Ricci: "La sconfitta di Ancona brucia, al Pd serve una costituente se vuole la rimonta alle Europee"
di Giovanna CasadioMatteo Ricci, sindaco dem di Pesaro e presidente delle Autonomie locali (Ali), quanto brucia la sconfitta ad Ancona?
"Molto. Era un obiettivo dichiarato della destra, che dopo avere vinto la Regione Marche puntava al capoluogo regionale, ad Ancona appunto. A noi progressisti deve insegnare che l'unità della coalizione si costruisce prima, non tra il primo e il secondo turno. Quando si è divisi al primo turno, ricomporre poi al ballottaggio, non sempre è possibile. Questo è accaduto ad Ancona".
Dopo la batosta alle amministrative da dove comincia il Pd per risalire la china?
"Dobbiamo fare una costituente, di cui abbiamo discusso per mesi e poi non è stata fatta prima del congresso. Sapevamo che il congresso non avrebbe risolto tutti i problemi, che sarebbe stato un punto di partenza. Occorre una discussione profonda per mettere in campo un nuovo profilo politico e culturale e vincere le elezioni europee".
Matteo Ricci, sindaco dem di Pesaro e presidente delle Autonomie locali (Ali), quanto brucia la sconfitta ad Ancona?
"Molto. Era un obiettivo dichiarato della destra, che dopo avere vinto la Regione Marche puntava al capoluogo regionale, ad Ancona appunto. A noi progressisti deve insegnare che l'unità della coalizione si costruisce prima, non tra il primo e il secondo turno. Quando si è divisi al primo turno, ricomporre poi al ballottaggio, non sempre è possibile. Questo è accaduto ad Ancona".
Dopo la batosta alle amministrative da dove comincia il Pd per risalire la china?
"Dobbiamo fare una costituente, di cui abbiamo discusso per mesi e poi non è stata fatta prima del congresso. Sapevamo che il congresso non avrebbe risolto tutti i problemi, che sarebbe stato un punto di partenza. Occorre una discussione profonda per mettere in campo un nuovo profilo politico e culturale e vincere le elezioni europee".
Le Europee del 2024 sono il banco di prova?
"Dobbiamo puntare a una grande rimonta perciò ci vuole un lavoro di ricostruzione a livello nazionale e nei territori. Se il Pd vuole essere alle Europee il primo partito già tra un anno, dobbiamo essere percepiti come reale alternativa alla destra di Meloni. Le Europee saranno le elezioni di midterm italiane. Non solo. Avranno l'obiettivo strategico di non spostare il baricentro europeo a destra. Meloni lavora per una alleanza tra Popolari e conservatori. Quindi il risultato delle forze democratiche e socialiste sarà decisivo per impedirlo".
Le alleanze sono il cuore del problema?
"Per le Europee il sistema è proporzionale e quindi ogni partito gioca per sé. Ma se si vuole apparire una alternativa credibile alla destra, occorre avere almeno un coordinamento tra le opposizioni. Opposizioni così divise rafforzano l'idea che non ci sia una alternativa politica alla Meloni. Il prossimo anno inoltre ci sarà il principale test amministrativo, perché ci saranno migliaia di Comuni al voto. In quei Comuni è necessario costruire alleanze larghe sia politiche che civiche. Nei territori peraltro è più facile realizzare intese larghe. Porto la mia esperienza di sindaco di Pesaro come esempio: da 3 anni in giunta ci sono i 5Stelle che nel 2019 si erano presentati contro di me. Il bilancio politico è molto positivo".
Schlein ha avuto poco tempo per rimodellare il Pd e in questa tornata elettorale hanno pesato le scelte già fatte dalla precedente segreteria?
"Le leadership sono importanti, ma non sufficienti. Serve una riorganizzazione del Pd e un pensiero e una visione politica e culturale in grado di convincere la maggioranza degli italiani. Per questo insisto sulla fase costituente. Il Pd deve essere unito e plurale: tutti devono essere coinvolti e bisogna allargare, allargare, allargare".
E sullo scaricabarile, anche ingeneroso, nei confronti delle scelte dell'ex segretario Letta su liste e scelte per queste amministrative, cosa pensa?
"Non serve scaricare responsabilità su nessuno così come non dobbiamo sottovalutare la sconfitta. Abbiamo una nuova segretaria e ci vuole un gruppo dirigente largo e plurale".
Siete un partito dalla doppia anima: un po' riformista e un po' massimalista?
"Siamo il più grande partito progressista che ha il compito di fare una opposizione dura e al tempo stesso di costruire l'alternativa in grado di convincere la maggioranza degli italiani".
Lei ha sostenuto Stefano Bonaccini nella sfida delle primarie per la segreteria vinta da Schlein. Voi bonacciniani ora vi farete sentire?
"Molti amministratori locali hanno sostenuto Bonaccini. Vogliamo dare una mano. Siamo una energia fondamentale e confidiamo di essere coinvolti a prescindere da chi ha votato chi".
La squadra della segreteria va cambiata o allargata?
"Se ci sarà una fase costituente tutti si sentiranno protagonisti".