difficile fare unità in provincia?

"Per forza, perché quelle tensioni si riflettono inevitabilmente".

Insomma, la destra si batte solo con alleanze ampie?

"E credibili".

Quando ha cominciato a fare politica?

"Al liceo Pigafetta. C'era già il Pd".

Quali sono i suoi valori?

"Penso che la politica abbia questa caratteristica: se anche non vuoi occupartene, lei si occuperà di te. Ho sempre sentito questo slancio potente dentro di me. La politica è lo strumento per cambiare le cose".

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Sì, ma quali sono le sue idee fondanti?

"La prima è che nessuno deve essere lasciato solo. Dagli anziani che faticano a trovare un posto nelle Rsa ai ragazzi che se ne vanno".

Perché vanno via? Vicenza non è ricca?

"Ma molti vanno via, nonostante le opportunità, perché evidentemente non trovano quello che cercano".

Avete un problema enorme con le polveri sottili.

"L'urlo dei più giovani sull'ambiente va ascoltato, ci interpella, è la priorità".

Ma un sindaco cosa può fare?

"Le città possono fare da guida. Una delle cose che voglio fare e fare di Vicenza una città che sappia dialogare con le altre. Una città aperta".

Come governerà?

"C'è stata una grande voglia di credere nel futuro, questo slancio va mantenuto intatto. Voglio governare con i cittadini, in mezzo ai quartieri".

Come si coinvolgono i giovani?

"Purtroppo sono sempre meno, e quindi contano di conseguenza. La politica li ignora. Ma hanno una grande capacità di mobilitazione, una passione contagiosa per le cose. Un ragazzo mi ha raccontato che ha convinto la nonna centenaria ad uscire di casa, per andare al voto. Fuori dai seggi ne ho incontrato giunti da fuori per dare una mano e poi votare. Sono stati straordinari".

Come si rimonta un meno 17?

"Eh! Però all'inizio della campagna centinaia di persone non sono riuscite a entrare in teatro. È stato un segnale. Poi la partecipazione è sempre stata contagiosa. Lì ho capito che ce la potevamo giocare".

Perché non ha voluto leader nazionali, nemmeno Elly Schlein?

"Perché noi abbiamo fatto una campagna elettorale per la città".

Ma quelli di destra sono venuti tutti.

"Trasformando questa elezione in un derby romano. È proprio quello che non m'interessava fare. È stata una scelta condivisa con gli altri alleati. Noi abbiamo parlato alla città, della città".

Le hanno imbrattato i manifesti.

"E abbiamo trasformato quell'imbrattamento in piccole opere d'arte. È una piccola metafora: il bello salverà il mondo. Questa vittoria non è un arrivo. È una partenza".