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Corte dei Conti, Bankitalia, Anac: tutti i complotti evocati dal governo allergico ai controlli

La premier Meloni con i ministri Tajani e Crosetto 
L'insofferenza dell'esecutivo di destra contro gli organi autonomi di garanzia. Dall'attacco di Fazzolari alla Banca d'Italia per le critiche sulla prima manovra di bilancio dell'esecutivo alla richiesta di dimissioni del presidente Busia da parte della Lega
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Quello contro la Corte dei conti è soltanto l'ultimo episodio che fa trapelare la grande insofferenza del governo di destra-destra contro gli organi autonomi di garanzia e di controllo. Una insofferenza che sembra arrivare davvero da un filone di pensiero comune dentro il governo, soprattutto in Fratelli d'Italia e Lega, e che sa di destra che vuole essere "libera" di agire evocando sempre complotti "globalisti" o "delle banche" o, ancora, "della burocrazia".

Limiti ai controlli della Corte dei conti

Certo è che nei primi sette mesi di vita il governo di Giorgia Meloni, adusa lei in prima persona a evocare complotti mondialisti, ha alzato la voce facendo trapelare l'insofferenza verso gli organi di controllo autonomi. E in alcuni casi oltre alla voce ha fatto atti concreti: ad esempio con l'emendamento che toglie il controllo analogo della Corte dei conti sul Piano nazionale di ripresa e resilienza dopo che qualch…

Quello contro la Corte dei conti è soltanto l'ultimo episodio che fa trapelare la grande insofferenza del governo di destra-destra contro gli organi autonomi di garanzia e di controllo. Una insofferenza che sembra arrivare davvero da un filone di pensiero comune dentro il governo, soprattutto in Fratelli d'Italia e Lega, e che sa di destra che vuole essere "libera" di agire evocando sempre complotti "globalisti" o "delle banche" o, ancora, "della burocrazia".

Limiti ai controlli della Corte dei conti

Certo è che nei primi sette mesi di vita il governo di Giorgia Meloni, adusa lei in prima persona a evocare complotti mondialisti, ha alzato la voce facendo trapelare l'insofferenza verso gli organi di controllo autonomi. E in alcuni casi oltre alla voce ha fatto atti concreti: ad esempio con l'emendamento che toglie il controllo analogo della Corte dei conti sul Piano nazionale di ripresa e resilienza dopo che qualche giorno fa i magistrati contabili hanno denunciato come dei 32 miliardi di spesa previsti per quest'anno ne sia stato erogato solo uno. Apriti cielo. Prima è intervenuto il ministro meloniano Raffaele Fitto che ha la delega al Pnrr: "La Corte dei conti sia costruttiva occorre moderazione". E ieri in Parlamento è arrivato subito l'emendamento che limita i controlli della Corte dei conti sul Pnrr.

Calderoli contro il servizio bilancio del Senato

Il mese scorso era stato il ministro gli Affari regionali Roberto Calderoli a evocare complotti del "centralismo romano" dopo che l'ufficio Bilancio del Senato, organo indipendente e non certo politico, aveva pubblicato una bozza della relazione sul ddl dell'autonomia differenziata. Sottolineando quello che è in fondo evidente. E cioè che "nel caso del trasferimento alle Regioni di un consistente numero di funzioni oggi svolte dallo Stato - e delle relative risorse umane, strumentali e finanziarie -, ci sarebbe una forte crescita del bilancio regionale e un ridimensionamento di quello statale, col rischio di non riuscire a conservare i livelli essenziali delle prestazioni presso le Regioni non differenziate. Le Regioni più povere, oppure quelle con bassi livelli di tributi erariali maturati nel proprio territorio, potrebbero avere maggiori difficoltà a finanziare, e dunque ad acquisire, le funzioni aggiuntive". Lesa maestà: Calderoli ha tuonato subito evocando sempre complotti: "A fronte di un processo che, come la costituzione prevede, riconosce e promuove le autonomie, era ed è prevedibile che i palazzi e gli interessi del centralismo cercassero di intromettersi, utilizzando qualsiasi tipo di strumento. Il Servizio del Bilancio del Senato ha realizzato un dossier sul disegno di legge recante disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata regionale, nel quale vengono evidenziate criticità non oggettive, ma meramente ipotetiche".

Lega chiede le dimissioni del presidente Anac

Restando in area Lega, a marzo il partito del vicepresidente del Consiglio, spalleggiato in questo caso anche da Fratelli d'Italia, se l'era presa contro il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Giuseppe Busia, reo di aver sollevato dubbi sulla riforma del codice degli appalti approvata dal governo e che, in soldoni, consente l'affidamento diretto di appalti anche per soglie elevate e che di fatto coprono il 95 per cento di tutte le gare in corso nel Paese: "Gravi, inqualificabili e disinformate dichiarazioni del presidente Busia sul Codice Salvini: se parla così di migliaia di sindaci e pensa che siano tutti corrotti, non può stare più in quel ruolo. Busia ha dei compiti di controllo, invece certifica di essere prevenuto, non neutrale e quindi non credibile", ha detto Stefano Locatelli, responsabile Enti Locali della Lega.

