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Meloni rinuncia al presidenzialismo e cerca il Terzo Polo per il premierato

Giorgia Meloni 

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Riunione riservata coi capigruppo e Rampelli. L’obiettivo è bilanciare i rischi dell’Autonomia leghista. E Gelmini apre: “Poteri del premier da rafforzare”
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ROMA - Avanti con il premierato. Ora non è più un orientamento ma una indicazione precisa che Giorgia Meloni dà ai suoi, convinta di trovare la sponda almeno di una parte dell’opposizione, segnatamente Azione e Italia Viva. Il cammino verso le riforme va avanti con un passaggio che non è insignificante: la presidente del Consiglio riunisce a Palazzo Chigi due ministri (Lollobrigida e Ciriani), i capigruppo Foti e Malan e il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. È un incontro che doveva già svolgersi più o meno un mese fa, poi saltato nel giorno in cui nel governo scoppiò la lite sul rinnovo dei vertici delle forze armate. Una riunione che serve a fare il punto sulla situazione dopo il confronto con gli esponenti di centrosinistra e Terzo Polo.


Si svolge tutto in un clima di massima riservatezza. E alla fine bocche cucite. C’è chi, come Rampelli, nega persino di aver partecipato all’appuntamento. S…

ROMA - Avanti con il premierato. Ora non è più un orientamento ma una indicazione precisa che Giorgia Meloni dà ai suoi, convinta di trovare la sponda almeno di una parte dell’opposizione, segnatamente Azione e Italia Viva. Il cammino verso le riforme va avanti con un passaggio che non è insignificante: la presidente del Consiglio riunisce a Palazzo Chigi due ministri (Lollobrigida e Ciriani), i capigruppo Foti e Malan e il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. È un incontro che doveva già svolgersi più o meno un mese fa, poi saltato nel giorno in cui nel governo scoppiò la lite sul rinnovo dei vertici delle forze armate. Una riunione che serve a fare il punto sulla situazione dopo il confronto con gli esponenti di centrosinistra e Terzo Polo.


Si svolge tutto in un clima di massima riservatezza. E alla fine bocche cucite. C’è chi, come Rampelli, nega persino di aver partecipato all’appuntamento. Salvo poi precisare: "Non sono autorizzato a parlare" Quel che è certo, e che trapela in modo informale, è la volontà di elaborare un testo che parta dall’elezione diretta del premier. Ed è una proposta che vede insieme, oltre a Fratelli d’Italia, le altre forze del centrodestra. Il vicepremier Antonio Tajani scioglie i dubbi: "Noi non abbiamo pregiudizi, ma mi pare si vada verso questa proposta". Anche se la strada del presidenzialismo, ovvero del Capo dello Stato scelto dai cittadini, non sarebbe ancora del tutto abbandonata. Ma è ormai sullo sfondo. Mentre la bozza in via di elaborazione potrebbe prevedere, oltre all’elezione diretta del presidente del Consiglio, anche quella del vice. Un ticket da sottoporre alle urne.


Meloni e i suoi fedelissimi sono convinti che questo tipo di riforma costituzionale bilanci i rischi dell’autonomia. Come spiega il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani: "Un’autonomia più forte a livello locale, fermi restando i Lep, non significa spaccare il Paese, perché sarà agganciata anche a uno Stato più forte a livello centrale". Una concessione alla Lega, insomma, ma senza cedere troppo.
Il segnale che si vuol lanciare è quello che non si intende perder tempo, specie dopo il risultato delle amministrative, favorevole alla coalizione di governo: la richiesta fatta alla ministra per le Riforme, Elisabetta Casellati, è quella di avere un progetto di riforma entro luglio.

E il testo del disegno di legge sul premierato sarà probabilmente esile, di pochi articoli. L’idea è di fare marciare le due riforme assieme, anche se il testo sull’autonomia, che non implica una riforma della Costituzione, è già in fase più avanzata: è al vaglio della commissione Affari costituzionali del Senato e oggi ci saranno le penultime audizioni, su un totale di una cinquantina previste.


Di certo, il premierato è una carta messa sul tavolo con la convinzione — suffragata da numerosi contatti parlamentari — di poter coinvolgere anche una parte dell’opposizione. Forse non Pd e 5Stelle, che dopo le “consultazioni” con Meloni si erano chiusi a riccio. Ma il Terzo polo, o comunque i partiti che lo compongono sì. E Mariastella Gelmini, vicepresidente di Azione, conferma che si può ragionare: "Noi siamo contrari al presidenzialismo, perché non riteniamo si debba incidere su una figura quale il Capo della Stato che è quella su cui gli italiani si riconoscono di più. Però — dice Gelmini — concordiamo sulla necessità di dare stabilità ai governo, e quindi sul rafforzamento dei poteri del premier". Un varco si è già aperto.