Conte dopo il flop sfida alla sinistra: "Noi in piazza, aspettiamo gli altri"
di Lorenzo De CiccoLei, Elly Schlein, a caldo aveva commentato: "Da soli non si vince". Lui, Giuseppe Conte, replica così: "Meloni non si batte con i campi larghi". Il duetto, quasi controcanto, è destinato a protrarsi almeno fino alle Europee. L'ex premier vuole impostarci un pezzo della campagna elettorale, disegnando il suo Movimento come una parallela, che col Pd non deve incrociarsi. Non troppo almeno. Certo, concede il presidente dei 5 Stelle, nella conferenza stampa convocata ieri dopo le amministrative, "siamo disposti a dialogare col Pd, con Schlein, su temi e progetti, misurandoci sulle risposte concrete ai bisogni delle comunità, ma senza annacquare le nostre battaglie".
E i temi in agenda rischiano di allargare il divario, nel campo giallorosso: il 30 giugno si vota alla Camera sul Mes, il meccanismo europeo di stabilità, con il Pd a favore e i contiani contro. È in arrivo il settimo pacchetto sulle armi a Kiev, che non de…
Lei, Elly Schlein, a caldo aveva commentato: "Da soli non si vince". Lui, Giuseppe Conte, replica così: "Meloni non si batte con i campi larghi". Il duetto, quasi controcanto, è destinato a protrarsi almeno fino alle Europee. L'ex premier vuole impostarci un pezzo della campagna elettorale, disegnando il suo Movimento come una parallela, che col Pd non deve incrociarsi. Non troppo almeno. Certo, concede il presidente dei 5 Stelle, nella conferenza stampa convocata ieri dopo le amministrative, "siamo disposti a dialogare col Pd, con Schlein, su temi e progetti, misurandoci sulle risposte concrete ai bisogni delle comunità, ma senza annacquare le nostre battaglie".
E i temi in agenda rischiano di allargare il divario, nel campo giallorosso: il 30 giugno si vota alla Camera sul Mes, il meccanismo europeo di stabilità, con il Pd a favore e i contiani contro. È in arrivo il settimo pacchetto sulle armi a Kiev, che non deve essere votato dal Parlamento dato che gli invii sono "coperti" fino a dicembre, ma una risoluzione, in vista del Consiglio europeo, arriverà. Insomma l'apertura, minima, dell'ex premier sembra più di facciata che altro. Come l'invito alla manifestazione a difesa del reddito di cittadinanza, rilanciata ieri e in calendario il 17 giugno: "Sarà una grande occasione per dare voce e volto al disagio sociale, al centro ci sarà chi non riesce a pagare il mutuo, ad arrivare a fine mese, ad avere un lavoro stabile", dice Conte.
Il Pd è invitato? "Sono benvenute tutte le forze politiche, sociali, civiche, noi siamo i promotori ma protagonista è chi vive il disagio sociale ed economico". Anche al Nazareno, peraltro, ragionano sul da farsi. Schlein a Repubblica, venerdì, aveva raccontato che la discussione è ancora in corso: "Parteciperemo? Dipende, ci parleremo presto con Conte". Ma ancora non si sono sentiti. E nella riunione della segreteria dell'altro ieri la leader non ne ha parlato.
Anche il capo del Movimento per ora sembra concentrato su altro. Va strutturata una forza che alle elezioni nazionali va in doppia cifra e che in quelle locali tracolla. Lo dimostra anche il voto della Sicilia di domenica e lunedì, peraltro in una terra storicamente favorevole, come anche la Campania e la Puglia, ai 5S. E invece è andata così: Catania 5,6%, Ragusa 5,2%, Trapani 4,1%, Siracusa 4%. Anche negli altri capoluoghi dove si è votato al ballottaggio il M5S non è mai stato determinante, pure se alleato col Pd come a Pisa o a Brindisi, mentre l'unico sfizio il Movimento se l'è preso a Campi Bisenzio, in Toscana, battendo in asse con la sinistra il candidato dei dem. Conte non ha fretta di telefonare a Schlein. "Intanto oggi partono 84 gruppi territoriali, questa è la prima fase. Poi partirà un confronto politico a partire con il Pd di Schlein". Il suo partito, aggiunge, "non si sottrae al dialogo con le altre forze, ma siamo convinti che sia necessario costruire dei progetti politici, perché non basta presentarsi in occasioni delle competizioni elettorali su un palco insieme per qualche ora". Ecco spiegati, per Conte, i mancati comizi insieme al Pd.
Al di là dei risultati elettorali, per il M5S ieri è stata una giornata agitata. Il gruppo stellato ha occupato la giunta per le elezioni di Montecitorio, protesta vecchio stile, con tanto di cartelli, a cui ha preso parte lo stesso Conte. Nel mirino c'era un emendamento della maggioranza al regolamento che definisce la nullità delle schede alle Politiche dopo i ricorsi. Se passasse, sarebbero considerate valide le schede con più segni ma su liste che sostengono lo stesso candidato all'uninominale. La manovra punta a far entrare alla Camera l'azzurro Andrea Gentile, battuto per 482 voti dalla pentastellata Anna Laura Orrico. Anche se secondo il M5S, se la regola venisse approvata, sarebbero in bilico molti altri seggi, compreso quello della ministra Eugenia Roccella e di Umberto Bossi. FdI ieri ha protestato, parlando di "violenza estrema" dei grillini, che hanno impedito la seduta. Ma alla fine si è trovato un accordo, o meglio: un rinvio. Mediatore il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che si è visto con l'ex premier. Se ne riparla la prossima settimana.