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Pd, le correnti rialzano la testa: sotto accusa il cerchio emiliano di Schlein

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Dopo la sconfitta alle Comunali la segretaria convoca d'urgenza i dirigenti: "Una lezione per noi, ma pure per il M5S"
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ROMA - Al Nazareno non tira ancora aria da resa dei conti. Dall'elezione di Elly Schlein è passato troppo poco tempo: 92 giorni. Ma la sconfitta di ieri lascia anche intorno ai fedelissimi della segretaria un senso di allarme. La scalata al primo partito di opposizione finora era stata col vento in poppa, i primissimi scampoli di mandato lasciavano ben sperare: 20mila nuovi tesserati, 5-6 punti recuperati nei sondaggi, la narrazione politica imperniata intorno a un nuovo dualismo, Schlein-Meloni, che fagocitava tutti gli altri. La scoppola elettorale di ieri arriva allora come un brusco risveglio: l'unica vittoria è a Vicenza, dove il neo-sindaco Giacomo Possamai, lettiano di ferro, con un profilo molto distante da quello degli schleiniani, ha marcato nettamente le distanze dalla leader.

ROMA - Al Nazareno non tira ancora aria da resa dei conti. Dall'elezione di Elly Schlein è passato troppo poco tempo: 92 giorni. Ma la sconfitta di ieri lascia anche intorno ai fedelissimi della segretaria un senso di allarme. La scalata al primo partito di opposizione finora era stata col vento in poppa, i primissimi scampoli di mandato lasciavano ben sperare: 20mila nuovi tesserati, 5-6 punti recuperati nei sondaggi, la narrazione politica imperniata intorno a un nuovo dualismo, Schlein-Meloni, che fagocitava tutti gli altri. La scoppola elettorale di ieri arriva allora come un brusco risveglio: l'unica vittoria è a Vicenza, dove il neo-sindaco Giacomo Possamai, lettiano di ferro, con un profilo molto distante da quello degli schleiniani, ha marcato nettamente le distanze dalla leader.

La Toscana è un caso: la sinistra vince solo a Pescia (Pistoia). E Brindisi, altra sconfitta cocente insieme alla ex "rossa" Ancona, era l'unica piazza dove la segretaria aveva deciso di cambiare candidato sindaco, regalandolo al M5S.

Il quadro d'insieme un po' rianima le vecchie correnti, soprattutto quelle battute al congresso, che ora hanno più forza nel chiedere di "non regalare il centro alla destra, spostando il baricentro a sinistra", come confidava ieri Lorenzo Guerini, capo di Base riformista, parlando coi suoi parlamentari. Il fiasco nei territori rischia di far finire nel mirino il "cerchio emiliano" attorno a cui Schlein ha costruito la sua leadership: in particolare i due quasi omonimi Igor Taruffi e Davide Baruffi, uno schleiniano, l'altro bonacciniano, rispettivamente responsabile Organizzazione ed Enti locali del partito. Entrambi, ragionavano ieri due importanti dirigenti dem peraltro non lontani da Schlein, da considerare "a mezzo servizio", visto che rivestono importanti ruoli nella giunta emiliano-romagnola di Stefano Bonaccini. "Mentre il partito va rifondato, lavorando h24". Non una critica personale dunque, nemmeno politica, all'apparenza, ma quantitativa: di tempo. Si vedrà se Schlein riuscirà a difenderli, senza varare un rimpasto a pochi mesi dalla formazione del suo esecutivo di partito, o se nelle prossime settimane la spinta si farà più forte. Lei per ora reagisce a modo suo, parlando ai 20 membri della segreteria. "Dobbiamo giocare di più in attacco. Meloni sull'alluvione si mostra dialogante con Bonaccini, ma poi la destra ci manganella in tv. Dobbiamo reagire e alzare il tiro dove sono più in difficoltà: dalla sanità al Pnrr, al lavoro". E a proposito di Romagna, la segretaria è netta, con i suoi: sarebbe incomprensibile non affidare la ricostruzione a Bonaccini commissario, visto che "quel modello ha già funzionato".

Che la sconfitta non sia presa sotto gamba al Nazareno lo dimostra il vertice fiume convocato ieri pomeriggio da Schlein. Tutta la segreteria nazionale a rapporto. Cinque ore filate, interrotte dalla leader solo per scendere davanti alle telecamere e rilasciare qualche breve dichiarazione. Breve ma chiara. "È andata male, è una sconfitta netta. Sono elezioni amministrative ma dimostrano che il vento a favore delle destre è ancora forte". La segretaria non sente di avere particolari colpe, rispetto alla débâcle. Perché "non si cambia in due mesi e il cambiamento non passa mai da singole persone". Ci vorrà, sostiene, "un tempo più lungo per ricostruire fiducia e per ricostruire un centrosinistra nuovo e vincente". Questo è l'altro tassello dell'analisi della sconfitta del Pd. Le alleanze. O meglio, le mancate alleanze. L'ex campo largo che sconta lo sganciamento sempre più deciso sia di Carlo Calenda che di Giuseppe Conte. Con cui Schlein non è riuscita a salire su un palco nemmneno una volta. L'ex premier in vista delle Europee è intenzionato a marcare sempre di più le differenze, conducendo una campagna anti-Nato e anti-Ue. "Da soli non si vince - evidenzia Schlein - bisogna costruire un campo alternativo e credibile alla destra, divisa su tanti temi, ma quando si tratta di andare al voto si presenta unita. E l'alternativa non spetta solo al Pd". Lei, assicura, continuerà a provarci, a "rimboccarsi le maniche", cercando un asse almeno "sui temi cruciali".

Su questo Schlein insiste anche a porte chiuse. "Questa sconfitta è una lezione per tutti, non solo per noi. M5S e Terzo polo devono capire che se non si allarga il campo, vince la destra". E certo "alle Europee ognuno correrà per sé, col proporzionale, ma va trovato prima un terreno comune". Schlein dovrà anche rinsaldarsi nel partito. Va ancora chiusa la trattativa sui vice-capogruppo di Camera e Senato e potrebbero affiorare malumori nella Direzione prevista la prossima settimana. Nessuno vuole fare lo sciacallo, ma appunto c'è chi pone questioni. "Il posizionamento del partito", lo chiama Guerini. "La necessità di essere inclusivi", dice un altro ex ministro, il cattolico Graziano Delrio. Mentre la sinistra, dal lato opposto, chiede alla leader ancora più risolutezza: per Andrea Orlando "il partito va ricostruito".