Nordio sui controlli dei magistrati nelle intercettazioni

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio nella proposta di riforma del codice penale e di procedura penale, e in particolare dell'utilizzo delle intercettazioni, ha posto dubbi soprattutto su quelle che devono essere autorizzate dai giudici esprimendosi invece a favore di quelle "libere" e preventive fatte dagli inquirenti e dai servizi segreti. E questo perché, a suo dire, quest'ultime restano segrete e non finiscono in fascicoli processuali che poi vengono divulgati sui giornali. In realtà diverse modifiche al codice penale proposte dal governo Meloni vanno nella direzione di un minore controllo della magistratura ordinaria. Come sottolineato dagli stessi magistrati: "Alla contrazione dei diritti e delle libertà fa riscontro la regressione dalla giurisdizione ordinaria, vissuta dal legislatore con insofferenza, alla stregua, s’è detto, di una zavorra di lacci e lacciuoli da aggirare: si pensi al decreto legge sulle Ong, con il quale le sanzioni per le navi che soccorrano naufraghi con modalità diverse da quelle date si spostano dal terreno penale a quello amministrativo", ha detto il presidente della Corte di appello di Bari, Francesco Cassano, durante il suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario. "Si tratta di una tendenza - ha aggiunto - che attinge anche le norme che mirano a sterilizzare i rischi penali per gli amministratori di aziende di “interesse strategico nazionale”, come l’Ilva; o, nella legge di bilancio, alla transazione agevolata delle controversie tributarie pendenti con l’Agenzia delle Entrate".

Fazzolari attacca Banca d'Italia

Ma il primo esponente di peso del governo ad attaccare una istituzione indipendente, uno dei pochi che a Palazzo Chigi sussurra davvero le cose da fare a Meloni, è stato il sottosegretario Giovambattista Fazzolari nemmeno dopo due mesi dal suo insediamento. E nel mirino ha messo la Banca d'Italia che aveva criticato, anzi aveva osato criticare, la prima manovra di bilancio del governo Meloni. In particolare Bankitalia aveva sollevato dubbi sulla copertura della manovra ma anche su alcune proposte come quella sull'eliminazione dell'obbligo del Pos, la flat tax e il reddito di cittadinanza. Senza Reddito, aveva ricordato ad esempio Fabrizio Balassone, capo del Servizio struttura economica di Bankitalia, "nel 2020 avremmo avuto un milione di poveri assoluti in più, equivalenti a 450 mila famiglie". E ora che il 40% dei beneficiari da agosto perderà l'assegno - 846 mila persone, nei calcoli di Istat diffusi ieri dal presidente Blangiardo, sempre in audizione - rischiamo per Bankitalia un "aumento dell'indigenza". La risposta di Fazzolari. Evocare complotti come stile della casa: "Le critiche di Bankitalia? Non mi sorprendono. Bankitalia è partecipata da banche private. Abbiamo contro anche Confindustria e i sindacati, significa che tanto male non stiamo facendo".

Crosetto e il "machete" contro i dirigenti di Stato

A fine dicembre era stato il ministro della Difesa e fondatore di FdI Guido Crosetto a evocare addirittura il "machete" contro chi rema contro "il cambiamento". Nel mirino di Crosetto era finita anche la Ragioneria dello Stato e le sue correzioni chieste al governo sulla manovra: "Non si può pensare di fare politiche nuove, se nei posti chiave tieni i funzionari che hanno mentalità vecchie o servono ideologie di cui noi rappresentiamo l'alternativa", ha detto Crosetto annunciando quindi un ricambio nei dirigenti nei ministeri e uno spoil system importante. L'imperativo è quindi tagliare "con il machete" alcune catene che bloccano lo sviluppo dell'Italia come chi "nelle amministrazioni pubbliche si è contraddistinto per la capacità di dire no e di perdere tempo". Un bel climino creato dopo poche settimane dall'arrivo del governo di destra-destra.

Meloni contro Euroburocrati

Ma questa insofferenza, questi attacchi contro organi indipendenti evocando complotti, non devono in fondo sorprendere più di tanto. Perché prima di diventare presidente del Consiglio Giorgia Meloni usava gli stessi metodi. E bersaglio preferito sono stati spesso i dipendenti della commissione e del Parlamento europeo. Ad esempio quando da Bruxelles arrivò nel 2021 una nota di smentita ad un servizio della Rai nel programma "Anni venti" che sosteneva come grazie all'Ue gli italiani avrebbero mangiato le cavallette e altri insetti e a loro insaputa quasi: "Allucinante - scrive la leader di Fratelli d'Italia in un post su Facebook - I burocrati europei scrivono alla Rai per dire che la Ue può essere pure criticata, ma le critiche devono essere 'corrette'. Cioè condivise dalla Ue. Siamo ormai oltre i paradossi di Orwell in 1984". Nel 2019 invece Meloni esaltava un discorso del rappresentante di Vox, il partito di estrema destra spagnolo, intervenuto alla festa di FdI: "Il peggior nemico dell'Europa sono i burocrati globalisti di Bruxelles che vogliono difendere i loro privilegi di casta". Ad Atreju il leader Vox ha ribadito l'importanza di essere uniti contro un'Europa che ha perso i suoi valori e da ricostruire".

Banche, globalismo, finanza, burocrazia: tutti a complottare contro il governo Meloni.