Pnrr e Difesa, blitz del governo per allentare norme e controlli
di Giuseppe Colombo e Antonio FraschillaROMA - Un tentativo di rivedere l’organigramma del ministero della Difesa. Per consentire al titolare Guido Crosetto di avere maggiore agibilità nelle nomine, aprendo anche ai civili per i ruoli apicali del dicastero, oggi occupati tutti da generali.
Un blitz, attaccano dall’opposizione, arrivato con un emendamento del governo, presentato in piena notte durante la votazione, nelle commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera, del decreto sulla Pubblica amministrazione. Il tutto a pochi giorni dal richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a non snaturare i decreti, inserendo materie differenti.
Alla fine, dopo le polemiche di Pd e Movimento 5 stelle, il ministro Crosetto fa ritirare la norma che però, assicura, sarà ripresentata al più presto perché "rientra nel Libro bianco di riforma del ministero" ed era già "nelle linee programmatiche della ministra grillina Elisabetta Trenta".…
ROMA - Un tentativo di rivedere l’organigramma del ministero della Difesa. Per consentire al titolare Guido Crosetto di avere maggiore agibilità nelle nomine, aprendo anche ai civili per i ruoli apicali del dicastero, oggi occupati tutti da generali.
Un blitz, attaccano dall’opposizione, arrivato con un emendamento del governo, presentato in piena notte durante la votazione, nelle commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera, del decreto sulla Pubblica amministrazione. Il tutto a pochi giorni dal richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a non snaturare i decreti, inserendo materie differenti.
Alla fine, dopo le polemiche di Pd e Movimento 5 stelle, il ministro Crosetto fa ritirare la norma che però, assicura, sarà ripresentata al più presto perché "rientra nel Libro bianco di riforma del ministero" ed era già "nelle linee programmatiche della ministra grillina Elisabetta Trenta". Resta però il tentativo, che viene letto dal centrosinistra e dai pentastellati come l’ennesima dimostrazione dell’insofferenza che la destra al governo ha nei confronti delle regole e degli organi terzi e indipendenti dalla politica. E resta lo scontro che si è acceso alla Camera.
"Il blitz del governo conferma la preoccupante deriva bellicista di questo esecutivo e la sua vicinanza alla lobby delle armi", dicono i capigruppo del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Difesa di Camera e Senato, il deputato Marco Pellegrini e il senatore Raffaele De Rosa. "Con il ritiro dell’emendamento presentato nel cuore della notte che cambiava l’ordinamento della Difesa del nostro Paese, il governo e la maggioranza di destra hanno ammesso il loro grave errore e lo hanno ritirato ma solo dopo il nostro intervento", chiosano i capigruppo dem delle commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera Simona Bonafè e Arturo Scotto.
Non finisce qui. C’è un altro emendamento contestato: è quello che cancella il controllo concomitante, cioè in corso d’opera, che la Corte dei conti esercita sul Pnrr. Palazzo Chigi, metà pomeriggio. Intorno a un tavolo sono seduti il ministro con la delega al Piano Raffaele Fitto, affiancato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e dal segretario generale di Palazzo Chigi Carlo Deodato. Di fronte una delegazione della magistratura contabile, guidata dal presidente Guido Carlino. I giudici ribadiscono la contrarietà alla proroga dello scudo erariale, la norma che limita le contestazioni per danno erariale ai soli casi di dolo e inerzia, garantendo un colpo di spugna sulla colpa grave. Gli esponenti del governo ascoltano, ma tirano dritto.
A un centinaio di metri, a Montecitorio, la maggioranza esegue: passa l’emendamento al decreto Pa che allunga la validità dello scudo al 30 giugno del 2024. E che limita i poteri di verifica della Corte sul Pnrr. La riunione termina con la promessa di un tavolo comune per rivedere la disciplina della responsabilità erariale e del controllo concomitante. Ma sullo sfondo restano le scorie. E le parole, pronunciate poche ore prima, dal presidente della Corte dei conti in Parlamento. Quindi il no "alla limitazione della responsabilità" perché va in contrasto con le norme europee. E anche se lo stop al controllo concomitante non "può essere considerato un bavaglio", Carlino sottolinea che lo stesso controllo può dare una spinta al Pnrr. Poteva.