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I piani di Meloni dopo la vittoria: accelera sul premierato e sfida la Lega

(ansa)

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La premier convoca un "conclave" di FdI e punta al via libera in prima lettura alla riforma costituzionale entro maggio 2024. L'autonomia di Salvini non è più una priorità
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ROMA - Dodici mesi per giocarsi il tutto per tutto. Incassata una vittoria piena alle comunali, Giorgia Meloni pensa già alle prossime mosse. La prima prevede un'accelerazione decisa sul premierato e una frenata brusca alla Lega sull'autonomia. Tutto, però, avendo in mente la battaglia esistenziale, quella delle Europee del giugno 2024. Quella che la oppone ad Emmanuel Macron e Olaf Scholz. E che non prevede un pareggio. Su quel passaggio intende investire tutto, perché consapevole che soltanto una Commissione "amica" potrà proteggerla dai possibili fallimenti sul Pnrr e migranti. "È proprio sul Recovery - spiega ai suoi nelle ore liete del successo elettorale - che proveranno a fermarci".

È il giorno della vittoria, innanzitutto. Meloni brinda alla conquista storica di Ancona, al filotto in Toscana, ai numeri di Catania e Brindisi. Nel video di 41 secondi su Facebook, la presidente del Consiglio non prova neanche …

ROMA - Dodici mesi per giocarsi il tutto per tutto. Incassata una vittoria piena alle comunali, Giorgia Meloni pensa già alle prossime mosse. La prima prevede un'accelerazione decisa sul premierato e una frenata brusca alla Lega sull'autonomia. Tutto, però, avendo in mente la battaglia esistenziale, quella delle Europee del giugno 2024. Quella che la oppone ad Emmanuel Macron e Olaf Scholz. E che non prevede un pareggio. Su quel passaggio intende investire tutto, perché consapevole che soltanto una Commissione "amica" potrà proteggerla dai possibili fallimenti sul Pnrr e migranti. "È proprio sul Recovery - spiega ai suoi nelle ore liete del successo elettorale - che proveranno a fermarci".

È il giorno della vittoria, innanzitutto. Meloni brinda alla conquista storica di Ancona, al filotto in Toscana, ai numeri di Catania e Brindisi. Nel video di 41 secondi su Facebook, la presidente del Consiglio non prova neanche a nascondere il sorriso di gioia. Anche perché un successo del genere non era previsto e apre enormi problemi nel campo guidato da Elly Schlein. E allora, quando al mattino - a urne ancora aperte - iniziano ad arrivare i primi segnali di un risultato importante, Meloni decide di procedere con un blitz, sfruttando la confusione tra gli avversari. L'idea è di cavalcare l'onda lunga, partendo dal terreno politicamente più impegnativo, ma libero dai vincoli della magre finanze pubbliche: quelle delle riforme costituzionali.

Prima mossa, dunque: fissare tempi e modi del pacchetto con cui si intende mettere mano alla Carta. Si parte già domani, alle 15.30. La leader riunirà un piccolo conclave, ricevendo i capigruppo di Fratelli d'Italia, Tommaso Foti e Lucio Malan. Non è escluso che partecipi anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, nonostante le polemiche che hanno accompagnato la sua presenza a riunioni di partito. E ci sarà anche Alberto Balboni, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. Non è una presenza casuale, perché quest'ultimo ha in mano il dossier delle autonomie caro alla Lega. A lui è affidata l'operazione di rallentare la corsa del Carroccio.

Meloni sul punto è stata chiara, a colloquio con i dirigenti di FdI: non c'è interesse a offrire a Matteo Salvini la bandierina delle autonomie prima delle elezioni per l'Europarlamento, impedendogli di incassare un decisivo dividendo politico. Contestualmente, Meloni intende spingere sul premierato. Il progetto è quello di presentare una riforma entro luglio. Di sfruttare settembre e ottobre, prima della sessione di bilancio, per avviare l'iter parlamentare. E di occupare i primi mesi del 2024 per avvicinare il più possibile il traguardo di un'approvazione in prima lettura della riforma.

Ma non è finita qui. Perché dietro al sorriso, la leader nasconde non poche preoccupazioni. Sa che il momento in cui ci si ritrova in cima è quello più difficile da gestire. Sa soprattutto che la partita continentale a cui lavora - quella che prevede un accordo tra Ppe e Conservatori - è osteggiata dai governi in carica di Francia e Germania. Ed è consapevole che nei prossimi dodici mesi queste tensioni si sfogheranno inevitabilmente sui dossier più delicati: migranti, Patto di Stabilità, Pnrr. Soprattutto Pnrr.

In questa chiave, Meloni deve affrontare un passaggio delicatissimo già nelle prossime ore. I capigruppo della Camera metteranno in calendario oggi stesso la ratifica del Mes, proposta dal dem Enzo Amendola. La prospettiva è quella di un passaggio parlamentare entro giugno. Lapremier, informalmente, ha già fatto sapere di voler alzare al massimo l'asticella con Bruxelles: se via libera al salva Stati deve essere, che almeno serva a trattare con la Commissione europea la massima flessibilità possibile sulle risorse del Pnrr che spettano all'Italia. cercando di ammortizzare l'effetto negativo dei ritardi sui progetti.

Sta diventando l'ossessione della presidente del Consiglio, il pensiero ricorrente che agita Palazzo Chigi. Meloni ritiene infatti che nei prossimi mesi l'attuale blocco franco-tedesco che governa le dinamiche di Bruxelles possa cercare di rallentare la sua corsa, per farla fallire sul Recovery. E pensa anche che la crisi di governo in Spagna non faccia che aumentare l'urgenza di un'opposizione politica di Parigi e Berlino al suo esecutivo. Ma c'è di più, forse di peggio. Essere in cima significa doversi guardare le spalle anche dagli alleati. Non è un caso, allora, che Matteo Salvini abbia compiuto ieri due mosse non banali.

La prima: ha incassato dal partito il mandato a trattare in Europa per "scardinare l'asse Ppe-Psoe". In altri termini, tenterà di offrire a Popolari e Conservatori i propri seggi per entrare in maggioranza all'Europarlamento, cercando così di evitare di restare isolato. La seconda: è andato ad Arcore da Silvio Berlusconi. L'obiettivo è convincere il Cavaliere a non svendere Forza Italia alla premier, frenando l'intesa tra Meloni e Tajani. la formula è tutta da stabilire, ma la prospettiva chiara: giocare di sponda per impedire che sia la premier a raccoglierne il consenso. La sfida è lunga dodici mesi.