✕

Castelletti: "Il Paese sta andando a destra. Ma oltre Brescia e Vicenza per il centrosinistra c'è vita"

Laura Castelletti 
La neosindaca della città lombarda: "Bisogna investire nelle idee e nelle progettualità. Le alleanze non si improvvisano"
3 minuti di lettura

BRESCIA - Ha chiuso la giunta 48 ore fa ed è carica: "Qui va tutto benissimo, siamo al lavoro, ma ovviamente vedo anche quello che succede intorno a noi...". Il riferimento è alle elezioni comunali, alla batosta rimediata dal centrosinistra, alla débacle del Pd intorno alla quale è nata una discussione politica, interna ed esterna. Su questo punto Laura Castelletti, neosindaca di Brescia - unica città oltre a Vicenza dove il centrosinistra ha vinto - mette le mani avanti per motivare la sua cautela: "Non sono un'iscritta o una militante del Pd. Vorrei non entrare nelle dinamiche di un partito. Io sono una civica eletta con una coalizione larga nata intorno a un progetto condiviso e che qui battuto la destra nettamente, al primo turno".

A Brescia lei ha ottenuto un risultato straordinario. Come vede il quadro post-elezioni?
"Il dato uscito dalle urne è chiaro e netto: l'onda, nel Paese, sta andando a destra. Qu…

BRESCIA - Ha chiuso la giunta 48 ore fa ed è carica: "Qui va tutto benissimo, siamo al lavoro, ma ovviamente vedo anche quello che succede intorno a noi...". Il riferimento è alle elezioni comunali, alla batosta rimediata dal centrosinistra, alla débacle del Pd intorno alla quale è nata una discussione politica, interna ed esterna. Su questo punto Laura Castelletti, neosindaca di Brescia - unica città oltre a Vicenza dove il centrosinistra ha vinto - mette le mani avanti per motivare la sua cautela: "Non sono un'iscritta o una militante del Pd. Vorrei non entrare nelle dinamiche di un partito. Io sono una civica eletta con una coalizione larga nata intorno a un progetto condiviso e che qui battuto la destra nettamente, al primo turno".

A Brescia lei ha ottenuto un risultato straordinario. Come vede il quadro post-elezioni?
"Il dato uscito dalle urne è chiaro e netto: l'onda, nel Paese, sta andando a destra. Questo ci deve fare riflettere. Anche sulle cose positive, però. Quelle che funzionano. A Brescia e a Vicenza si sono seguiti modelli azzeccati".

Oltre a Brescia e Vicenza c'è vita per il centrosinistra?
"Certo che c'è. A Padova, a Verona, a Bergamo, a Mantova, a Cremona, a Milano...C'è vita sì, bisogna solo farla crescere. Continuare a investire nelle idee, nella progettualità".

C'è una ricetta-Brescia?
"No, se ci fosse la proporrei volentieri al centrosinistra, ma non è così. Però forse, con la mia vittoria, posso dare uno spunto. Le candidature non si improvvisano. E nemmeno le alleanze. Prima ci vuole un'idea comune, un'idea condivisa, una costruzione che metta insieme, che unisca. Parlo di visione di città, nel mio caso, o di Paese, se ragioniamo sul piano nazionale".

Lei a Brescia ha messo insieme Pd, Terzo Polo, liste civiche, movimenti. Una cosa quasi impensabile a livello nazionale.
"È stata una sfida vinta, in controtendenza. La mia non è una storia di partito, sono una civica pura. Resto convinta che per vincere ci voglia radicamento territoriale, passione per la politica intesa non come un'agenzia di collocamento ma come servizio per i cittadini, e poi certo, identità, condivisione di valori ma con una naturale inclinazione a parlare a tutti".

Che vuole dire?
"Se il centrosinistra vuole vincere la smetta di parlare solo al suo elettorato: parli all'elettorato del Paese. Bisogna allargare gli orizzonti, dialogare, mettere insieme. La domanda che ci si deve fare è: all'elettore è arrivata una proposta vera? Qual è il progetto di Paese del centrosinistra? Io vedo tante proposte frammentate, non un progetto unico e chiaro".

Sulle alleanze lei cosa pensa?
"Che devono nascere, appunto, su un'idea e un progetto realmente in comune. Devi mettere al centro l'idea, poi la coalizione sceglie il candidato. Ma dopo, non prima".

Campo largo o campo stretto?
"Il campo si allarga o si stringe a seconda del progetto. Io sono, è chiaro, per allargare".

Con la sconfitta del centrosinistra alle comunali si è aperto il processo a Elly Schlein, dopo appena due mesi di lavoro. Che ne pensa?
"Non mi piacciono i processi al lavoro degli altri. Processare un leader politico dopi due mesi di lavoro poi è curioso. Uno deve avere il tempo. Nessuno ha la bacchetta magica e anche chi c'è stato prima di Schlein non mi sembra abbia collezionato solo vittorie".

Lei ha risposto alle critiche dicendo di lasciarla lavorare e che è lì per restare.
"Una risposta naturale. Peraltro diciamo una cosa: il percorso di queste elezioni non è che è stato costruito in due mesi, come minimo è da un anno che lo hanno costruito. E chi lo ha fatto?".

Schlein rischia qualcosa?
"Dovete chiederlo a lei e al suo partito. Tutto questo dibattito mi pare riguardi dinamiche interne al Pd. Non ci voglio entrare. Vale anche per il Terzo Polo".

Bersani dice che gli elettori del Pd non sono scomparsi, ma demotivati. Che bisogna costruire l'alternativa alla destra.
"Ripeto: non sono del Pd, sono una civica di centrosinistra. A me può interessare sapere come il Pd intende confrontarsi con altre forze politiche, che progetto propone. In politica è molto importante anche il metodo. Se il metodo è sbagliato i risultati non arrivano, vedi Regione Lombardia...".

In che senso?
"È stato l'esempio da non seguire. Da 30 anni in Lombardia il centrosinistra lavora sul candidato e non su una proposta condivisa e aggregante davvero alternativa a quella della destra. E da 30 anni, infatti, non vince. C'è un errore di metodo. Avanti così vincerà sempre la destra".

Quali sono i temi su cui deve andare il centrosinistra?
"Deve stare sui reali bisogni dei cittadini. Temi direi questi: questione ambientale; la longevità del Paese - ci sono over 65 che danno un contributo fondamentale, vanno ascoltati, seguiti; i giovani; infrastrutture-trasporti; sviluppo economico e, non in ordine di importanza, l'immigrazione. Questo governo che parla di difesa della famiglia e dei bambini non sta facendo niente: non c'è nessuna politica sui migranti, arrivano minori non accompagnati e ricadono sulle spalle delle amministrazioni locali".