Armi a Kiev coi fondi del Pnrr, nuova grana dopo il voto. Il Pd diviso a Strasburgo
di Giovanna VitaleROMA - Ha scelto di non scegliere, Elly Schlein. Almeno per un altro po'. Sul piano comunitario per rifornire di munizioni l'Ucraina, il gruppo del Pd a Strasburgo resta spaccato. Senza una chiara indicazione sulla linea da tenere domani in aula, quando si dovrà dire sì o no all'Asap, acronimo di "Act in Support of Ammunition Production", il provvedimento proposto dal commissario Thierry Breton per aumentare la capacità produttiva europea di materiale bellico da spedire a Zelensky per difendersi dall'aggressione di Putin.
Neanche l'incontro a distanza è servito a sciogliere il nodo. Dopo aver sondato gli umori della truppa, per la stragrande maggioranza orientata a favore, la segretaria nazionale ha difatti rinviato a oggi - all'esito della riunione del gruppo Socialisti&Democratici - la decisione sul da farsi. Così motivata: se la famiglia progressista, cui il Pd appartiene, farà suoi gli emendament…
ROMA - Ha scelto di non scegliere, Elly Schlein. Almeno per un altro po'. Sul piano comunitario per rifornire di munizioni l'Ucraina, il gruppo del Pd a Strasburgo resta spaccato. Senza una chiara indicazione sulla linea da tenere domani in aula, quando si dovrà dire sì o no all'Asap, acronimo di "Act in Support of Ammunition Production", il provvedimento proposto dal commissario Thierry Breton per aumentare la capacità produttiva europea di materiale bellico da spedire a Zelensky per difendersi dall'aggressione di Putin.
Neanche l'incontro a distanza è servito a sciogliere il nodo. Dopo aver sondato gli umori della truppa, per la stragrande maggioranza orientata a favore, la segretaria nazionale ha difatti rinviato a oggi - all'esito della riunione del gruppo Socialisti&Democratici - la decisione sul da farsi. Così motivata: se la famiglia progressista, cui il Pd appartiene, farà suoi gli emendamenti presentati dalla delegazione italiana per escludere i fondi del Pnrr e di coesione dal finanziamento degli aiuti militari, i Dem tricolori diranno sì. Altrimenti si potrebbe fare una valutazione diversa. E magari virare sull'astensione per provare a tenere insieme le varie anime del gruppo, evitando di certificarne le divisioni.
Una via di mezzo, già utilizzata in altre occasioni. E tuttavia invisa a un pezzo consistente del partito, che avrebbe già avvertito Schlein: "Attenta a non dare segnali di arretramento sul sostegno all'Ucraina", il monito arrivato dall'ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini. A conferma delle difficoltà su un tema, quello delle armi, che da sempre angustia la segretaria, stretta com'è fra la posizione iper-atlantista dei riformisti e quella (strumentalmente) pacifista del M5S.
"Voglio ascoltarvi", esordisce la leader in collegamento da Roma, dove è rimasta per fronteggiare la crisi innescata dalla débâcle elettorale. Scortata virtualmente da Peppe Provenzano, responsabile Esteri, e da Alessandro Alfieri, titolare del dossier Pnrr, Schlein segue in religioso silenzio tutti gli interventi dei suoi 16 deputati, che alla fine rieleggono capo-delegazione Brando Benifei. Alcuni schieratissimi sul sì - in particolare Pina Picierno, Elisabetta Gualmini e Irene Tinagli - convinti che non si possa smentire la linea finora tenuta dal Pd, oltretutto votando in difformità con tutte le altre forze del socialismo europeo. E altri determinatissimi a dire no, Massimiliano Smeriglio e Pietro Bartolo in testa, che considerano il dispositivo della Commissione Ue un incentivo alla guerra.
Un dibattito acceso, che la fedelissima Camilla Laureti - l'unica europarlamentare a parteggiare per Schlein al congresso - tenta a un certo punto di sedare, avanzando una mediazione, probabilmente proprio su input del Nazareno: "Noi potremo astenerci o uscire dall'aula", la proposta, che però non piace a nessuno. Né ai favorevoli, né ai contrari.
Risultato? Nulla di fatto. La segretaria preferisce prendere tempo. Prima mette in chiaro, per evitare equivoci: "Sugli aiuti all'Ucraina non si discute". Quindi precisa: "Ho capito che ci sono orientamenti diversi e siccome si tratta di una questione delicata, ci aggiorniamo a domani".
La questione dirimente restano i fondi del Pnrr: la stessa che verrà posta quando, a breve, le commissioni Affari europei di Camera e Senato dovranno esprimersi sul regolamento che istituisce la legge a sostegno della produzione di munizioni. Poiché è previsto che il finanziamento sia per metà a carico dell'Europa e per l'altra metà degli Stati membri, verrà chiesto al governo Meloni di scrivere nero bianco che l'Italia non li utilizzerà per produrre più armi. Anche qui: se gli emendamenti dem verranno bocciati, in Parlamento il Pd si asterrà o uscirà dall'aula. Per Schlein l'unica via di mezzo possibile per non sconfessare la linea assunta da chi guidava il partito prima di lei, ma neanche le sue convinzioni