“Non usate il Pnrr per le armi a Kiev”: così il Pd si divide sull’ok al piano Ue
di Giovanna VitaleROMA - Non poteva che finire così. Il Parlamento europeo approva a larga maggioranza il regolamento Ue che punta ad aumentare la capacità produttiva di munizioni da destinare all’Ucraina e agli arsenali continentali rimasti ormai a secco. Boccia gli emendamenti presentati dal gruppo socialista per escludere i fondi del Pnrr dalle fonti di finanziamento (che comunque l’Italia non utilizzerà, garantisce nel frattempo il ministro Fitto in Senato). E il Pd, già dilaniato al suo interno, si spacca: dieci votano sì, uno no, quattro si astengono. Istantanea di un partito che, complice l’incertezza della segretaria nazionale, non riesce a tenere la barra dritta sugli aiuti militari da fornire a Zelensky per difendersi dall’aggressione di Putin.
Quel che si temeva alla vigilia si è dunque verificato. Per due giorni di seguito Elly Schlein aveva incontrato da remoto i suoi eurodeputati per cercare una soluzione in grado di scon…
ROMA - Non poteva che finire così. Il Parlamento europeo approva a larga maggioranza il regolamento Ue che punta ad aumentare la capacità produttiva di munizioni da destinare all’Ucraina e agli arsenali continentali rimasti ormai a secco. Boccia gli emendamenti presentati dal gruppo socialista per escludere i fondi del Pnrr dalle fonti di finanziamento (che comunque l’Italia non utilizzerà, garantisce nel frattempo il ministro Fitto in Senato). E il Pd, già dilaniato al suo interno, si spacca: dieci votano sì, uno no, quattro si astengono. Istantanea di un partito che, complice l’incertezza della segretaria nazionale, non riesce a tenere la barra dritta sugli aiuti militari da fornire a Zelensky per difendersi dall’aggressione di Putin.
Quel che si temeva alla vigilia si è dunque verificato. Per due giorni di seguito Elly Schlein aveva incontrato da remoto i suoi eurodeputati per cercare una soluzione in grado di scongiurare la frattura. L’idea — legare il voto favorevole del Pd alla modifica del regolamento che concede agli Stati membri la facoltà di coprire la spesa per gli armamenti con le risorse del Recovery — prima di naufragare in aula era stata contestata dal grosso della truppa. Convinta che astenersi, ossia la posizione a lungo accarezzata dall’inquilina del Nazareno, avrebbe rappresentato un cambio di linea, e un cedimento sul sostegno all’Ucraina, rispetto alla fermezza assunta dai Dem fin dal giorno uno dell’invasione russa.
Fatto sta che l’assenza di indicazioni chiare da parte di Schlein — la quale a 24 ore dalla seduta s’era limitata, , a definire "inaccettabile l’utilizzo dei fondi del Pnrr e di coesione per produrre munizioni" suscitando il plauso social di Alessandro Orsini, il prof della Luiss sensibile alle ragioni putiniane — ha autorizzato i parlamentari pd a muoversi come meglio fosse parso e piaciuto. Tant’è che Franco Roberti, Pietro Bartolo, Achille Variati e Camilla Laureti, fedelissima della segretaria, alla fine si sono sfilati. Mentre l’indipendente Massimiliano Smeriglio si è schierato contro. Certificando le divisioni della delegazione italiana in seno al gruppo S&D su una materia, la sicurezza europea, a dir poco sensibile.
Talmente imbarazzanti da obbligare i “pompieri” a scendere in campo per minimizzare l’accaduto: "Nessuna preoccupazione per i quattro voti di astensione espressi a titolo personale da alcuni colleghi", getta acqua sul fuoco Pina Picierno. "Oggi si conferma la nostra ferma volontà di sostenere una pace giusta per l’Ucraina, di permettere al suo popolo di difendersi e di arrivare integri a un tavolo negoziale".
Intanto però la crepa nel fianco dem offre ai potenziali alleati il gladio per affondare il colpo. "In Europa il Pd vota sì all’emendamento per non impiegare il Pnrr nel riarmo. L’emendamento non passa, ma poi votano sì al regolamento finale assieme alle destre: un comportamento incomprensibile" tuona il capogruppo grillino in Senato Stefano Patuanelli. Sulla barricata opposta Riccardo Magi di +Europa: "Spiace vedere una forza responsabile come il Pd abboccare alla propaganda pacifinta di Conte e del M5S". Mentre il renziano Enrico Borghi ironizza: "Su sicurezza e difesa europea il Pd vota in tre modi diversi. Si gioca la tripla — 1 X 2 — per non scegliere".
Ma il fronte pro-Schlein è deciso a non mollare. E a trasferire nel Parlamento italiano la battaglia per impedire l’acquisto di armi con i fondi del Recovery. Come il governo Meloni potrebbe voler fare visto che il centrodestra a Bruxelles ha affossato l’emendamento pd finalizzato a escluderne l’impiego. Nel question time al ministro Fitto la domanda del senatore Alessandro Alfieri è dritta: l’esecutivo intende o no "esprimere subito e con chiarezza la contrarietà all’utilizzo delle risorse del Pnrr per la produzione di munizioni?". La risposta di Fitto è altrettanto netta: questa eventualità "non è assolutamente all’ordine del giorn".
Ma il capogruppo dem Francesco Boccia non si fida. E in replica fa notare la contraddizione fra il voto dei sovranisti in Europa e le dichiarazioni del ministro a Roma. Ragion per cui "è necessario approvare un atto di indirizzo che faccia diventare irreversibile l’impegno assunto oggi da Fitto". Su questo Schlein è irremovibile: "Sì al sostegno pieno all’Ucraina, ma i soldi del Pnrr devono andare ai progetti per far ripartire il Paese".