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2 giugno, Mattarella difende la Costituzione. La Destra al debutto

(ansa)

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Meloni brinda “alla Repubblica” con il presidente che ricorda: “Stato nato dalla Liberazione”. Lo show del nuovo potere e la processione davanti ai nuovi vertici Rai
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ROMA - La frase che riecheggia con più frequenza: "Dobbiamo parlare". Per il resto è tutto un risuonare di "complimenti". Al ricevimento nei giardini del Quirinale per la festa della Repubblica, il primo dopo il Covid - l’ultimo fu nel 2019, c’era Giuseppe Conte premier - la nuova classe dirigente della destra è padrona del campo. È la sua prima volta. Un’esibizione di forza.


Il presidente Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni brindano "alla Repubblica" sulla terrazza, poi si affacciano sui tetti di Roma. Rosseggia. "Quello è il mio ufficio a Montecitorio", le indica la premier, giunta in tempo dalla Moldavia. Il presidente della Repubblica, poco prima, parlando ai diplomatici, aveva detto che "il 2 giugno è la Festa degli italiani, i cui principi sono custoditi nella Carta costituzionale". La Carta come "riferimento sicuro". "Garantisce la libert&agra…

ROMA - La frase che riecheggia con più frequenza: "Dobbiamo parlare". Per il resto è tutto un risuonare di "complimenti". Al ricevimento nei giardini del Quirinale per la festa della Repubblica, il primo dopo il Covid - l’ultimo fu nel 2019, c’era Giuseppe Conte premier - la nuova classe dirigente della destra è padrona del campo. È la sua prima volta. Un’esibizione di forza.


Il presidente Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni brindano "alla Repubblica" sulla terrazza, poi si affacciano sui tetti di Roma. Rosseggia. "Quello è il mio ufficio a Montecitorio", le indica la premier, giunta in tempo dalla Moldavia. Il presidente della Repubblica, poco prima, parlando ai diplomatici, aveva detto che "il 2 giugno è la Festa degli italiani, i cui principi sono custoditi nella Carta costituzionale". La Carta come "riferimento sicuro". "Garantisce la libertà e definisce diritti e doveri nella nostra comunità". E poi aveva usato più volte la parola pace, parlando della guerra in Ucraina. "Assistiamo con interesse e attenzione a tentativi di individuare sentieri di dialogo per giungere alla pace".

In mattinata, dopo aver nominato 25 cavalieri del lavoro, parlando ai prefetti, aveva ricordato che spesso gestiscono "situazioni di marginalità", "disagio sociale", "fragilità". Oggi i giardini si apriranno per i disabili e il mondo del volontariato. In un’intervista a Paolo Pagliaro per Postenews ha ricordato che "lo Stato è nato dalla Liberazione". Il Paese come comunità, questà è l’idea del padrone di casa, omaggiato con affetto dai presenti. È anche l’idea della destra?


Giorgia Meloni è l’altra protagonista. Si formano piccoli capannelli in suo onore. Mario Monti la omaggia con deferenza. La premier è di buon umore. "Ci vediamo", dice al governatore di Bankitalia Ignazio Visco. "Mi piacerebbe fare due chiacchiere con lei", propone al politologo Ernesto Galli della Loggia. Il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, le presenta la moglie: "Che bella!", commenta. "Sei sicura, vero?", dice a lei. Romeo accetta la battuta con una risata. Passa Enrico Vanzina: "Aho, te trovo in forma smagliante".

Scorge Bocelli con la moglie: "Ve voglio bene!". Il sindacalista Pierpaolo Bombardieri chiede di essere salutato: "Sì, ma non me fate polemica pure qua, eh". Bacio sulla guancia con Landini. Il marito della premier, Andrea Giambruno, assiste alla scena. Accanto, in un crocchio, Gianni Letta tiene banco. Ci sono Lino Banfi, Alberto Angela, Sofia Goggia, Pilar Fogliati, Paola Cortellesi, Marco Bellocchio, Roberto Andò, Francesco Piccolo, Giovanni Malagò. Poi una cronista grida: "È arrivato Di Maio!".


Per la segretaria del Pd Elly Schlein è la prima volta. Lei e Meloni non si incrociano. "Una bella prima", dice Schlein. Chiacchiera con il portavoce della premier, Mario Sechi, poi con Sigfrido Ranucci di Report, quindi incontra la coppia Francesco Boccia-Nunzia De Girolamo. Quest’ultima ha finito le sigarette elettroniche, Schlein gliene offre una. "Tra loro c’è feeling", garantisce Boccia. Ma per il resto la sinistra appare minoritaria anche qui.

Lorenzo Guerini e Dario Franceschini discutono del voto del loro gruppo in Europa sulla guerra, "in tre modi diversi", si lamenta l’ex ministro della Difesa Guerini. Proprio in quel momento spunta Massimo D’Alema con la moglie. A un certo punto si forma uno strano terzetto: Schlein, Salvini e il presidente dell’Anci, Antonio De Caro, che in tanti già vedono come futuro governatore della Puglia. Il ministro Pichetto Fratin osserva la scena e dà il pugnetto a Vittorio Sgarbi: "Tra noi comunisti". È la destra ridanciana.


"Ti ricordi la nostra prima volta nell’81? Noleggiammo il vestito nella tintoria a Monti", dice Barbara Palombelli al marito, Francesco Rutelli. "Arrivammo in bicicletta". Si sono formate file davanti al presidente Rai Roberto Sergio e all’ad Giampaolo Rossi. Omagiatissimi i nuovi direttori. "Sarà una bella esperienza", dice l’ex ad Fabrizio Salini al neo direttore del Tg2, Antonio Preziosi. Matilde Bernabei, moglie di Giovanni Minoli, si assicura con il neo direttore dei Gr, Francesco Pionati, che il grande padre di Mixer mantenga il suo spazio. Pionati: "Nun c’è problema, i miti non si discutono". I romanisti ce l’hanno con Matteo Salvini, perché di Roma-Siviglia ha visto solo i rigori, e quindi portato sfortuna. È tornato anche il renzianissimo Ernesto Carbone, quello del ciaone, ora eletto al Csm.


La star segreta però è Mario Draghi. L’aura dell’ex premier è intatta. Sgarbi gli dice: "Mario, sei in transizione". Draghi: "No, stabile". Fabio Rampelli si guarda intorno soddisfatto. La destra ha conquistato il salotto buono. "Ma non è mica la prima volta che siamo al potere", fa il modesto uno dei fondatori di Fratelli d’Italia. Sa benissimo che questa è un’altra storia. La scena clou della serata è l’ex ministro della Difesa Guerini che dice a Franceschini: "Vado a prendere posto alla parata, sennò questi domattina non mi lasciano neanche uno strapuntino".