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Italia osservata speciale. I limiti alla magistratura ci accomunano a Orbán

Giorgia Meloni e il premier ungherese Viktor Orban  

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Per Bruxelles la norma sulla Corte dei Conti richiama l’operato di esecutivi come quelli di Budapest e Varsavia. Un “downgrading” rispetto a Francia e Germania
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BRUXELLES - L'Italia rischia di diventare come l'Ungheria e la Polonia. Una osservata speciale sullo Stato di diritto. Perché il provvedimento sulla Corte dei conti sta provocando un certo allarme a Bruxelles. Come già specificato nell'ultima relazione presentata a questo proposito due mesi fa dal Commissario alla giustizia Reynders, gli interventi che in qualche modo limitano l'azione della magistratura provocano delle reazioni da parte della Commissione.

Le parole pronunciate ieri dal principale portavoce della Commissione europea, infatti, stanno aprendo una voragine di interrogativi. Che si concentrano però sulla affidabilità del governo Meloni. Anche il voto di giovedì scorso sulla futura presidenza di turno dell'Ue da parte dell'Ungheria ha mostrato che il partito della presidente del consiglio si schiera sistematicamente in difesa dei sovranisti e in particolare di Viktor Orbán. Modificare i poteri della magistr…

BRUXELLES - L'Italia rischia di diventare come l'Ungheria e la Polonia. Una osservata speciale sullo Stato di diritto. Perché il provvedimento sulla Corte dei conti sta provocando un certo allarme a Bruxelles. Come già specificato nell'ultima relazione presentata a questo proposito due mesi fa dal Commissario alla giustizia Reynders, gli interventi che in qualche modo limitano l'azione della magistratura provocano delle reazioni da parte della Commissione.

Le parole pronunciate ieri dal principale portavoce della Commissione europea, infatti, stanno aprendo una voragine di interrogativi. Che si concentrano però sulla affidabilità del governo Meloni. Anche il voto di giovedì scorso sulla futura presidenza di turno dell'Ue da parte dell'Ungheria ha mostrato che il partito della presidente del consiglio si schiera sistematicamente in difesa dei sovranisti e in particolare di Viktor Orbán. Modificare i poteri della magistratura, allora, richiama esattamente l'operato di esecutivi nazionalisti e in parte antieuropeisti come quelli di Budapest e di Varsavia.

La frase pronunciata durante il briefing quotidiano della Commissione è piuttosto eloquente: "Noi monitoreremo con grande attenzione cosa prevede la bozza di legge al riguardo della Corte dei Conti". Questo non vuole dire che "l'Italia non abbia in campo un sistema solido", ma ogni misura che limita l'azione indipendente della magistratura è automaticamente messa sotto la lente di ingrandimento delle Istituzioni comunitarie. E di fatto ci colloca sullo stesso gradino di Ungheria e Polonia. Un vero e proprio "downgrading" rispetto ai nostri alleati storici di Francia e Germania.

Già nell'ultimo report sullo stato di salute della Giustizia, si faceva notare che "il livello di indipendenza della magistratura percepito in Italia resta basso tra i cittadini ed è invece medio tra le imprese. Complessivamente, nel 2022 il 37 % della popolazione in generale e il 40 % delle imprese percepiscono il livello di indipendenza della magistratura come piuttosto o molto soddisfacente". Un richiamo ben presente ai vertici dell'esecutivo comunitario. E che si riflette nel primo giudizio che viene assegnato alla nuova norma sulla Corte dei Conti. Si tratta, insomma, di una sorta di effetto-domino sui criteri di giudizio sul nostro Paese: rischiano di venire associati ai due alleati più critici dal punto di vista della tenuta democratica.

La limitazione dei controlli preventivi della magistratura contabile non viene poi letta solo in relazione alla valutazione dello Stato di diritto, ma anche in rapporto alla corretta applicazione del Pnrr. Come noto, infatti, l'Italia è in ritardo nel raggiungimento degli obiettivi e nella definizione delle modifiche da apportare al Piano. Il sospetto che si fa largo negli uffici della Commissione che l'intervento del governo sulla Corte dei Conti sia mirato a nascondere le difficoltà nell'attuazione delle "milestones". Liberare le procedure dai controlli di certo velocizza l'iter ma lo rende anche più penetrabile.

Anche in questo caso è sempre il Report sulla Giustizia che sembra tracciare i binari delle valutazioni europee. "Permangono punti critici di vulnerabilità - si rimarcava nell'ultima formulazione - nella gestione dei fondi pubblici e riguardo alla capacità di perseguire efficacemente la corruzione estera". Esattamente uno dei nodi che si stringe intorno all'utilizzazione dei soldi del NextGenerationEu.

Senza contare che in effetti Palazzo Chigi conferma l'intenzione di presentare le correzioni al Pnrr ad agosto. Con il rischio che tutte le tranche di finanziamenti a quel punto debbano slittare e con il pericolo che i controlli preventivi siano sostanzialmente inesistenti o approssimativi. Ancor di più con la ridefinizione dei poteri della Corte dei conti.

Insomma un complesso di preoccupazioni che destano allarme. "Nel bel mezzo dello stallo - osserva Irene Tinagli, presidente della Commissione Affari economici del Parlamento europeo - il governo ha deciso di bloccare il controllo concomitante della Corte dei conti sul Pnrr, il cui operato è necessario per garantire un'accelerazione del piano. La corte infatti va a correggere gli eventuali errori "in itinere" in modo da identificare subito strozzature, problemi, e non incorrere in successivi stop".

Lo scontro Roma-Bruxelles è appena iniziato. E difficilmente si chiuderà prima delle prossime elezioni Europee.