Meloni: "Il termine patriota non più considerato un'infamia". La premier cita di nuovo Renan
di Stefano Baldolini"Il termine patriota non più considerato un'infamia". Alla vigilia del 2 giugno, festa della Repubblica, Giorgia Meloni torna a maneggiare con vigore i termini patria, patriota, nazione e a citare il controverso filosofo Renan, la cui riproposizione del concetto di "nazione come plebiscito quotidiano" aveva sollevato un acceso dibattito mesi fa. L'occasione è il convegno "Nazione e Patria. Idee ritrovate" organizzato dall'ex presidente del Senato Marcello Pera in quel di Palazzo Madama.
"Non è un fatto irrilevante che definirsi patrioti non sia più oggi considerato un appellativo dispregiativo", uno dei passaggi rilevanti del videomessaggio di Meloni, in piedi sul podio della presidenza del Consiglio. Una posa che dal punto di vista scenografico evoca un vero e proprio messaggio al Paese. "È una grande vittoria e sono orgogliosa del contributo che anche noi abbiamo dato in questa direzione. Pe…
"Il termine patriota non più considerato un'infamia". Alla vigilia del 2 giugno, festa della Repubblica, Giorgia Meloni torna a maneggiare con vigore i termini patria, patriota, nazione e a citare il controverso filosofo Renan, la cui riproposizione del concetto di "nazione come plebiscito quotidiano" aveva sollevato un acceso dibattito mesi fa. L'occasione è il convegno "Nazione e Patria. Idee ritrovate" organizzato dall'ex presidente del Senato Marcello Pera in quel di Palazzo Madama.
"Non è un fatto irrilevante che definirsi patrioti non sia più oggi considerato un appellativo dispregiativo", uno dei passaggi rilevanti del videomessaggio di Meloni, in piedi sul podio della presidenza del Consiglio. Una posa che dal punto di vista scenografico evoca un vero e proprio messaggio al Paese. "È una grande vittoria e sono orgogliosa del contributo che anche noi abbiamo dato in questa direzione. Perché il mio sogno è vivere in un'Italia nella quale, pur nelle differenze, tutti possano definirsi e agire da patrioti, ovvero da persone che antepongono l'interesse della Nazione all'interesse di parte o di partito", ha aggiunto.
Le parole della premier hanno suscitato la reazione di Carlo Calenda: "La patria non ha nulla a che fare con etnie, ceppi e retorica". Il riferimento è al caso Lollobrigida che senza mezzi termini aveva parlato di "sostituzione etnica".
Temi sensibili, che hanno diviso molto nel recente passato, ma su cui in queste ore dalla maggioranza arriva un ramoscello d'ulivo. Infatti, come anticipato da Repubblica, la parola "nazione" sostituirà il termine "razza" nei documenti della Pubblica Amministrazione. In commissione Affari costituzionali è stato approvato all'unanimità l'emendamento del deputato Pd Arturo Scotto su cui ieri il governo aveva dato parere favorevole. Un approccio bipartisan che non è passato inosservato. "Grazie a tutti i gruppi che hanno votato la nostra proposta", ha dichiarato lo stesso Scotto.
"Sui diritti non esistono distinguo e divisioni. Il progetto di riforme istituzionali che il Parlamento esaminerà nelle prossime settimane potrebbe essere l'occasione per superare definitivamente il concetto anche nella nostra Costituzione", ha commentato il deputato Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione.