Trantino sulla scia di Lagalla e Schifani: la destra 'prendi tutto' in Sicilia e l'ombra lunga di Dell'Utri
di Lirio AbbateChissà come se la ride Marcello Dell'Utri guardando al dato che ha portato il suo ex difensore per oltre dieci anni, Enrico Trantino, a essere eletto sindaco di Catania con un dato che sbaraglia tutti gli avversari al primo turno. Lo scorso anno il cofondatore di Forza Italia, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e indagato per le stragi del 1993, non aveva fatto mistero di avere indicato e imposto alla coalizione del centrodestra il candidato sindaco di Palermo, Roberto Lagalla e pure il presidente della Regione, Renato Schifani.
Li aveva scelti e sostenuti assieme a Salvatore Cuffaro, condannato per aver favorito Cosa nostra, e oggi l'ex governatore è nuovamente in pista in politica, sostenendo Trantino a sindaco di Catania. Non si conosce quello che politicamente può aver detto nei mesi scorsi Dell'Utri sulla scelta di candidare Trantino, il cui nome è stato imposto dal partito di Giorgia Meloni.
La difesa professionale, …
Chissà come se la ride Marcello Dell'Utri guardando al dato che ha portato il suo ex difensore per oltre dieci anni, Enrico Trantino, a essere eletto sindaco di Catania con un dato che sbaraglia tutti gli avversari al primo turno. Lo scorso anno il cofondatore di Forza Italia, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e indagato per le stragi del 1993, non aveva fatto mistero di avere indicato e imposto alla coalizione del centrodestra il candidato sindaco di Palermo, Roberto Lagalla e pure il presidente della Regione, Renato Schifani.
Li aveva scelti e sostenuti assieme a Salvatore Cuffaro, condannato per aver favorito Cosa nostra, e oggi l'ex governatore è nuovamente in pista in politica, sostenendo Trantino a sindaco di Catania. Non si conosce quello che politicamente può aver detto nei mesi scorsi Dell'Utri sulla scelta di candidare Trantino, il cui nome è stato imposto dal partito di Giorgia Meloni.
La difesa professionale, impeccabile per questo penalista catanese, fa da curriculum. Catania, come dicono i dati e le inchieste giudiziarie è ad altissimo tasso di criminalità mafiosa, con un numero elevato di casi di corruzione, di reati contro la pubblica amministrazione (chiedere al presidente del tribunale e alla procura della Repubblica di Catania). E Trantino come primo atto ha annunciato che per la sicurezza chiederà l'intervento dell'Esercito, ma non si sono viste dichiarazioni contro i corrotti e gli abusi, sui mafiosi e i loro complici che vogliono mettersi nelle mani l'amministrazione dei finanziamenti pubblici. Sulle infiltrazioni, che a Catania ci sono, della criminalità nella politica e nell'imprenditoria.
Si è sentita invece Giorgia Meloni che nella piazza di Catania ha urlato, in diretta televisiva, che la lotta all'evasione ai piccoli commercianti è un pizzo di Stato. E in Sicilia le parole e le azioni pesano, ed arrivano, se non chiarite bene, come un messaggio a chi vive illecitamente o magari strizzando l'occhio a chi favorisce i boss.
La coincidenza politica vuole che i primi cittadini delle due più grandi città della Sicilia siano di fatto persone a cui Dell'Utri è legato, o comunque a cui ha voluto bene. Enrico Trantino lo ha conosciuto a fondo durante il lunghissimo processo di primo grado che si è svolto a Palermo. Era il suo difensore di fiducia.
Per questo motivo il neosindaco di Catania e Dell'Utri si conoscono molto, e l'ex segretario di Silvio Berlusconi, come ha già dato prova in questi mesi, non è fuori dalla politica. Anzi, si è lanciato ancora una volta ad influenzare la politica siciliana, tessere le trame delle alleanze e delle scelte di candidati e di partiti del centrodestra di cui fa parte anche Cuffaro.
Oggi Marcello Dell'Utri è tornato a imporre il suo giudizio politico. Lo fa dalle sue ville, dalle sue abitazioni milanesi pagate da Silvio Berlusconi, dal quale arrivano anche i soldi destinati non solo a pagare ogni spesa della sua famiglia legate a ristrutturazioni edilizie e buchi finanziari, ma anche a sostenere le spese legali del suo amico Marcello per la sua difesa sia nel processo che lo ha visto condannare in via definitiva per reati di mafia, sia per altri processi dove si evincono posizioni giuridiche strettamente connesse a quelle di Berlusconi, ma per le quali ha pagato, in termini giudiziari, solo Dell'Utri.
Guardando prima alla situazione politica della Regione, poi a quella di Palermo e infine a Catania, è bene citare il romanzo di Leonardo Sciascia "Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia", una vera e propria requisitoria contro i risalenti vizi irredimibili di una certa cultura italiana. Il maestro di Recalmuto nel congedarsi metaforicamente dall'Italia, scegliendo la Francia, il paese dei Lumi, come sua seconda patria, mette in bocca al suo alter ego nel romanzo questa frase finale: "A Parigi si sente che qualcosa sta per finire e qualcosa sta per iniziare, mentre in Italia non finisce mai niente".